Biden chiarisce a Israele il suo approccio verso l’Iran: “Diplomacy first”

Pubblicato il 27 agosto 2021 alle 20:32 in Israele USA e Canada

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Il capo della Casa Bianca, Joe Biden, oggi, 27 agosto, ha tenuto colloqui con il primo ministro israeliano, Naftali Bennett. Così come preannunciato, al centro delle discussioni vi è stato l’accordo sul nucleare iraniano e la “minaccia” posta da Teheran.

Il meeting di oggi si è tenuto “all’ombra” dell’attentato al cancello dell’aeroporto di Kabul del 26 agosto, che ha provocato, sinora, circa 170 vittime, tra cui 13 soldati statunitensi. Il bilaterale Biden- Bennett, il primo da quando entrambi hanno assunto le cariche di presidente e primo ministro, seppur rinviato di un giorno, si è tenuto comunque. I due interlocutori hanno provato a “reimpostare il tono” delle relazioni tra i propri Paesi, nel tentativo di far convergere le loro opinioni sul dossier iraniano. Da un lato, il capo della Casa Bianca ha ribadito l’impegno di Washington a far sì che l’Iran non sviluppi armi nucleari. Ad ogni modo, ha chiarito il presidente, si proverà dapprima a intraprendere la strada della diplomazia e a vedere dove questa condurrà. “In caso di fallimento, siamo pronti a dirigerci verso altre opzioni”, ha aggiunto Biden, non specificando alcun dettaglio in merito, ma dichiarando la propria disponibilità a rifornire il sistema di difesa aereo israeliano, Cupola di Ferro. “Gli Stati Uniti ci saranno sempre per Israele. Si tratta di un partenariato incrollabile tra le nostre due nazioni”, ha concluso il capo della Casa Bianca.

Dall’altro lato, Bennett ha ringraziato gli USA per il sostegno da sempre offerto al proprio Paese nel fortificare il suo “vantaggio strategico” a livello militare. “Ci siete sempre stati per noi, soprattutto nei momenti difficili”, ha affermato Bennett, il quale ha evidenziato che i due Paesi desiderano entrambi collaborare per “creare un futuro migliore per Israele” ed “essere buoni”. Tuttavia, a detta del premier israeliano, fare del bene nella regione mediorientale, definita la zona “più complessa” del mondo, non è sufficiente. Motivo per cui, Israele necessita di essere anche forte, o meglio, “più forte di tutti i nemici messi insieme”. Bennett, oltre all’Iran, ha fatto riferimento anche alle minacce poste dallo Stato Islamico, dal gruppo sciita Hezbollah, dal palestinese Hamas e dal Jihad Islamico. Si tratterebbe di attori che desiderano “uccidere gli israeliani e distruggere lo Stato ebraico”. “Tu ed io stiamo per scrivere un altro capitolo nella bellissima storia dell’amicizia tra le nostre due nazioni, gli Stati Uniti d’America e lo Stato ebraico e democratico di Israele”, ha affermato Bennett.

Sul conflitto israeliano-palestinese, Biden e Bennett sembrano essere rimasti distanti. Il presidente statunitense ha ribadito il sostegno a una soluzione a due Stati, dopo che il suo predecessore, Donald Trump, aveva preso le distanze dalla politica statunitense in tale questione. Parallelamente, l’amministrazione Biden si oppone all’espansione degli insediamenti israeliani, ma i collaboratori del capo della Casa Bianca ritengono che ora non sia il momento giusto per riprendere i colloqui di pace tra israeliani e palestinesi, che potrebbero destabilizzare una coalizione ideologicamente diversificata posta alla guida del governo di Israele. Dal canto suo, il premier israeliano continua ad opporsi alla creazione di uno Stato palestinese. Tuttavia, nelle sue dichiarazioni del 27 agosto, non ha fatto alcun riferimento al dossier.

A seguito dei colloqui, il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, ha definito l’incontro tra Bennett e Biden “di successo”, convinto che questo contribuirà alla “sicurezza di Israele, al suo futuro e al suo potere politico”. Parallelamente, l’ambasciatore israeliano negli USA, Gilad Erdan, ha dichiarato che, “senza dubbio” Washington concederà una deroga agli israeliani che non richiederanno di acquistare visti per entrare negli Stati Uniti.

Il primo ministro israeliano, poco prima della sua partenza, aveva riferito che avrebbe proposto alla controparte statunitense una nuova “strategia”, volta ad affrontare il programma nucleare iraniano e le attività regionali di Teheran, senza tornare all’accordo, altresì noto come Joint Comprehensive plan of Action (JCPOA). Secondo fonti diplomatiche, l’idea di Bennett è che l’accordo non può più avere rilevanza nel 2021. Sebbene il patto possa colmare alcuni vuoti in materia di arricchimento di uranio, l’Iran risulta essere comunque il favorito. Inoltre, a detta delle medesime fonti, per Bennett la questione nucleare iraniana rappresenta una sfida per Israele e i suoi alleati, e, al contempo, un’opportunità per sviluppare una nuova ampia strategia regionale per affrontare Teheran, in collaborazione con gli altri Paesi arabi.

Ancora prima della nomina di Bennett alla guida dell’esecutivo, avvenuta il 13 giugno scorso, Israele ha più volte criticato l’accordo sul nucleare iraniano del 2015, così come il possibile ritorno di Washington nell’intesa, e si è detto contrario a qualsiasi dialogo che potesse portare Teheran a sviluppare le proprie capacità nucleari, alla luce dei rischi derivanti dalla possibile produzione di armi. A tal proposito, era stato l’ex premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a definire l’accordo del 2015 “pericoloso”, evidenziando la necessità di contrastare la minaccia iraniana nella regione mediorientale. Washington si è unilateralmente ritirata dall’intesa l’8 maggio 2018, ma, a seguito del cambio alla presidenza, si è detta intenzionata a rilanciare il JCPOA. Ciò ha portato all’avvio di negoziati, il 6 aprile scorso, tra i firmatari dell’accordo. I colloqui sono, al momento, in una fase di stallo, in quanto interrotti poco prima della nomina del nuovo capo di Stato iraniano, Ebrahim Raisi. Tuttavia, si è in attesa di una loro ripresa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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