Israele bombarda obiettivi di Hamas a Gaza dopo le proteste al confine

Pubblicato il 29 agosto 2021 alle 19:08 in Israele Palestina Uncategorized

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Gli aerei da guerra di Tel Aviv hanno lanciato razzi nella Striscia di Gaza, nella mattinata di domenica 29 agosto, poche ore dopo che le truppe israeliane hanno sparato, lungo il confine, ai manifestanti palestinesi che protestavano contro l’occupazione dell’enclave. 

L’esercito israeliano ha riferito, in una dichiarazione, che i suoi velivoli hanno bombardato una “struttura di Hamas” nella Striscia di Gaza in risposta al “lancio di palloni incendiari” nel Sud di Israele e alle “violente proteste” organizzate per la seconda settimana consecutiva. I bombardamenti hanno colpito un terreno agricolo vicino alla città di Beit Hanoun, nel Nord della Striscia, provocando danni materiali ma nessun ferito, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa palestinese WAFA. Quattro missili sono stati poi sparati vicino ad una località a Sud di Gaza City, causando vasti incendi.  

Il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, ha commentato la vicenda con i giornalisti a Washington, poco prima di imbarcarsi su un volo per Israele. Il premier si trovava negli Stati Uniti per incontrare di persona, per la prima volta da quando Bennett è entrato in carica, a giugno, il presidente americano, Joe Biden. “Opereremo a Gaza secondo i nostri interessi”, ha detto in ebraico, lasciando il Paese d’oltreoceano e specificando di aver raggiunto tutti gli obiettivi che si era prefissato per il suo viaggio a Washington, inclusa la cooperazione strategica per impedire all’Iran di ottenere armi nucleari.

Sabato 28 agosto, centinaia di attivisti palestinesi hanno organizzato proteste notturne lungo il confine israeliano per contestare il blocco dell’enclave. Membri del personale medico di Gaza hanno dichiarato che 3 persone sono state ferite da proiettili veri delle forze israeliane, che hanno cercato di reprimere le manifestazioni utilizzando gas lacrimogeni, granate stordenti e armi da fuoco. Ulteriori proteste sono state pianificate per tutta la prossima settimana. “L’occupazione non godrà della calma a meno che l’assedio alla nostra amata terra non venga revocato”, ha detto Abu Omar, portavoce dei manifestanti. Secondo gli organizzatori, questi sit-in hanno lo scopo di aumentare la pressione su Israele affinché revochi il blocco via mare, via terra e via aria imposto al territorio palestinese di Gaza, dove vivono circa 2 milioni di persone. La misura, definita “illegale” ed equiparata ad una forma di “punizione collettiva” dai gruppi per i diritti umani, limita la circolazione delle merci e delle persone dentro e fuori la Striscia e ha ridotto al collasso l’economia del territorio.

Già il 25 agosto, oltre 20 persone erano rimaste ferite nel corso di violente proteste verificatesi al confine tra la Striscia di Gaza e Israele. Queste avevano già fatto seguito alle manifestazioni del 21 agosto scorso, dove erano stati almeno 41 i palestinesi feriti.

Tel Aviv, insieme all’Egitto, cerca di mantenere il blocco su Gaza dal 2007, anno in cui il gruppo ha vinto le elezioni palestinesi. Da allora, il governo di Israele ha lanciato quattro guerre contro la Striscia, la più recente delle quali si è avuta a maggio ed è durata circa 11 giorni. L’escalation ha avuto inizio la sera del 10 maggio, dopo che Hamas aveva avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound di al-Aqsa, a Gerusalemme. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme e, nei giorni successivi, le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti. Solo alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore un cessate il fuoco.

Tuttavia, da allora le tensioni non si sono mai del tutto placate. Un segnale verso una possibile de-escalation è giunto il 19 agosto, quando Israele ha riferito di aver raggiunto un accordo con il Qatar e le Nazioni Unite, relativo a un meccanismo per inviare aiuti finanziari dallo Stato del Golfo alla Striscia di Gaza. Nella medesima giornata, le autorità israeliane hanno altresì autorizzato l’ingresso di ulteriori risorse e merci attraverso il valico di Kerem Shalom, precedentemente limitate al 30%.

Hamas, che ha più volte lanciato palloni incendiari verso Israele anche dopo la tregua, aveva minacciato un’escalation se gli aiuti del Qatar fossero rimasti bloccati. In tale quadro, il leader di Hamas, Yahya Sinwar, aveva precedentemente promesso che il suo gruppo non avrebbe preso nemmeno “un solo centesimo” degli aiuti destinati alle operazioni di ricostruzione di Gaza, che includevano 5,5 milioni di dollari in aiuti immediati dagli Stati Uniti. Con gli scontri di maggio, più di 4.000 abitazioni a Gaza sono state distrutte o danneggiate, con perdite stimate, dalla Banca Mondiale, fino a 380 milioni di dollari. Egitto e Qatar hanno promesso aiuti pari a 500 milioni di dollari ciascuno per le operazioni di ricostruzione. Circa 260 palestinesi, tra cui 67 bambini, sono morti negli 11 giorni di combattimenti. Dodici, invece, sono state le vittime registrate da Israele. Il governo di Tel Aviv ha rafforzato il blocco su Gaza dopo l’ultima guerra con Hamas e ora chiede la restituzione dei resti di due soldati morti e la libertà per due israeliani che sarebbero stati fatti prigionieri dal gruppo palestinese. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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