Siria: ancora tensioni a Sud, 4 morti

Pubblicato il 27 agosto 2021 alle 15:31 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Quattro combattenti dell’opposizione siriana sono stati uccisi a Daraa, nel Sud della Siria, venerdì 27 agosto, a seguito di un’imboscata dell’esercito di Damasco. Tra le vittime, vi è anche un comandante del Quinto Corpo, un gruppo armato considerato il braccio armato di Mosca in Siria.

La notizia è stata riportata dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) e confermata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base delle informazioni fornite da Horan Free League, un’organizzazione mediatica attiva nel Sud della Siria. Entrambe le fonti hanno fatto riferimento a un’imboscata tesa, nelle prime ore del mattino, presso il posto di blocco di al-Ruba’i, nell’Est di Daraa. A detta di fonti locali, gli uomini di stanza al checkpoint hanno sparato contro i combattenti, mentre questi passavano in tale luogo. I copri delle vittime sarebbero stati successivamente presi dai soldati damasceni.

L’episodio si inserisce in un quadro di tensioni più ampio, che vede contrapposte le forze di Damasco, legate al presidente Bashar al-Assad e gli abitanti di Daraa al-Balad, un distretto meridionale posto sotto il controllo di ex gruppi dell’opposizione. In particolare, per circa 65 giorni, l’esercito di Assad ha assediato Daraa al-Balad, impedendo l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. Ciò ha provocato crescenti scontri, definiti i peggiori degli ultimi tre anni. Dal 15 agosto scorso, la Russia è intervenuta mediando tra le parti, al fine di convincerle ad accettare quella che è stata definita una “mappa russa”, ma, sino ad ora, non è stato raggiunto ancora nessun accordo.

Damasco, dal canto suo, oltre a voler ripristinare posti di blocco all’interno del governatorato, ha chiesto ai cittadini della regione meridionale di consegnare ogni tipo di arma in loro possesso, mentre i “dissidenti” che non hanno espletato il servizio militare e che non desiderano abbandonare la regione dovrebbero essere posti in un centro di reinsediamento o presso “unità militari”, o, ancora, rispediti nel governatorato Nord-occidentale di Idlib. A tal proposito, nella giornata del 26 agosto, sono giunte notizie del trasferimento di 22 abitanti verso i territori settentrionali, mentre si attende l’istituzione di punti di monitoraggio russi, occupati da membri del Quinto e Ottavo Corpo. Nella medesima giornata, poi, attivisti locali hanno riferito che i quartieri residenziali e il mercato di Tafas, nell’Ovest di Daraa, sono stati colpiti da oltre 30 missili, che hanno provocato la morte di 3 civili e il ferimento di altri 10.

Le motivazioni dietro il fallimento dei negoziati sono contrastanti. Il portavoce ufficiale del comitato delle negoziazioni, l’avvocato Adnan al-Masalemah, ha riferito che l’accordo con la Russia e le forze di Assad è crollato poiché due cittadini di Daraa, sospettati di appartenere allo Stato Islamico, si sono rifiutati di abbandonare la regione. Si tratta, nello specifico, di Mu’ayad Harfoush e Mohamed al-Masalemah, combattenti delle milizie del “Fronte meridionale” prima dell’ingresso dell’esercito damasceno a Daraa, nel 2018. Lo stesso al-Masalemah ha poi dichiarato che se la situazione nella regione rimarrà tale, gli abitanti di Daraa al-Balad soffriranno di fame, considerato che le provviste di cibo stanno per terminare e con esse quelle di farina. Al contempo, gli abitanti sono sprovvisti di elettricità e risorse idriche adeguate e qualsiasi ferito rischia di morire, vista la penuria di medicinali e dispositivi sanitari, conseguenza dello “assedio del regime”.

Sebbene le tensioni si siano particolarmente intensificate nelle ultime settimane, la regione meridionale di Daraa è più volte stata teatro di attentati e tentati omicidi. Da giugno 2019, il SOHR ne ha documentati 1.172, perpetrati perlopiù per mezzo di armi da fuoco, esplosivi e autobombe. In totale, sono 823 le persone rimaste uccise nel corso dei diversi episodi, tra cui 243 civili, di cui 14 donne e 24 bambini. L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, dove alcuni giovani ribelli scrissero su un muro uno dei primi slogan antiregime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad. Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito di Assad non ha dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. 

Quanto accade a Daraa si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione