Indonesia: la popolazione di Papua rifiuta i vaccini

Pubblicato il 26 agosto 2021 alle 19:43 in Indonesia Papua Nuova Guinea

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Gli abitanti delle province indonesiane di Papua e Papua Occidentale, situate sull’isola di Nuova Guinea e conosciute insieme come Papua, si stanno rifiutando di partecipare al programma di vaccinazione nazionale indonesiano, mossi dalla mancanza di fiducia nelle autorità di Jakarta.

Papua, situata al confine con la Papua Nuova Guinea, fa parte ufficialmente dell’Indonesia dal 2 agosto 1969, quando 1.025 abitanti locali hanno scelto di far rientrare il territorio sotto il controllo indonesiano con un voto, noto come Atto di libera scelta e che era stato supervisionato dalle Nazioni Unite.  Da allora, però, le autorità indonesiane hanno combattuto la popolazione indigena malese, che conta circa 2,5 milioni di persone e che vuole l’indipendenza. Secondo varie fonti, negli anni, durante la lotta contro i separatisti, le forze di sicurezza indonesiane avrebbero violato i diritti della minoranza malese locale con atti quali uccisioni extragiudiziarie degli attivisti e dei manifestanti pacifici.

Ad oggi, tali circostanze storiche connotate da conflitti, casi di razzismo e abusi dei diritti umani, starebbero alimentando le teorie complottiste tra la popolazione locale in materia di vaccini. Un cittadino locale, ad esempio, ha rivelato a South China Morning Post che si sta rifiutando di ricevere il vaccino contro il coronavirus poiché crede che l’Esercito indonesiano utilizzerà il programma di inoculazione nazionale per avvelenare ed eliminare la popolazione di Papua. Il cittadino in questione ha spiegato che sarebbe disposto a ricevere qualsiasi vaccino a patto che la dose sia somministrata direttamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Diversamente, la popolazione locale non avrebbe fiducia nelle dosi arrivate a Papua tramite l’Indonesia, credendo che queste contendano sostanze dannose in grado di uccidere la popolazione locale.

South China Morning Post ha dichiarato che non vi sono prove di piani di natura genocida da parte dell’Indonesia. Tuttavia, il Paese ha finora coinvolto i militari nella campagna di vaccinazione nazionale compresa Papua, dove i soldati non sono visti di buon occhio, per le atrocità di cui sono stati accusati negli anni dei combattimenti tra le parti. Al contempo, l’Indonesia sta però affrontando gravi difficoltà nella lotta alla pandemia per ragioni legate sia a forniture di vaccini limitate, sia all’esitazione della popolazione a causa di una disinformazione diffusa online sull’argomento.

Al momento, i vaccinati di Papua sono circa 30.000, pari a meno dell’1% della popolazione locale. Secondo le autorità indonesiane, il basso tasso di vaccinazione a Papua dipenderebbe sia dalle notizie false diffuse sui social media, sia dai leader ecclesiastici locali che avrebbero messo in dubbio la serietà della pandemia e avrebbero organizzato manifestazioni in cui venivano bruciate le mascherine.

Così come a Papua, il fenomeno della diffusione di notizie false sui vaccini si sta verificando anche in Papua Nuove Guinea, dove circolano informazioni che dichiarano falsamente che i cittadini locali siano costretti a vaccinarsi in test medici di massa.

Papua è al momento luogo di tensioni tra governo e popolazione locale non solo per il coronavirus. Il 15 luglio scorso, l’Indonesia ha approvato una legge sull’autonomia di Papua per incentivarne lo sviluppo. Secondo il Fronte unito per la liberazione di Papua Occidentale, però, si sarebbe trattato di un’estensione di una “legge coloniale e razzista”. Prima ancora, il 25 aprile scorso, il generale a capo dell’intelligence indonesiana regionale di Papua, Gusti Putu Danny Karya Nugraha, era stato ucciso in un’imboscata dei separatisti del gruppo armato Free Papua Organisation (OPM). In seguito a tale evento, il presidente indonesiano, Joko Widodo, aveva chiesto alla polizia e all’Esercito di inseguire e arrestare tutti i membri dei gruppi ribelli presenti a Papua. Il governo aveva poi designato formalmente i separatisti e i gruppi armati criminali della provincia di Papua “terroristi”, lo scorso 29 aprile. Successivamente, il 6 maggio, Jakarta aveva inviato 400 militari in tali territori per accerchiare e reprimere i gruppi armati locali.

I separatisti considerano legittima la propria ribellione in quanto i Paesi Bassi, l’ex potenza coloniale che dominava l’isola, aveva promesso l’indipendenza alla provincia di Papua prima che venisse annessa all’Indonesia nel 1963. Per i separatisti il voto del 2 agosto 1969 non rispecchierebbe la volontà della popolazione locale. 

Il territorio della provincia indonesiana di Papua è ricco di risorse naturali ma è una tra le aree più povere del Paese. Negli ultimi vent’anni il governo di Jakarta vi ha riversato 7,4 miliardi di dollari in finanziamenti, ciò nonostante non è riuscito a migliorare le condizioni della popolazione locale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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