Siria, Daraa: i negoziati “crollano”, ancora scontri e bombardamenti

Pubblicato il 30 agosto 2021 alle 11:18 in Medio Oriente Siria

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Le tensioni tra l’esercito siriano e gli abitanti di Daraa, governatorato situato nel Sud della Siria, continuano. Fonti locali hanno riferito che l’intesa negoziata dalla Russia è “crollata” dopo che Damasco ha imposto nuove condizioni, tra cui la creazione di postazioni militari all’interno di Daraa al-Balad.

Nella giornata del 29 agosto, le truppe filogovernative della Quarta divisione hanno circondato, da tre assi, Daraa al-Balad, distretto meridionale posto sotto il controllo di ex gruppi dell’opposizione, bombardando quartieri e scontrandosi via terra con la popolazione locale fino a tarda sera. Secondo quanto hanno riferito fonti locali, almeno 6 persone hanno perso la vita in quello che è stato definito uno degli attacchi più letali degli ultimi mesi. Ciò è giunto dopo che l’ultimo incontro, svoltosi il 28 agosto, tra i notabili di Daraa e i funzionari di Damasco, non ha portato ad alcun risultato. Il portavoce ufficiale del Comitato delle negoziazioni, l’avvocato Adnan al-Masalemah, ha riferito al quotidiano al-Arabiya che l’accordo mediato da Mosca può considerarsi crollato.

In particolare, stando a quanto riportato da più fonti, il governo legato al presidente Bashar al-Assad ha chiesto ai delegati della regione meridionale di consegnare altri 50 giovani di Daraa al-Balad, ex membri dell’opposizione, per porre fine al proprio assedio. Il Comitato, però, ha respinto la richiesta, evidenziando come, nei giorni precedenti, siano stati già allontanati i residenti inclusi nella lista di Damasco e coloro che si oppongono all’ingresso delle forze siriane, mentre la Quarta divisione continua ad accerchiare e a lanciare attacchi contro la regione. Ciò ha portato alle violenze e alle manifestazioni del 29 agosto. Secondo al-Masalemah, l’insistenza da parte del governo sulle proprie condizioni non porterà alla tregua, ma solo a rinnovate tensioni.

Da settimane, l’esercito di Assad, oltre a voler ripristinare posti di blocco all’interno del governatorato, ha chiesto ai cittadini di Daraa di consegnare ogni tipo di arma in loro possesso, mentre i “dissidenti” che non hanno espletato il servizio militare e che non desiderano abbandonare la regione dovrebbero essere posti in un centro di reinsediamento o presso “unità militari”, o, ancora, rispediti nel governatorato Nord-occidentale di Idlib. Tra le ultime richieste avanzate da Damasco, stando a quanto dichiarato da fonti locali, vi sarebbe altresì il riconoscimento dell’esercito siriano come responsabile della sicurezza di tutta la Siria e il riconoscimento di Bashar al-Assad come presidente legittimo. I giovani di Daraa al-Balad, da parte loro, continuano a rifiutarsi di consegnare armi individuali, ritenute essere necessarie per difendere le proprie famiglie.

Per oltre 65 giorni, l’esercito di Assad ha assediato Daraa al-Balad, impedendo l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. Ciò ha provocato crescenti scontri, definiti i peggiori degli ultimi tre anni. Quanto accaduto nelle ultime settimane è giunto dopo che i residenti della città si sono rifiutati di partecipare alle elezioni presidenziali del 26 maggio, alle quali Assad ha ricevuto un quarto mandato, vincendo con il 95,1% dei voti. Dal canto suo, Salah Malkawi, ricercatore giordano specializzato in affari siriani, ha affermato che alla base delle recenti tensioni vi è l’accordo raggiunto da Damasco e i gruppi di opposizione nell’estate 2018. Per il ricercatore, non si è trattato di un patto di natura politica o militare, ma soltanto di sicurezza e il suo crollo ha portato a un peggioramento della situazione.

L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, dove alcuni giovani ribelli scrissero su un muro uno dei primi slogan antiregime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad. Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Suweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia. 

Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito di Assad non ha dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. 

Quanto accade a Daraa si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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