Rep. Dem. del Congo: 19 civili uccisi e bruciati dalle ADF

Pubblicato il 28 agosto 2021 alle 19:27 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Circa 19 civili sono stati uccisi in un villaggio del Nord Kivu, una regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, da un gruppo di ribelli delle Forze Democratiche Alleate (ADF). Le vittime sono state uccise a colpi di arma da fuoco e bruciate, secondo quanto riferito da Kakule Kalunga, un funzionario locale. Quattordici corpi sono stati trovati sabato 28 agosto, un giorno dopo l’incidente. I cadaveri sono stati rinvenuti dagli operatori della Croce Rossa, che si sono recati nella foresta vicino al villaggio di Kasanzi, colpito dall’attacco, per cercare i dispersi. Il luogo dell’offensiva si trova nel territorio di Beni, nel cuore di un’area in cui le Forze Democratiche Alleate, affiliate all’ISIS, sono solite lanciare attacchi mortali.

“Almeno 19 persone sono state uccise dai ribelli che affliggono il territorio di Beni, ovvero le ADF”, ha affermato Kalunga, aggiungendo che le vittime sono state uccise con “armi da taglio e da fuoco”, che alcune di loro sono state bruciate e che anche diverse case sono state date alle fiamme.

Da maggio, le province del Nord Kivu e dell’Ituri sono sotto assedio. Le autorità civili sono state sostituite da ufficiali dell’esercito e di polizia per combattere i gruppi armati. A inizio agosto, un contingente di forze speciali statunitensi è arrivato nell’area per aiutare l’esercito congolese nella lotta contro le ADF. Le dimensioni del contingente sono sconosciute, ma nelle foto ufficiali dell’incontro avvenuto tra Tshisekedi e una delegazione guidata dall’ambasciatore americano nella Repubblica Democratica del Congo, Mike Hammer, si vedevano una decina di soldati.

Il 24 agosto, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha avvertito del “peggioramento della situazione” a Beni. Nelle prime due settimane del mese, almeno 27 civili sono stati uccisi nella regione, la maggior parte dei quali a Mamove, a Ovest di Oicha. Nella stessa zona, altri 37 civili sono morti a luglio 2021. Questi attacchi e le continue violenze stanno causando anche importanti movimenti della popolazione, che fugge spaventata. “Ad oggi, più di 710.000 persone sono sfollate nel territorio di Beni”, ha riferito l’OCHA. In totale, le Nazioni Unite stimano che ci siano oltre 1,8 milioni di sfollati nel Nord Kivu. 

Le ADF sono il più letale dei circa 122 gruppi armati che operano nella regione. Storicamente, si tratta di una milizia ugandese che si è nascosta nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, ricca di minerali, nel 1995. Dal 2018, l’organizzazione sostiene di avere legami con lo Stato Islamico. Secondo il Kivu Security Tracker, le Forze Democratiche Alleate (ADF), le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), l’Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano (APCLS) e il Nduma Defense of Congo-Rénové (NDC-R) sono responsabili per oltre un terzo delle violenze nel Paese e della metà dei civili che vengono uccisi. Alle ADF è attribuibile circa il 37% delle uccisioni civili. La Chiesa cattolica del Paese ha affermato che le Forze Democratiche Alleate sono responsabili dell’uccisione di circa 6.000 civili dal 2013, mentre secondo il Kivu Security Tracker sarebbero oltre 1.200 i morti, nella sola regione di Beni, dal 2017.

Il 29 aprile, il presidente Tshisekedi ha annunciato “misure radicali” per affrontare la situazione nell’Est della nazione. Poco prima, l’11 marzo, il Dipartimento di Stato USA aveva designato lo Stato Islamico in Repubblica Democratica del Congo (ISIS-DRC), riferendosi alle Forze Democratiche Alleate, come gruppo terroristico estero e lo aveva inserito nella lista dei Special Designated Global Terrorists (SDGTs). Le ADF erano state precedentemente sanzionate dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite, nel 2014, per le violenze e le atrocità commesse. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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