L’Estonia nega il visto ad un diplomatico russo

Pubblicato il 30 agosto 2021 alle 19:28 in Repubbliche Baltiche Russia

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Il Ministero degli Esteri dell’Estonia ha annunciato, lunedì 30 agosto, di aver negato il visto ad un diplomatico russo come risposta all’espulsione di un funzionario estone presso l’Ambasciata a Mosca.

A riportare la notizia, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. In una nota ministeriale, il suddetto Dipartimento estone ha ribadito l’intenzione di porre fine alle tensioni diplomatiche, culminate con reciproche espulsioni di personale diplomatico. “Il Ministero degli Esteri desidera porre fine alla situazione e spera che, nonostante la sua azione asimmetrica, la Federazione Russa si astenga da un’ulteriore escalation della situazione”, si legge nel comunicato ufficiale, citato da Reuters. L’espulsione del diplomatico estone che ha portato Tallinn a negare il visto al funzionario russo è avvenuta il 3 agosto.

In tale occasione, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa aveva convocato l’ambasciatore dell’Estonia a Mosca, Margus Laidre, per informarlo che sarebbe stato espulso un dipendente della missione nella capitale russa. Attraverso tale misura, applicata sulla base del principio di reciprocità, il Cremlino intendeva mandare un chiaro segnale a Tallinn, esortandola a “non complicare ulteriormente” la situazione relativa all’espulsione dei diplomatici perché le misure ritorsive di Mosca potrebbero essere “decisive”. Più tardi, il Ministero degli Esteri dell’Estonia aveva riferito di non aver ancora stabilito quali contromisure prendere per contrastare le azioni di Mosca. Pertanto, è possibile affermare che quanto accaduto il 30 agosto rappresenta la linea che l’Estonia ha deciso di adottare per rispondere alle azioni di Mosca.

Da parte sua, la Russia aveva ribadito che l’espulsione del 3 agosto altro non era che una contromisura speculare per condannare quanto accaduto il 15 luglio. In tale data, il Ministero degli Affari Esteri dell’Estonia aveva annunciato l’espulsione di un diplomatico russo dall’Ambasciata a Tallinn. Anche in quel caso, però, la misura presa dall’Estonia era una risposta a seguito di quanto accaduto il 7 luglio, quando il Cremlino aveva annunciato l’espulsione del console estone, Mart Lyatt, per “spionaggio”. Il diplomatico di Tallinn era stato colto in fragrante dall’intelligence moscovita mentre un cittadino russo gli consegnava documenti “classificati”. Le autorità russe avevano definito tale attività un “gesto ostile”. Dall’altra parte, la portavoce del Ministero degli Esteri di Tallinn, Aari Lemmik, aveva definito le accuse di spionaggio politico “completamente infondate”, aggiungendo che il fermo del diplomatico era “una provocazione” del Cremlino.

All’interno dell’Unione Europea, l’Estonia è tra i principali sostenitori del regime sanzionatorio contro la Russia. Inoltre, il Paese incoraggia attivamente l’espansione delle forze e delle infrastrutture della NATO nella regione baltica. A partire dal 2004, l’Alleanza Atlantica ha avviato una missione di polizia internazionale aerea per proteggere i cieli del Mar Baltico sopra le tre omonime Repubbliche, quali Lituania, Lettonia ed Estonia. L’operazione è stata annunciata poiché queste ultime non dispongono delle risorse militari necessarie per garantire il controllo dello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica nei pressi delle frontiere russe. I Paesi membri della NATO, a rotazione, schierano nei tre Stati il proprio contingente militare. Ad oggi, in Estonia, presso la base di Emari, l’Italia vi ha dispiegato il proprio arsenale. Dal punto di vista di Mosca, l’atteggiamento di Tallinn danneggia gli scambi bilaterali e le relazioni economiche tra i due Paesi. Nello specifico, le contromisure russe alle sanzioni dell’UE hanno causato notevoli lesioni alle industrie agricole e alimentari estoni. Le esportazioni tra Mosca e Tallinn riguardanti i suddetti settori sono diminuite di quasi il 70% rispetto al 2014.

In precedenza, tra il mese di maggio e aprile, Mosca e l’Occidente sembravano aver avviato una vera e propria guerra diplomatica, dove le armi utilizzate dagli Stati erano le continue espulsioni e le conseguenti misure ritorsive. Nello specifico, oltre alla Polonia, anche la Slovacchia, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, l’Ucraina, l’Italia e, infine, gli Stati Uniti avevano annunciato l’espulsione di diplomatici russi. Mosca aveva sempre risposto adottando misure speculari.

Un’ulteriore misura adottata dalla Russia per condannare l’Occidente è stata quella di pubblicare, il 14 maggio, la lista dei “Paesi impegnati in atti ostili” contro Mosca. L’elenco, ad oggi, include solo due Paesi: gli Stati Uniti e la Repubblica Ceca. Sono numerose le ripercussioni per Washington e Praga, come il fatto che sarà la Russia a determinare il numero di personale delle missioni diplomatiche estere dei suddetti Paesi. Il decreto impedisce categoricamente agli Stati Uniti di sottoscrivere contratti lavorativi con persone situate in Russia, essendo il Paese al primo posto nella lista nera. Washington è obbligata a conformarsi alle disposizioni del documento russo entro il primo agosto.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

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