Israele- Palestina: un raro faccia a faccia tra Abbas e Gantz

Pubblicato il 30 agosto 2021 alle 14:14 in Israele Palestina

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Il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, ha incontrato il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, nella sera del 29 agosto, nella cornice del primo bilaterale tra rappresentanti di alto livello israeliani e palestinesi dal 2010.

L’incontro si è svolto a Ramallah, in Cisgiordania, e, stando a quanto riportato da un membro del comitato centrale del movimento Fatah, Hussein al-Sheikh, stretto confidente di Abbas, le parti hanno discusso delle relazioni israeliano-palestinesi “in tutti in loro aspetti”. Parallelamente, anche l’ufficio di Gantz ha parlato del meeting del 29 agosto, riferendo che il ministro israeliano ha parlato con l’interlocutore palestinese di questioni relative a sicurezza, diplomazia, economia e affari civili. Nello specifico, l’ufficio del ministro israeliano ha affermato che sono state due le sessioni di colloqui. Alla prima hanno partecipato il funzionario di collegamento militare israeliano con i palestinesi, Ghassan Alian, il capo dell’intelligence dell’Autorità nazionale palestinese, Majid Faraj, e al-Sheikh. Nella seconda, invece, Gantz e Abbas hanno parlato in privato. Da parte israeliana, sarebbe stata espressa la disponibilità a mettere in atto una serie di misure volte a dare impulso all’economia dell’Autorità Palestinese in Cisgiordania. Non da ultimo, Gantz e Abbas hanno discusso della gestione della sicurezza e della realtà civile ed economica in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza e hanno infine concordato di “rimanere in contatto”.

Un funzionario palestinese, in condizioni di anonimato, ha affermato che Gantz e Abbas hanno parlato anche dei possibili passi da compiere per migliorare l’atmosfera. Ciò include la richiesta, da parte palestinese, di fermare le operazioni militari israeliane nelle aree della Cisgiordania occupata, consentendo l’unificazione delle famiglie con i parenti all’interno di Israele e permettendo a un maggior numero di lavoratori palestinesi di entrare nei territori israeliani. Alla luce di ciò, il faccia a faccia del 29 agosto è stato visto da alcuni come il segnale di un possibile cambio di direzione nelle relazioni tra israeliani e palestinesi. Tuttavia, il giorno successivo, il 30 agosto, un funzionario vicino al primo ministro Bennett ha minimizzato l’incontro, sottolineando che non vi saranno negoziati di pace e che i colloqui tra Abbas e Bennet hanno riguardato soltanto questioni in materia di sicurezza. Al momento, ha aggiunto il funzionario israeliano, non è stavo avviato alcun processo diplomatico.

Quello del 29 agosto è stato il primo incontro, dal 2010, tra il presidente dell’Autorità palestinese e un funzionario del governo israeliano e l’incontro pubblico di più alto livello tra le parti dal 2014. Questo è giunto a pochi giorni di distanza dalla visita del premier di Israele, Naftali Bennett, negli Stati Uniti, dove, il 27 agosto, ha incontrato il capo della Casa Bianca, Joe Biden. In tale occasione, il primo ministro ha promesso di sostenere il governo e l’economia dell’Autorità palestinese, ma ha ribadito il rifiuto di creare uno Stato palestinese indipendente. Washington, da parte sua, ha evidenziato la necessità di misure volte a “migliorare la vita dei palestinesi” e “l’importanza di astenersi da azioni che potrebbero esacerbare le tensioni, contribuire a un senso di ingiustizia e minare gli sforzi per ristabilire fiducia”.

Già a maggio scorso, il segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, aveva annunciato, durante l’incontro con il presidente Abbas a Ramallah, che il proprio Paese era interessato a ricucire le relazioni con l’Autorità e il popolo palestinese, sulla base del “rispetto reciproco”, e che avrebbe portato avanti le operazioni volte a riaprire il consolato generale a Gerusalemme. Intenzioni simili fanno seguito alla politica adottata dall’ex primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e sostenuta dal predecessore di Biden, Donald Trump, definita “dura” nei confronti dei palestinesi. Bennett è stato descritto come un integralista che si oppone all’indipendenza palestinese, al pari dei partner principali della variegata coalizione di governo. Ad ogni modo, il premier ha riferito di voler sostenere l’economia palestinese e l’espansione dell’autonomia per i palestinesi, oltre a rafforzare Abbas contro il gruppo palestinese Hamas, al potere a Gaza.

Proprio Hamas è stato al centro della violenta escalation verificatasi a maggio scorso, che ha visto scontrarsi il gruppo palestinese con le forze israeliane. Le tensioni hanno avuto inizio la sera del 10 maggio, dopo che Hamas aveva avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound di al-Aqsa, a Gerusalemme. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme e, nei giorni successivi, le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti. Solo alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore un cessate il fuoco.

Tuttavia, da allora le tensioni non si sono mai del tutto placate. Un segnale verso una possibile de-escalation è giunto il 19 agosto, quando Israele ha riferito di aver raggiunto un accordo con il Qatar e le Nazioni Unite, relativo a un meccanismo per inviare aiuti finanziari dallo Stato del Golfo alla Striscia di Gaza. Nella medesima giornata, le autorità israeliane hanno altresì autorizzato l’ingresso di ulteriori risorse e merci attraverso il valico di Kerem Shalom, precedentemente limitate al 30%.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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