Tanzania: sparatoria nei pressi dell’ambasciata francese

Pubblicato il 25 agosto 2021 alle 17:30 in Francia Tanzania

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La presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan, ha riferito che 4 persone, tra cui 3 agenti di polizia, sono morte dopo la sparatoria compiuta, mercoledì 25 agosto, da un uomo armato vicino all’ambasciata francese di Dar es Salaam. Anche l’aggressore è rimasto ucciso nello scontro a fuoco. Non è ancora chiaro il movente dell’azione e le autorità stanno verificando se si tratti di un attacco terroristico.

L’ispettore generale della polizia, Simon Sirro, ha rivelato ai giornalisti che l’uomo armato era un cittadino straniero e che si ritiene provenga dalla Somalia. Sirro ha anche avvertito che l’attacco potrebbe essere collegato all’insurrezione jihadista nel vicino Mozambico, dove un numero crescente di nazioni africane sta lottando congiuntamente contro i combattenti islamisti.

Lo scontro è avvenuto mentre la presidente si trovava ad un incontro con i vertici della sicurezza in un’altra parte della città. I video di testimoni oculari pubblicati sui social media mostrano il momento in cui l’aggressore è stato abbattuto da un proiettile sparato da un cecchino a pochi metri dall’ingresso principale dell’ambasciata francese.

L’ambasciata degli Stati Uniti in Tanzania ha emesso un avviso esortando i suoi cittadini ad evitare l’area vicino all’ambasciata francese e a monitorare i media locali per ottenere informazioni. Proprio l’ambasciata statunitense aveva subito un pesante attacco terroristico, il 7 agosto 1998, per mano della rete di al-Qaeda. Le vittime erano state 11. Da quel momento, il livello di allerta nazionale era stato innalzato, anche se non si erano più verificati attentati jihadisti di tale portata. Ciò, tuttavia, non ha impedito che gruppi di militanti islamisti locali o reti di organizzazioni regionali, tra cui Al Shabaab, continuassero a minacciare la sicurezza del Paese. La città portuale di Dar es Salaam e, in generale, tutto il territorio della nazione africana affrontano ancora le minaccia alla sicurezza provenienti dai Paesi vicini, in particolare dai gruppi armati che operano nel nord del Mozambico e in Somalia.

In Mozambico, la città di Palma, nota per essere il punto di riferimento per il petrolifero nel Paese, è sotto attacco dal 24 marzo. Quel giorno, militanti legati allo Stato Islamico hanno lanciato attacchi coordinati, saccheggiando e distruggendo gli edifici e uccidendo i residenti mentre migliaia di persone cercavano di fuggire. In seguito agli assalti, il gigante petrolifero francese Total si è ritirato dal sito di esplorazione di gas situato nella regione. Gli attacchi hanno segnato un’intensificazione delle violenze, che sono poi riprese ad intervalli nel tempo. 

I principali responsabili della nuova insurrezione sono i militanti del gruppo noto come Al-Sunna wa Jama’a. Si tratta di un’organizzazione islamista del Mozambico, che ha giurato fedeltà all’Isis nel 2019 e che conta almeno 4.500 membri. Questi operano nella provincia di Cabo Delgado dall’ottobre del 2017, quando hanno lanciato una rivolta armata contro il governo di Maputo. A maggio del 2020, una serie di attacchi sono stati poi lanciati nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti. I leader del gruppo hanno legami anche con altre organizzazioni terroristiche dell’Africa orientale. 

In Somalia, invece, opera Al-Shabaab, affiliato di al-Qaeda che organizza, pianifica e conduce attentati anche nei Paesi vicini, come il confinante Kenya. Dal 2019, gli attacchi di Al-Shabaab sono aumentati e si starebbero focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato guerra al gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione