USA: la guerra in Etiopia mette a rischio i suoi vantaggi commerciali

Pubblicato il 28 agosto 2021 alle 7:12 in Etiopia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno avvertito l’Etiopia che la guerra e la crisi umanitaria in corso nel Nord del Paese potrebbero intaccare i vantaggi commerciali di Addis Abeba ai sensi dell’African Growth and Opportunity Act (AGOA).

Il programma commerciale AGOA fornisce alle nazioni dell’Africa subsahariana l’accesso esente da dazi agli Stati Uniti, a condizione che queste soddisfino determinati requisiti di ammissibilità, come l’eliminazione delle barriere commerciali e agli investimenti statunitensi e il progresso verso il pluralismo politico. Il 25 agosto, la rappresentante commerciale degli USA, Katharine Tai, ha incontrato virtualmente il capo negoziatore dell’Etiopia, Mamo Mihretu, per discutere della questione. 

Durante il colloquio, la rappresentante statunitense ha evidenziato le continue violazioni dei diritti umani nel corso del conflitto e della crisi umanitaria nel Nord dell’Etiopia, che potrebbero influire sulla futura ammissibilità dell’Etiopia all’African Growth and Opportunity Act (AGOA). Da parte sua, Mamo Mihretu non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento sulla questione. Invece, il portavoce del Ministero degli Esteri etiope, Dina Mufti, ne ha parlato ai giornalisti, durante una conferenza stampa ad Addis Abeba, il 26 agosto: “La questione dell’AGOA è stata presentata per intimidirci”. “Niente verra eliminato”, ha affermato. “È possibile che saremo d’accordo su alcune questioni”, ha aggiunto.

La questione si è riaccesa quando, il 4 novembre 2020, l’esercito etiope ha lanciato un’offensiva in risposta a presunti attacchi delle forze regionali contro le basi del governo federale. Delle aggressioni è stato incolpato il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, il quale è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope, noto anche con l’acronimo EPRDF. Si tratta di un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, il 2 aprile 2018. Nel 2020, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. 

L’8 agosto, il Sudan ha richiamato il proprio ambasciatore in Etiopia, affermando che il Paese continua a rifiutare l’offerta sudanese di mediare nel conflitto in corso nel Tigray. Il Ministero degli Esteri sudanese ha sottolineato che l’Etiopia potrebbe migliorare la propria posizione se prendesse in considerazione l’offerta del Paese vicino, “invece di rifiutare completamente tutti i suoi sforzi”. Il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, è intervenuto sulla questione etiope nell’ambito della sua presidenza dell’IGAD, acronimo inglese per l’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo, un gruppo che comprende Kenya, Etiopia, Uganda, Gibuti, Sudan, Uganda e Somalia. Inoltre, il 4 agosto, Hamdok aveva discusso con il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, del conflitto nella regione etiope settentrionale del Tigray, che ha creato un flusso di circa 53.400 rifugiati dalla fine del 2020. 

A partire dal 20 agosto, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno lanciato un nuovo allarme sul recente dispiegamento di truppe eritree nella regione etiope del Tigray. Le forze ribelli hanno riconquistato, a giugno, gran parte del territorio occupato dai soldati governativi, segnando una grave battuta d’arresto per l’esercito di Addis Abeba. Tuttavia, i nuovi rinforzi eritrei, in arrivo dopo che, solo qualche mese fa, l’Etiopia aveva assicurato che le truppe straniere stavano abbandonando il campo. 

Il Dipartimento del Tesoro statunitense, il 23 agosto, ha imposto sanzioni ai danni di un importante funzionario eritreo accusato di violazioni dei diritti umani durante la guerra nel Tigray. L’uomo in questione è il generale Filipos Woldeyohhannes, capo di stato maggiore delle forze di difesa eritree (EDF). La misura è stata presa dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro, che ha proceduto ad aggiungere Woldeyohhannes alla lista nera USA. Il Dipartimento accusa le truppe dell’EDF di massacri, saccheggi, stupri, torture, esecuzioni e sparatorie di civili in strada. Il governo di Asmara, dal canto suo, nega tutte le accuse. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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