USA: Corte Suprema difende la politica di Trump sull’immigrazione

Pubblicato il 25 agosto 2021 alle 14:51 in Immigrazione Messico USA e Canada

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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il ricorso contro la sentenza di un giudice federale del Texas, che chiedeva all’amministrazione Biden di ripristinare il programma trumpiano sull’immigrazione, i cosiddetti Migrant Protection Protocols (Mpp). Questi ultimi, conosciuti in generale come parte della politica USA del “Remain in Mexico”, chiederebbero ai richiedenti asilo che arrivano dal Centro America alla frontiera sud-occidentale degli Stati Uniti di attendere l’approvazione entro i confini del Messico. La sentenza della Corte Suprema, emessa martedì 24 agosto, definisce “arbitraria” la decisione della nuova amministrazione di sovvertire la legge adottata da quella precedente e, pertanto, difende la politica sull’immigrazione di Donald Trump. Per giustificare il proprio verdetto, la Corte ha fatto un parallelo con una propria sentenza, emessa nel 2020, che respingeva la altrettanto “arbitraria” decisione dell’Amministrazione Trump di abolire la politica adottata da Obama, sempre in tema di immigrazione, a protezione dei cosiddetti ‘Dreamers’. La decisione di martedì potrà essere impugnata in appello e tornare alla Corte Suprema.

Il programma di Trump sull’immigrazione si applicava alle persone che avevano lasciato un Paese terzo e viaggiato attraverso il Messico per raggiungere il confine con gli Stati Uniti. Dopo che la politica è stata messa in atto, all’inizio del 2019, decine di migliaia di persone hanno aspettato le proprie udienze in accampamenti di fortuna costruiti ad hoc. Ci sono state varie segnalazioni di aggressioni sessuali, rapimenti e torture commesse nei centri. Il presidente Biden ha sospeso e poi concluso il programma. Il Texas e il Missouri hanno citato in giudizio la nuova amministrazione, affermando di essere stati colpiti direttamente dalla misura dovendo, ad esempio, fornire servizi governativi, come le patenti di guida agli immigrati ammessi negli Stati Uniti nell’ambito del programma.

Il 13 agosto, il giudice Matthew J. Kacsmaryk, della Corte distrettuale USA per il distretto settentrionale del Texas, del comune di Amarillo, aveva osservato che, in base ad una legge federale, era previsto il ritorno in Messico dei richiedenti asilo ogni volta che il governo dimostrava di non avere le risorse per tenerli. Secondo il procuratore generale ad interim, Brian H. Fletcher, si tratterebbe tuttavia di una lettura inedita della legge. Tale punto di vista “non è mai stato accettato da alcuna amministrazione presidenziale dall’entrata in vigore dello statuto, nel 1996, inclusa l’amministrazione Trump”, ha affermato Fletcher. Tuttavia, la Corte ha respinto a maggioranza, con il voto contrario dei tre giudici di nomina democratica, il ricorso dell’amministrazione Biden contro la sentenza del giudice federale del Texas. A tal proposito, Fletcher ha notato come “l’ingiunzione della Corte distrettuale determina efficacemente la politica estera degli Stati Uniti”.

Contro la decisione della Corte Suprema si è scagliato anche Omar Jadwat, direttore dell’Immigrants’ Rights Project dell’American Civil Liberties Union (A.C.L.U.), il quale ha dichiarato che, a suo avviso, l’amministrazione Biden ha fatto bene a rescindere il programma trumpiano “Remain in Mexico”. “Il governo deve adottare tutte le misure disponibili per porre fine completamente a questo programma illegale, abolendolo con una spiegazione più completa”, ha affermato Jadwat in una dichiarazione, dopo la sentenza della Corte Suprema. “Quello che non deve fare è usare questa decisione come copertura per abbandonare il suo impegno a ripristinare un sistema di asilo equo”, ha aggiunto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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