Afghanistan: aereo militare italiano C-130 preso di mira

Pubblicato il 26 agosto 2021 alle 15:00 in Afghanistan Italia

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Il 26 agosto, un aereo militare italiano C-130 che trasportava giornalisti italiani e 98 civili afghani fuori da Kabul è stato preso di mira da alcuni proiettili. 

Secondo quanto riferito da una fonte militare, citata dall’agenzia di stampa ANSA, alcuni proiettili hanno provato a raggiungere il velivolo, al suo decollo dall’aeroporto Hamid Karzai di Kabul, ma grazie alle manovre del pilota, non c’è stata nessuna conseguenza per l’equipaggio e i passeggeri. Anche l’aereo non ha riportato danni. 

Secondo fonti dell’intelligence, citate da ANSA, non si è trattato di un attacco. Secondo quanto riferito, una mitragliatrice afghana ha sparato in aria per disperdere la folla che stava tentando di entrare nel gate dell’aeroporto. Nello specifico, sarebbe stato un pick-up equipaggiato con mitragliatrici e situato lontano dalla pista ad aver sparato alcuni colpi di mitragliatrice calibro 14.5 in aria. La pilota del C-130 italiano ha quindi effettuato un decollo tattico per sottrarsi ad una potenziale minaccia. 

L’episodio si è verificato in una giornata particolarmente caotica all’aeroporto di Kabul, dopo che la sera del 25 agosto, l’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul ha emesso un avviso in cui chiede ai propri cittadini di evitare di recarsi in aeroporto, citando “minacce alla sicurezza” non specificate. Il 26 agosto, un diplomatico della NATO ha avvertito che lo Stato Islamico potrebbe attaccare il perimetro della struttura. In un’allerta simile, il 26 agosto, la Gran Bretagna ha chiesto a tutti gli individui presenti nell’area dell’aeroporto di “allontanarsi in un luogo sicuro”. “C’è un’elevata minaccia in corso per attacco terroristico”, riferisce il messaggio, che specifica di non recarsi all’aeroporto internazionale di Kabul Hamid Karzai. Anche l’Australia ha esortato i suoi cittadini e i titolari di visto a lasciare l’area, avvertendo di una “minaccia molto alta di attacco terroristico” all’aeroporto. 

Tali avvertimenti sono arrivati mentre è in corso un massiccio ponte aereo di cittadini stranieri, delle loro famiglie e di alcuni afghani, iniziato quando i talebani hanno conquistato la città, il 15 agosto, e in attesa del ritiro completo delle forze armate straniere dal Paese, entro il 31 agosto. Mentre le truppe occidentali nell’aeroporto lavoravano febbrilmente per completare l’evacuazione il più velocemente possibile, i combattenti talebani hanno permesso il passaggio sicuro di alcune persone verso l’estero. Tuttavia, consci dell’esodo dei propri cittadini, hanno bloccato il passaggio ad alcuni afghani intenzionati a lasciare il Paese. Un diplomatico della Nato a Kabul ha affermato che, sebbene i talebani siano responsabili della sicurezza all’esterno dell’aeroporto, sono state rilevate minacce da parte dello Stato Islamico. 

Riguardo alla salita al potere del gruppo militante islamista, è necessario ricordare che una massiccia offensiva su scala nazionale ha avuto inizio ad aprile, quando il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato che le truppe statunitensi si sarebbero ritirate dall’Afghanistan, dopo due decenni di presenza sul campo, come concordato dalla precedente amministrazione, guidata da Donald Trump. Il ritorno in patria dei soldati degli USA era stato concordato dai rappresentanti di Washington e dei talebani in occasione di uno “storico” accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020.

L’intesa prevedeva, inoltre, una tabella di marcia verso la pace in Afghanistan, la fine dei rapporti tra talebani ed al-Qaeda e la cessazione delle offensive contro i grandi centri urbani. Tuttavia, l’accordo è stato violato più volte e non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. I militanti afghani hanno prima conquistato i territori rurali intorno alle capitali provinciali e da agosto hanno lanciato offensive contro le grandi città. L’offensiva è culminata il 15 agosto con la presa della capitale, Kabul. L’unica provincia non ancora in mano ai talebani è quella del Panjshir, a Nord della capitale. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione