Libia: il Marocco continua a sostenere il percorso politico

Pubblicato il 26 agosto 2021 alle 10:21 in Libia Marocco

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Il ministro degli Esteri del Marocco, Nasser Bourita, ha affermato che il proprio Paese, insieme agli altri attori internazionali, continuerà a sostenere la Libia nel suo percorso di transizione democratica e a garantire che le elezioni si svolgano entro la data prevista, il 24 dicembre prossimo.

Le dichiarazioni sono giunte il 25 agosto, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il vicepresidente del Consiglio presidenziale libico, Abdullah al-Lafi, recatosi in visita ufficiale a Rabat. Nel corso dei colloqui, le parti hanno discusso delle modalità per rafforzare i legami di cooperazione in dossier economici di mutuo interesse, oltre che dei meccanismi per sostenere il lavoro del Consiglio presidenziale libico, impegnato anch’esso nell’organizzazione delle elezioni di dicembre. Il fine ultimo è garantire stabilità a lungo termine e il raggiungimento di una soluzione politica in Libia.

A tal proposito, Bourita ha evidenziato che gli attori sia libici sia internazionali concordano sulla necessità di un processo elettorale trasparente per garantire la nomina di autorità legittime. Tuttavia, a detta del ministro marocchino, il percorso politico libico e le elezioni stesse potrebbero essere ostacolati da problematiche riscontrate anche a livello militare e di sicurezza. Motivo per cui, il Marocco si impegna a ospitare colloqui con le parti libiche, tra cui il presidente della Camera dei Rappresentanti, Aguila Saleh, per superare tali difficoltà e favorire la “riconciliazione nazionale”.

Idee simili erano state espresse da Bourita anche il 27 giugno, nel corso di un incontro con il primo ministro libico ad interim, Abdulhamid Dabaiba. Come sottolineato dal ministro degli Esteri, il Marocco non ha mai desiderato ottenere guadagni “materiali” dalla Libia, ma ciò che più gli interessa è il futuro del popolo libico. Nei mesi precedenti, il Marocco aveva ospitato cinque round di negoziati tra delegazioni dell’Alto Consiglio di Stato libico e la Camera dei Rappresentanti, volti a elaborare un meccanismo per la nomina delle cosiddette posizioni sovrane. Secondo Rabat, i colloqui organizzati nel Regno hanno “notevolmente contribuito al processo politico guidato dalle Nazioni Unite e alla nomina di un governo ad interim”. Anche in passato, il Marocco aveva assunto un ruolo chiave nella conclusione dell’accordo di Skhirat, il 17 dicembre 2015, grazie al quale era stato istituito il “Governo di Accordo Nazionale” (GNA), sotto l’egida dell’ONU.

L’incontro del 25 agosto si è tenuto in un momento in cui vi sono ancora diversi nodi da sciogliere per garantire il processo politico libico e le elezioni di dicembre. A tal proposito, il Forum di dialogo politico, l’organismo costituito a seguito del cessate il fuoco, continua a tenere riunioni per elaborare una base costituzionale volta a regolamentare il processo elettorale. Uno degli ultimi meeting, svoltosi da remoto, risale all’11 agosto, mentre, in precedenza, dal 26 al 29 luglio, è stata Roma ad ospitare una riunione sotto l’egida della Missione di Sostegno dell’Onu UNSMIL. Ad oggi, però, non è stato ancora raggiunto un accordo e sono diversi i punti da chiarire, relativi non solo ai criteri di candidatura alla carica presidenziale, ma anche al ruolo che il futuro capo di Stato sarà chiamato a svolgere. A tal proposito, il 17 agosto, la Camera dei Rappresentanti libica ha approvato un disegno di legge con cui è stato stabilito che sarà il popolo libico a eleggere, in maniera diretta, il futuro presidente.

Nel frattempo, l’esecutivo ad interim è stato messo in discussione da 29 deputati che, il 25 agosto, hanno chiesto di revocare la fiducia al governo di unità nazionale, guidato dal premier ad interim Dabaiba. Anche il 18 agosto scorso, 11 deputati hanno firmato una dichiarazione indirizzata al presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, in cui viene chiesto di revocare la fiducia al governo di Dabaiba, a causa “del suo continuo spreco di denaro pubblico” al di fuori del Paese e della “mancata attuazione degli impegni”, con particolare riferimento al “miglioramento dei servizi pubblici all’interno della Libia”. 

A tal proposito, Saleh ha chiarito che la Camera ritirerà la fiducia al governo se non parteciperà alla sessione del 30 agosto, in cui l’esecutivo è stato convocato per un interrogatorio. Quest’ultimo, ha aggiunto il presidente parlamentare, mira a interrogare il premier sul proprio operato, dopo che nel bilancio unificato, non ancora approvato dal Parlamento, sono stati destinati fondi maggiori a gruppi armati rispetto all’esercito. Inoltre, Dabaiba è stato accusato di non essere riuscito ancora a unificare le istituzioni statali, a fornire ai cittadini cibo, medicine ed elettricità, e a garantire la corretta prosecuzione del cammino di riconciliazione nazionale e le elezioni di dicembre. Pertanto, la Camera deciderà se mantenere o meno il governo dopo averlo ascoltato.

La Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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