Libia: accordo “storico” tra le forze di Haftar e di Misurata

Pubblicato il 26 agosto 2021 alle 15:02 in Africa Libia

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La missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha accolto con favore l’accordo raggiunto dalla 166esima Brigata di Misurata, dell’Ovest libico, e la Brigata Tareq bin Ziyad, affiliata all’Esercito Nazionale Libico (LNA), le quali hanno formato una forza congiunta per mettere in sicurezza il Grande fiume artificiale (GMR). Quest’ultimo è un acquedotto che preleva acqua dolce dal Sahara per portarla verso la costa.

L’accordo è giunto nella giornata del 25 agosto, a seguito di un incontro svoltosi nella città di al-Shwerf, a Sud-Est della capitale libica, che ha visto protagonisti il comandante della 166esima Brigata, Muhammad al-Hussan, e il capo dell’omonima Brigata di Tariq bin Ziyad, a sua volta affiliato al generale Khalifa Haftar. Durante i colloqui, le parti hanno stabilito di creare una forza congiunta volta a garantire la sicurezza dei bacini idrici del GMR nella regione di al-Shwerf. In realtà, poco dopo l’incontro, il primo ministro libico ad interim, Abdulhamid Dabaiba, aveva assegnato alla 166ma Brigata la protezione del tratto del Grande fiume artificiale tra al-Shwerf e al-Saddadah, ma l’ufficio stampa del gruppo ha dichiarato che ad occuparsi della sicurezza dell’infrastruttura sarà una “forza congiunta con la Brigata Tariq bin Ziyad”.

Come evidenziato anche dalla missione UNSMIL, il 26 agosto, quanto accaduto rappresenta un passo significativo verso la riunificazione dell’apparato militare e del Paese Nordafricano in generale. Il risultato, raggiunto in collaborazione con il Comitato militare congiunto 5+5, “garantirà non solo la sicurezza del Grande fiume artificiale e flussi di forniture idriche continui, ma spiana la strada verso ulteriori misure che rafforzeranno la fiducia tra le parti belligeranti, fino alla piena realizzazione dell’accordo di cessate il fuoco e alla riunificazione delle istituzioni statali”, ha dichiarato il capo della Missione, Jan Kubis, il quale ha aggiunto: “Questo passo invia un messaggio forte agli attori libici e internazionali, ovvero che la popolazione della Libia ha le capacità e la volontà di superare le divergenze e unirsi per creare un Paese unificato, stabile, prospero e democratico”.

Oltre a sanare una divisione storica tra i due gruppi militari rivali, l’accordo del 25 agosto potrebbe altresì porre fine ai frequenti attacchi e sabotaggi spesso perpetrati a danno del GMR. A tal proposito, il 15 agosto, le autorità libiche del Grande fiume artificiale avevano riferito di aver interrotto la fornitura di acqua a Sud e a Ovest del Paese, dopo che alcuni uomini armati avevano minacciato di attaccare la rete idrica, chiedendo il rilascio del cognato dell’ex leader libico Muammar Gheddafi, Abdullah al-Senussi. Quest’ultimo era stato condannato a morte, nel 2015, per aver cercato di reprimere i movimenti del 2011, culminati con la deposizione e l’uccisione di Gheddafi.

Unificare l’apparato militare rappresenta uno dei punti dell’accordo di cessate il fuoco siglato, il 23 ottobre 2020, tra delegazioni dell’LNA e dell’esercito del precedente governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nella cornice del Comitato militare congiunto 5+5. Tuttavia, a distanza di mesi, le istituzioni di sicurezza statali risultano essere ancora divise tra l’Est e l’Ovest libico, rappresentando uno dei dossier più “spinosi” per il governo Dabaiba, impegnato a guidare la Libia nel percorso di transizione democratica, e, in particolare, verso le elezioni del 24 dicembre 2021.

In tale quadro, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, in un’intervista rilasciata a Sputnik, a cui ha fatto riferimento il quotidiano al-Arabiya, ha affermato che l’unificazione delle istituzioni militari era stata già parzialmente concordata nel 2017 al Cairo, ma i colloqui successivi  non hanno portato a risultati concreti, a causa di divergenze interne, riguardanti la scelta del comandante supremo dell’esercito unificato, così come lo scioglimento delle milizie e la raccolta delle armi. Al-Mismari ha poi specificato che non spetta al Comitato militare congiunto 5+5 risolvere la questione, in quanto la sua missione è stabilire un cessate il fuoco e delineare una tabella di marcia per la formazione delle istituzioni militari. La road map, ha affermato il portavoce, è stata redatta e prevede, tra i diversi punti, anche l’espulsione di forze e mercenari stranieri e lo smantellamento e reintegrazione dei gruppi armati locali. Ad ogni modo, unificare le istituzioni militari richiede ancora altri passaggi, e, ad oggi, non è chiaro se verrà chiesto al Comitato 5+5 di risolvere la questione o se ciò verrà rinviato a dopo le elezioni. 

La Libia è stata teatro di una lunga guerra civile. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 febbraio 2011, mentre risale all’ottobre dello stesso anno la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica e ha visto, a livello politico, la presenza di due amministrazioni rivali, quella legata alla Camera dei Rappresentanti di Tobruk, guidata da Aguila Saleh, e quella del GNA, con a capo Fayez al-Sarraj.  A livello militare, le milizie affiliate al GNA hanno affrontato l’Esercito Nazionale Libico, guidato dal generale Khalifa Haftar, fino a una prima tregua, annunciata il 20 agosto 2020.

Il cessate il fuoco del 23 ottobre 2020 ha poi dato nuovo slancio anche al percorso politico libico, portando alla formazione di governo ad interim unitario, nominato, il 5 febbraio scorso, all’interno del Forum di dialogo politico. Compito della squadra governativa guidata da Dabaiba e del Consiglio presidenziale, con a capo Mohamed al-Menfi, è condurre la Libia verso le elezioni di dicembre, ritenute essere una tappa significativa del percorso di transizione democratica della Libia.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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