Algeria: possibili licenze per investire nel gas associato

Pubblicato il 30 agosto 2021 alle 6:33 in Africa Algeria

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L’Algeria potrebbe concedere licenze straordinarie per investire nel gas associato, derivante dalle estrazioni di petrolio. Obiettivo di Algeri è ridurre l’impatto ambientale del cosiddetto “gas flaring”, termine con cui si fa riferimento alla combustione, senza recupero energetico, del gas naturale in eccesso estratto insieme al petrolio.

A riportare la notizia è il quotidiano al-Arab, sulla base delle informazioni fornite dal Ministero algerino dell’Energia e delle Risorse minerarie. Già nei giorni scorsi, il governo di Algeri ha discusso delle condizioni per condurre attività volte a far sì che l’energia bruciata nel corso dell’estrazione di petrolio possa essere convertita in energia utile, da impiegare per rifornire centrali elettriche, produrre fertilizzanti e rispondere alle esigenze del mercato locale, riducendo, al contempo, lo spreco di gas dannoso per l’ambiente. A tal proposito, il Ministero, nel concedere licenze straordinarie, dovrà tener conto del divieto di gas flaring sia per le attività negli impianti a monte, sia in quelle a valle e presso i gasdotti adibiti al trasporto. Tuttavia, non è stato reso noto il volume di investimenti che l’Algeria intende attirare per i nuovi progetti.

Secondo il primo ministro e ministro delle Finanze algerino, Ayman Abdel Rahman, è necessario intensificare gli sforzi per ridurre l’impatto ambientale del gas flaring, rispettando le scadenze stabilite per mettere in regola impianti e attrezzature petrolifere. Al-Arab non riporta i dati ufficiali sulle quantità di gas associato prodotto dai giacimenti petroliferi algerini. Ad ogni modo, il Paese, per nove anni consecutivi, è stato incluso dalla Banca Mondiale tra i sette maggiori responsabili di gas flaring al mondo. In particolare, Algeria, Russia, Iraq, Iran, Stati Uniti, Venezuela e Nigeria producono il 40% del petrolio mondiale ogni anno, ma sono responsabili di circa i due terzi, pari al 65%, del gas flaring globale.

Come evidenziato da alcuni analisti, il Paese Nordafricano sta mostrando un interesse sempre maggiore ad attività di tal tipo, al fine di diversificare il proprio sistema economico e risolvere la crisi provocata dal forte calo delle esportazioni di petrolio. Sono proprio le entrate di gas e petrolio a rappresentare il 93% dei guadagni in valuta estera di Algeri. Tuttavia, obiettivo del presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, è raggiungere i 5 miliardi di dollari in esportazioni al di fuori del settore energetico tradizionale nell’anno in corso. Nel 2020, le esportazioni non petrolifere in Algeria hanno raggiunto quota 2,26 miliardi di dollari, una cifra lontana dai 23 miliardi derivanti dalle esportazioni di idrocarburi. Inoltre, è stata registrata una diminuzione del 12,59% rispetto al 2019, quando la quota ammontava a 2,58 miliardi di dollari.

In realtà, già nel 2011 è stato elaborato un programma, definito “ambizioso”, in materia di energie rinnovabili, successivamente rinnovato nel 2015, ma che non è stato ancora del tutto attuato. L’obiettivo prefissato è produrre 22.000 megawatt di energia da fonti pulite entro il 2030, da destinare principalmente al mercato locale, pur mantenendo l’opzione esportazione come obiettivo strategico, a condizione che la situazione del mercato lo consenta. 

L’Algeria è considerata tra i Paesi africani e mediterranei con il potenziale di energia rinnovabile più significativo, oltre che tra gli Stati che potrebbero essere in grado di mobilitare una buona quantità di risorse umane e finanziarie per sviluppare le risorse a disposizione. Algeri vanta una vasta gamma di energie rinnovabili, ma, secondo alcuni, il solare rappresenta la fonte più accessibile agli investitori, i quali ne controllano i costi, gli sviluppi tecnologici e i dati di mercato connessi. L’Algeria possiede uno dei più grandi giacimenti di energia solare al mondo, con una durata di insolazione da 2.000 a 3.900 ore all’anno e un irraggiamento giornaliero da 3.000 a 6.000 Wh / M2, l’equivalente di dieci volte il consumo globale. È proprio alla luce di queste statistiche particolarmente favorevoli allo sviluppo dell’energia fotovoltaica che il governo algerino ha deciso di avviare nel 2011 il programma di energia rinnovabile a lungo termine di 22.000 MW.

Parallelamente, la compagnia petrolifera statale algerina Sonatrach ha annunciato, nel mese di luglio scorso, di aver concluso un accordo con la società italiana Eni, per un progetto pilota volto a produrre idrogeno utilizzando energia elettrica generata da fonti energetiche rinnovabili, solare ed eolica. Il progetto pilota proposto prevede lo studio della possibilità di utilizzare l’acqua prodotta dai giacimenti petroliferi nel processo di elettrolisi per conservare le risorse idriche in Algeria. A tal proposito, i funzionari algerini sono ottimisti sull’impatto positivo dello sfruttamento dell’idrogeno sul tessuto industriale nazionale, prevedendo di raggiungere un tasso di integrazione di oltre l’80% nel 2030 rispetto ad oggi.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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