I talebani chiedono “supporto tecnico” alla Turchia

Pubblicato il 26 agosto 2021 alle 10:11 in Afghanistan Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I talebani hanno chiesto alla Turchia di fornire supporto tecnico nella gestione dell’aeroporto, specificando che Ankara non potrà mantenere una presenza militare in Afghanistan, dopo il 31 agosto. 

La notizia è stata riferita da due funzionari turchi all’agenzia di stampa Reuters, che l’ha pubblicata il 25 agosto. “I talebani hanno presentato una richiesta di supporto tecnico nella gestione dell’aeroporto di Kabul”, ha dichiarato un alto funzionario turco, aggiungendo tuttavia che la richiesta di non mantenere una presenza militare in loco complica la progettazione di un’operazione del genere. Secondo la fonte, Ankara dovrà prendere una “difficile decisione” sull’accettare o meno una missione così pericolosa. Da parte loro, i talebani non hanno confermato la richiesta di aiuto tecnico alla Turchia.

Ankara era parte della missione NATO in Afghanistan e ha ancora centinaia di soldati stanziati all’aeroporto di Kabul, in procinto di ritirarsi. Un altro funzionario turco ha affermato che una decisione finale sulla gestione dell’aeroporto sarà presa entro il 31 agosto, il termine ultimo concesso alle forze straniere per lasciare il Paese. Tenere aperto e funzionante l’aeroporto di Kabul, dopo che le forze straniere avranno ceduto il controllo ai talebani, è vitale non solo affinché l’Afghanistan rimanga connesso con il resto del mondo, ma anche per mantenere le forniture e le operazioni di supporto umanitario.

Inoltre, in un avviso emesso la sera del 25 agosto, l’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul ha consigliato ai cittadini di evitare di recarsi in aeroporto, citando “minacce alla sicurezza” non specificate. Il 26 agosto, un diplomatico della NATO ha avvertito che l’affiliata afghana dello Stato Islamico potrebbe attaccare il perimetro della struttura. In tale contesto, è necessario specificare che i talebani sono stati i primi a fare pressioni per un ritiro completo, senza ulteriori ritardi, entro la fine del mese. Il 23 agosto, un rappresentante talebano ha fatto sapere che il gruppo non avrebbe accettato di buon grado un’estensione della missione di evacuazione dall’Afghanistan e aveva avvertito che ci sarebbero state “conseguenze” se questa fosse stata prolungata oltre la scadenza prevista.

Ci sono circa 5.400 soldati all’aeroporto, un numero che secondo il presidente degli USA, Joe Biden, dovrebbe scendere a zero entro la fine del mese. Il 25 agosto, il generale dell’esercito statunitense, William Taylor, ha dichiarato, in un briefing informativo, che più di 10.000 individui si trovavano ancora all’aeroporto di Kabul, in attesa di essere evacuati dall’Afghanistan. Questo ha aggiunto che, nelle 24 ore precedenti, 90 voli militari statunitensi e altri voli internazionali avevano portato fuori dal Paese 19.000, per un totale pari a circa 88.000 individui. Secondo Taylor, un aereo è partito ogni 39 minuti.

La questione della presenza turca all’aeroporto di Kabul non è nuova. Ankara aveva avanzato tale possibilità durante un incontro della NATO, tenutosi il 31 maggioGli USA avevano già annunciato, il 14 aprile, che avrebbero ritirato le truppe entro settembre, e nei colloqui di maggio i Paesi dell’Alleanza avevano discusso dei piani per l’uscita dall’Afghanistan. “La Turchia ha fatto un’offerta per garantire la sicurezza dell’aeroporto di Kabul. In questo quadro, sono in corso colloqui con la NATO e gli Stati Uniti”, ha affermato un funzionario turco, l’8 giugno. Pochi giorni dopo, l’11 giugno, i talebani avevano invitato Ankara a ritirare tutte le proprie truppe dall’Afghanistan insieme alla NATO. Tuttavia, il 9 luglio, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva annunciato che era stato raggiunto un accordo con gli alleati sul mantenimento della sicurezza dell’aeroporto di Kabul. 

I militanti islamisti afghani avevano quindi nuovamente avvertito i turchi che anche loro avrebbero dovuto lasciare il Paese, come gli altri alleati. “La Turchia ha fatto parte delle forze NATO negli ultimi 20 anni, quindi, in quanto tale, dovrebbe ritirarsi dall’Afghanistan sulla base dell’accordo che abbiamo firmato con gli Stati Uniti il 29 febbraio 2020”, aveva dichiarato il portavoce dei talebani, Suhail Shaheen. “La Turchia è un grande Paese islamico. L’Afghanistan ha avuto relazioni storiche con esso. Speriamo di avere stretti e buoni rapporti con loro quando in futuro verrà stabilito un nuovo governo islamico afghano”, aveva aggiunto. Tuttavia, fonti turche avevano sottolineato che la permanenza delle truppe di Ankara in Afghanistan non dipendeva dai talebani, ma piuttosto dal supporto politico, finanziario e logistico offerto dagli alleati della NATO e soprattutto dagli Stati Uniti. 

L’Afghanistan vive una situazione di instabilità e conflitto ormai da decenni. L’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, seguito dal sostegno offerto dalla NATO con la missione International Security and Assistance Force (ISAF), dell’agosto 2003, aveva garantito il rovesciamento del regime teocratico dei talebani che era stato imposto quasi nella totalità del nel Paese, tra il 1995 e il 1996, a seguito del ritiro sovietico e di sanguinose lotte interne. Tuttavia, le attività dei talebani non si sono mai arrestate del tutto e il gruppo ha continuato ad effettuare attacchi contro le forze armate locali e le truppe della NATO schierate in Afghanistan. Nel corso degli anni, il gruppo militante islamista ha ciclicamente perso e riconquistato terreno. 

Dopo quasi due decenni di conflitto, è stato firmato uno “storico” accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020 a Doha, in Qatar, dalla precedente amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump. Tuttavia, l’intesa non ha mai messo fine alle violenze, e, considerata la perdurante instabilità e l’aumento degli scontri, il 29 gennaio scorso, il nuovo presidente degli USA, Joe Biden, aveva annunciato di voler riesaminare l’accordo con i talebani, mettendo in dubbio il ritiro completo delle forze armate.

Tuttavia, il 14 aprile, Washington aveva confermato che tutte le truppe statunitensi avrebbero abbandonato l’Afghanistan entro settembre, tre mesi più tardi rispetto alla scadenza concordata dall’amministrazione Trump, fissata per il primo maggio. Ciò ha portato i talebani ad affermare che non avrebbero partecipato ad iniziative diplomatiche fino a quando i soldati stranieri si sarebbero trovati nel proprio Paese. Nel frattempo, le offensive su tutto il territorio afghano hanno cominciato ad intensificarsi, fino a culminare nella presa di Kabul, il 15 agosto. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.