Afghanistan: quale futuro per le Nuove Vie della Seta

Pubblicato il 28 agosto 2021 alle 6:25 in Afghanistan Cina

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Il Ministero del Commercio della Cina ha affermato che Pechino intende impegnarsi con la comunità internazionale per sostenere la pace e la ricostruzione in Afghanistan, il 26 agosto. L’Afghanistan ha aderito al progetto delle Nuove Vie della Seta e, secondo The Diplomat, sebbene non tutti gli aspetti dell’iniziativa potrebbero essere attuati facilmente sotto i talebani, l’iniziativa potrebbe contribuire ad allentare alcune tra le posizioni più intransigenti del gruppo.

Da un lato, le nuove relazioni tra Pechino e Kabul potrebbero accelerare lo sviluppo del programma di connettività della Cina nella regione con la costruzione di nuove infrastrutture. Dall’altro le iniziative definite da The Diplomat “soft”, che prevedono programmi che vanno dall’istruzione alla sanità, potrebbero incontrare maggiori difficoltà. Al contempo, sempre secondo la testata, le “enormi opportunità” offerte dalle Nuove Vie della Seta cinese contribuire ad attenuare il fondamentalismo dei talebani.

Il primo Memorandum d’intesa sulle Nuove Vie della Seta tra Afghanistan e Cina è stato firmato nel 2016 con successivi accordi riguardanti diverse iniziative tra i due Paesi. Tuttavia, ad oggi, a causa del terrorismo, sono stati pochi i progetti effettivamente condotti in tale quadro, problematica che si somma al fatto che le condizioni climatiche e geografiche dell’Afghanistan rendono difficile la costruzione di rotte al suo interno. Oltre a questo, anche le risorse minerarie afghane non sono state sfruttate adeguatamente a causa della mancanza di reti idonee e della pervasiva insicurezza. Se i talebani riusciranno a riportare stabilità in Afghanistan, la Cina potrebbe investire in diversi settori, compreso quello minerario.

Oltre ai progetti interni al Paese, per Pechino, la stabilità in Afghanistan è anche un prerequisito per lo sviluppo e il successo del Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), un importante segmento delle Nuove Vie della Seta, nel quale Cina intende investire 62 miliardi di dollari per la costruzione di strade, zone economiche speciali e porti in Pakistan. In tale quadro, una prima problematica è che la città cinese di Kashgar è ancora mal collegata al corridoio e i progetti subiscono ritardi a causa delle condizioni geografiche e delle tensioni tra India e Pakistan nel Kashmir. Nel Sud del Pakistan, invece, la Cina sta sviluppando il porto di Gwadar, che diventerà un importante hub energetico ma, per essere redditizio, il nuovo porto deve fungere da terminal per il gas naturale dall’Asia centrale, che dovrebbe passare attraverso l’Afghanistan.  Ad oggi, non è stato possibile pianificarne il trasporto tramite rotte o oleodotti, vista la situazione interna ma se i talebani riuscissero a dare stabilità all’Afghanistan, la Cina e il Pakistan potrebbero prevedere nuove infrastrutture per collegare Gwadar all’Asia centrale.  Oltre a questo, i talebani potrebbero prevenire lo sviluppo di disordini in Pakistan, dove sono stati presi di mira progetti di costruzione cinese. Gli ultimi attacchi subiti in tal senso erano stati imputati ai servizi di intelligence del governo di Kabul vicino all’occidente e dell’India da parte del Pakistan.

Oltre al finanziamento e alla costruzione di infrastrutture, dal punto di vista dei progetti definiti da The Diplomat “soft”, l’iniziativa delle Nuove Vie della Seta si compone anche di componenti quali la Via della Seta della Salute e la Via della Seta digitale. Tale genere di progetti potrebbe richiede che i talebani siano più aperti ai cambiamenti e conducano riforme in linea con gli interessi della Cina. I Paesi che sono attivi nel progetto, ad esempio, tendono a replicare un modello cinese basato su incentivi speciali offerti alle aziende e su riforme specifiche in cui viene data priorità all’istruzione. Proprio su quest’ultimo aspetto la Cina ha fatto enormi investimenti interni ed è diventata una meta per gli studenti provenienti da Paesi in via di sviluppo. Per ottenere benefici a lungo termine dall’iniziativa, secondo The Diplomat i talebani dovranno cambiare le loro opinioni sull’istruzione e adottare un modello cinese in cui la scienza è una priorità.

Oltre all’istruzione la Cina potrebbe volere che i talebani cambino opinione sul ruolo delle donne nella società, visto, ad esempio, che in Cina vi sono più donne a capo di importanti aziende, ma anche che adottino posizioni più moderate nei confronti di minoranze etniche e religiose. Rispetto a questo, in particolare, la Cina non vorrà che si sviluppino gruppi terroristici in gradi di attaccare le infrastrutture in cui ha investito e, allo stesso modo, non vorrà che tali tematiche siano motivo di scontro con i Paesi vicini che potrebbero poi non sostenere i progetti cinesi. Infine, anche lo stato di diritto e la lotta alla corruzione sono altri obiettivi che i talebani dovranno porsi poiché per attirare investimenti da parte di aziende cinesi private di dimensioni modeste saranno necessarie riforme che assicurino gli investimenti cinesi. In particolare, saranno necessarie alcune riforme in conformità con la legge islamica, ma anche con le leggi cinesi.

Mentre il regime dei talebani può facilitare la costruzione di infrastrutture da parte della Cina in Afghanistan, è ancora in dubbio il fatto che il gruppo riuscirà a sviluppare i progetti “soft” poiché richiederebbero una loro trasformazione. Se le Nuove Vie della Seta saranno implementate correttamente, la Cina potrebbe però riuscire a portare un certo grado di cambiamento nell’Afghanistan guidato dai talebani.

Il 15 agosto, i talebani si sono insediati nella capitale afghana Kabul, annunciando la rinascita dell’Emirato islamico e la fine della guerra in Afghanistan. Nel giro di poche settimane, il gruppo ha preso il controllo sul Paese conquistando gran parte dei suoi capoluoghi provinciali, spesso senza incontrare resistenza. Una volta che i talebani sono giunti alle porte di Kabul, il 15 agosto, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha lasciato il Paese per recarsi negli Emirati Arabi Uniti.   

Da allora, la Cina ha deciso di lasciare aperta la propria ambasciata a Kabul, dopo aver rimpatriato gran parte dei cittadini cinesi in Afghanistan prima del 15 agosto. Al contempo, Pechino ha mantenuto attivi i canali di dialogo con i talebani, i quali erano stati ricevuti in Cina il 28 luglio scorso dal ministro degli Esteri cinese, Wang Yi. La politica della Cina nei confronti dei talebani rifletterebbe le ambizioni per lo sviluppo delle Nuove Vie della Seta in Asia centrale e in Asia meridionale secondo The Diplomat.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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