USA-Cina: navi statunitensi attraversano ancora lo Stretto di Taiwan

Pubblicato il 28 agosto 2021 alle 16:22 in Cina Taiwan USA e Canada

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Una nave da guerra della Marina statunitense e un cutter della Guardia Costiera hanno attraversato lo Stretto di Taiwan, provocando l’ira del Ministero della Difesa cinese. La mossa è stata descritta da Washington come un’operazione di routine ma il tratto di mare che separa la Cina da Taiwan è fortemente conteso dalle due superpotenze, considerato che il governo di Pechino rivendica la sua sovranità sull’isola autonoma. 

Il passaggio delle due navi è arrivato nel mezzo di un recente aumento delle tensioni. Nello specifico, il 17 agosto, la Cina aveva condotto esercitazioni d’assalto con navi da guerra e jet da combattimento nelle acque a Sud-Ovest e a Sud-Est di Taiwan, per rispondere, secondo quanto dichiarato da Pechino, alle precedenti  provocazioni di Washington e Taipei. A detta del portavoce del Comando orientale dell’Esercito di Liberazione del Popolo cinese (EPL), il colonnello Shi Yi, gli Stati Uniti e Taiwan avrebbero inviato segnali sbagliati, violato la sovranità della Cina e danneggiato la pace e la stabilità dello Stretto, diventando la maggior fonte di rischi per la sicurezza dell’area.

Rispetto all’ultimo passaggio, avvenuto venerdì 27 agosto, la Marina USA ha specificato che il Kidd, un cacciatorpediniere missilistico di classe Arleigh Burke, e il cutter munro, della Guardia Costiera, sarebbero transitati “attraverso acque internazionali in conformità con il diritto internazionale”. “Il transito legale delle navi attraverso lo Stretto di Taiwan dimostra l’impegno degli Stati Uniti per un Indo-Pacifico libero e aperto. L’esercito degli Stati Uniti vola, naviga e opera ovunque il diritto internazionale lo consenta”, si legge in una nota della Marina.

Le navi militari statunitensi conducono operazioni simili circa ogni mese, provocando l’ira della Cina, che considera Taiwan come un suo territorio. Pechino ha definito la mossa “provocatoria”e ha assicurato che il Comando orientale dell’EPL ha disposto truppe per seguire, monitorare e sorvegliare il corso delle operazioni delle navi USA. “Gli Stati Uniti hanno spesso compiuto atti provocatori simili, che sono di pessima natura, dimostrando pienamente che sono il più grande distruttore della pace e della stabilità e la principale causa di rischi per la sicurezza nello Stretto di Taiwan. Ci opponiamo fermamente e condanniamo duramente tutto questo”, ha dichiarato, sabato 28 agosto, il portavoce del Ministero della Difesa cinese, Tan Kefei, aggiungendo: “Taiwan è una parte inseparabile della Cina. La questione di Taiwan è un affare interno di Pechino e non consente interferenze esterne. Chiediamo agli Stati Uniti di riconoscere la situazione, fermare le provocazioni e rispettare il principio di una sola Cina”.

Tuttavia, tra le dichiarazioni cinesi, l’agenzia di stampa Reuters ha fatto trapelare la notizia secondo cui, in base a quanto riferito da un alto funzionario del Pentagono, si starebbero svolgendo colloqui tra ufficiali militari di Washington e Pechino, per la prima volta da quando il presidente Joe Biden è entrato in carica, a gennaio di quest’anno. “Hanno utilizzato il collegamento telefonico tra la Difesa USA e quella della Repubblica Popolare cinese per condurre una videoconferenza sicura”, ha detto il funzionario statunitense, parlando a condizione di anonimato. “Entrambe le parti hanno concordato sull’importanza di mantenere aperti canali di comunicazione tra i due eserciti”, ha aggiunto. 

Gli Stati Uniti, come la maggior parte dei Paesi della comunità internazionale, non hanno legami diplomatici formali con Taiwan, ma sono il suo maggiore alleato e uno dei principali fornitori di armi per l’isola. Tra le ultime interazioni tra Taiwan e gli USA che hanno provocato critiche da parte cinese, il 4 agosto scorso, il Dipartimento di Stato di Washington aveva approvato e proposto al Congresso una vendita di armi a Taiwan dal valore di 750 milioni di dollari. La possibile vendita di armi comprenderebbe 40 semoventi d’artiglieria M109 prodotti da BAE Systems, alcuni veicoli corazzati, mitragliatrici e circa 1.700 kit per convertire i proiettili in munizioni guidate da GPS con maggiore precisione.

Pechino considera l’isola una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza. 

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Chiara Gentili

 

 

di Redazione

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