Corea del Nord: attività nucleari preoccupano la IAEA

Pubblicato il 30 agosto 2021 alle 12:04 in Asia Corea del Nord

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L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) dell’Onu ha affermato che la Corea del Nord sembrerebbe aver riavviato il reattore nucleare di Yongbyon, che si ritiene abbia prodotto plutonio per le armi nucleari e che era stato al centro del programma nucleare Nord-coreano, in un rapporto annuale del 30 agosto.

I segnali di funzionamento del reattore da 5 megawatt (MW) dichiarati il 30 agosto sono stati i primi ad essere individuati dalla fine del 2018. La IAEA ha sostenuto che, sulla base di immagini satellitari commerciali, a partire da luglio 2021, vi siano stati più indizi della ripresa delle attività a Yongbyon. Tra queste vi sarebbe lo scarico di acque per il raffreddamento che farebbe concludere l’ipotesi che il reattore sia stato messo nuovamente in funzione. Il rapporto ha definito “estremamente preoccupanti” le nuove indicazioni sul funzionamento del reattore da 5 MW(e) e del laboratorio radiochimico di ritrattamento di Yongbyon.

La direttrice del progetto 38 North, con sede negli Stati Uniti e che monitora la Corea del Nord, Jenny Town, ha affermato che non c’è modo di sapere perché il reattore non funzionasse in precedenza, sebbene nell’ultimo anno siano stati effettuati lavori sul serbatoio dell’acqua per garantirne a sufficienza per i sistemi di raffreddamento. Town ha definito il tempismo “strano”, data la tendenza alle inondazioni prevista per i prossimi mesi, che potrebbero influire sul funzionamento del reattore. Nel 2020, 38 North aveva affermato che le alluvioni di agosto avrebbero potuto danneggiare i sistemi di pompaggio collegati a Yongbyon, dimostrando la vulnerabilità del sistema di raffreddamento del reattore nucleare di fronte ad eventi climatici estremi. Nel 2021, in Corea del Nord vi sono state alluvioni ma non vi sono state notizie di minacce al sito in questione.

Oltre a Yongbyon, la IAEA ha parlato anche di “indicazioni di attività minerarie e di concentrazione in una miniera e impianto di uranio a Pyongsan, e di attività in un sospetto impianto di arricchimento segreto a Kangson”.

La IAEA non ha avuto accesso alla Corea del Nord da quando Pyongyang ha espulso i suoi ispettori nel 2009. Il Paese aveva successivamente proseguito con il suo programma di armi nucleari e aveva ripreso i test nucleari, l’ultimo dei quali è stato condotto nel 2017. Ad oggi, le attività di monitoraggio sulla Corea del Nord da parte della IAEA avvengono a distanza e prevalentemente tramite immagini satellitari.

Nel 2018, gli USA avevano avviato una serie di iniziative per la denuclearizzazione della Corea del Nord, alla presenza dell’allora presidente statunitense, Donald Trump, e del leader Nord-coreano, Kim Jong Un. I due si erano incontrati per la prima volta il 12 giugno 2018 a Singapore, quando avevano concordato una reciproca collaborazione per smantellare il programma nucleare Nord-coreano in cambio della rimozione delle sanzioni internazionali che pesano su Pyongyang. Successivamente, il 28 febbraio 2019 si era tenuto il loro secondo incontro a Hanoi, in Vietnam, e, in tale occasione, Kim aveva proposto di smantellare Yongbyon in cambio della rimozione di una serie di sanzioni sui programmi riguardanti gli armamenti nucleari e i missili balistici. Trump aveva però respinto la proposta sostenendo che Yongbyon fosse solo una parte del programma nucleare Nord-coreano.

Da allora, dopo varie interruzioni e riprese, i tentativi di dialogo bilaterale si erano fermati a partire dal 21 gennaio 2020, quando il consigliere della missione Nord-coreana presso le Nazioni Unite, Ju Yong Chol, aveva dichiarato che nei due anni precedenti il proprio Paese aveva interrotto test nucleari e lanci di missili per andare incontro alle richieste degli USA, i quali, in risposta, avevano tenuto esercitazioni militari con la Corea del Sud e avevano insistito con il mantenimento delle sanzioni su Pyongyang. Di conseguenza, da allora, la Corea del Nord non si è più ritenuta vincolata a nessun accordo con gli USA e ha condotto più lanci missilistici nei mesi di marzo e aprile 2020.

Dopo l’insediamento di Biden alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso, il successivo 30 aprile, a conclusione di un processo di revisione delle politiche statunitensi nei confronti di Pyongyang, il presidente statunitense aveva dichiarato che non avrebbe cercato di concludere alcun “grande affare” con il leader Nord-coreano, seppur non rinunciando alla diplomazia. Al contempo, il 18 giugno, Kim Jong Un aveva affermato che il proprio Paese dovesse prepararsi sia allo scontro, sia al dialogo con gli USA, prestando particolare attenzione al primo scenario. Da allora Kim si è impegnato a rafforzare il deterrente nucleare del propria Paese, esortando il suo popolo a rimanere resiliente in una lotta per l’indipendenza economica di fronte alle pressioni degli Stati Uniti.

Finora, la Corea del Nord ha respinto le richieste di dialogo dell’amministrazione Biden chiedendo a Washington di abbandonare dapprima le proprie “politiche ostili” verso Pyongyang.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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