Mali: liberati l’ex primo ministro e l’ex presidente ad interim

Pubblicato il 28 agosto 2021 alle 10:31 in Africa Mali

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L’ex presidente ad interim del Mali, Bah Ndaw, e il suo primo ministro, Moctar Ouane, sono stati liberati dagli arresti domiciliari cui erano costretti dallo scorso maggio, quando sono stati destituiti con un colpo di stato militare. Lo ha annunciato, venerdì 27 agosto, il Comitato di monitoraggio locale per la transizione (Clst) in Mali, l’organismo della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) incaricato di monitorare la situazione nel Paese. Nella dichiarazione, l’organizzazione africana si è detta “rallegrata” per la decisione del governo di “revocare tutte le misure restrittive nei confronti dell’ex presidente ad-interim e dell’ex premier, delle disposizioni prese dal governo per assicurare a queste personalità i loro diritti, dei progressi positivi che si iscrivono nel quadro degli impegni presi dalle autorità di Transizione”. L’ECOWAS ha poi esortato tutti gli attori interessati ad “adottare uno spirito di responsabilità, difesa dell’interesse nazionale e rispetto della legge e ad astenersi da qualsiasi azione che possa mettere a repentaglio il buon esito della transizione”, ha specificato il comunicato. La revoca delle restrizioni segue un appello presentato da Ndaw e Ouane alla Corte di giustizia della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, che ha recentemente chiesto al Mali di giustificare la loro detenzione.

La detenzione di Bah Ndaw e Moctar Ouane era avvenuta a seguito del secondo colpo di stato registrato in Mali nel giro di meno di un anno. Il 19 agosto 2020, l’ex presidente maliano, Ibrahim Boubacar Keita, era stato destituito da un precedente golpe, dopo mesi di proteste popolari contro il suo governo. Le crisi politiche nel Paese africano hanno allarmato le potenze regionali e gli alleati internazionali, come la Francia, che teme ritardi nel processo di ritorno ad un governo civile tramite elezioni democratiche, previste per febbraio 2022.

Il 25 maggio, un golpe militare, guidato dal colonnello Assimi Goita, aveva portato alla destituzione di Ndaw e Ouane. Goita, che dal 28 maggio è presidente ad-interim del Mali, aveva guidato la presa di potere da parte dei soldati e aveva arrestato i due ex leader della transizione, messi agli arresti domiciliari dopo aver presentato le dimissioni dai rispettivi incarichi. Goita ha raccontato che l’esercito era stato costretto a intervenire, avendo dovuto scegliere tra “disordine o coesione” all’interno delle forze di  sicurezza. La ragione alla base di questo duro intervento dell’esercito era stato un rimpasto di governo, grazie al quale due militari sarebbero stati rimossi da due Ministeri chiave: quello della Difesa e quello della Sicurezza. 

Ndaw e Ouane erano a loro volta a capo di un governo transitorio istituito in seguito al colpo di stato militare che aveva portato alle dimissioni dell’ex presidente Keita. L’esecutivo con a capo Ndaw e Ouane era stato istituito il 5 ottobre 2020 e aveva il compito di guidare il Paese a nuove elezioni, che avrebbero ripristinato un governo civile entro diciotto mesi. Le Nazioni Unite, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e il Regno Unito avevano immediatamente condannato gli arresti del 24 maggio e avevano chiesto il rilascio immediato dei rappresentanti arrestati. Il 3 giugno, la Francia, ex potenza coloniale in Mali, aveva annunciato la sospensione precauzionale delle sue operazioni militari nel Paese, per poi riavviarle il 2 luglio. 

La situazione relativa alla sicurezza nazionale ed internazionale in Mali è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Paese ha dovuto affrontare prima un colpo di Stato, con la destituzione dell’allora presidente Amadou Toumani Touré, e poi una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di Al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata, con il movimento che è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Dal 20 gennaio 2013, gli insorti sono stati gradualmente sradicati ed espulsi dai territori del Nord grazie alle operazioni congiunte delle truppe di Francia e Mali. Ciononostante, da allora continuano a verificarsi periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Il tutto nonostante l’accordo di pace tra governo centrale e ribelli Tuareg siglato nel giugno 2015.

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Chiara Gentili

di Redazione

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