Talebani: per il momento, non è sicuro per le donne andare a lavoro

Pubblicato il 25 agosto 2021 alle 10:49 in Afghanistan Asia

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La BBC ha riferito le parole di un portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, che ha chiesto alle donne afghane che lavorano di stare in casa, per il momento, finché non saranno messi in atto sistemi adeguati per garantire la loro sicurezza. 

“Le nostre forze di sicurezza non sono addestrate su come trattare con le donn, come parlare con le donne”, ha dichiarato Mujahid durante una conferenza stampa a Kabul, secondo quanto riferito dalla testata britannica, il 24 agosto. “Fino a quando non avremo attuato un sistema che garantisca piena sicurezza… Chiediamo alle donne di restare a casa”, ha aggiunto. “È una precauzione temporanea”, ha poi sottolineato Mujahid. 

Dall’altra parte, la posizione dell’ONU sul tema è stata molto chiara. Le dichiarazioni dei talebani arrivano dopo che, lo stesso 24 agosto, l’alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, aveva dichiarato che i diritti delle donne sono una “linea rossa fondamentale”. La rappresentante dell’ONU aveva quindi invitato i talebani afghani a rispettare i diritti di tutti i cittadini e aveva avvertito che il trattamento di donne e ragazze è una “linea rossa fondamentale” che non dovrebbe essere attraversata. Anita Ramasastry, presidente del Comitato di Coordinamento delle Procedure Speciali delle Nazioni Unite, ha sottolineato che le donne, le ragazze e molti sfollati interni corrono gravi rischi in Afghanistan. “Molte di queste persone si nascondono mentre i talebani continuano a perquisire le case porta a porta”, ha dichiarato la rappresentante dell’ONU, “e ci sono serie preoccupazioni che sia in atto una raccolta di informazioni che possa portarli a essere presi di mira”. Secondo le Nazioni Unite, sono già state segnalate perquisizioni, arresti, vessazioni e intimidazioni, oltre a sequestri di proprietà. 

Shaharzad Akbar, presidente della Commissione Indipendente per i Diritti Umani dell’Afghanistan, ha definito la bozza di risoluzione della sessione di emergenza delle Nazioni Unite una “parodia” che non potrà difendere le persone a rischio nel Paese. “Abbiamo documentato che l’avanzata dei talebani è stata affiancata da esecuzioni sommarie, sparizioni, restrizioni sulle donne, sui media e sulla vita culturale. Questa non è storia antica. Questo è all’inizio di questo mese, e questo è oggi”, ha dichiarato. “Alle università è stato chiesto di discutere le possibilità di segregazione di genere, le donne devono essere accompagnate dai membri maschi della loro famiglia in pubblico, i media non trasmettono musica, i giornalisti e gli attivisti si nascondono o fuggono (sic), gli ex membri delle forze di sicurezza nazionale hanno paura del peggio, le esecuzioni sommarie, le perquisizioni casa per casa e la raccolta di informazioni hanno portato a una paura diffusa”, ha aggiunto.

Sotto il precedente governo talebano, dal 1996 al 2001, alle donne era proibito lavorare fuori casa o anche uscire di casa senza un tutore maschio. Non potevano frequentare le scuole e le università e venivano punite con la fustigazione pubblica se si scoprivano violazioni delle “regole della moralità”, come quella che richiedeva che fossero completamente coperte. Il 18 agosto, tre giorni dopo la conquista della capitale da parte dei talebani, in alcune zone della città con una presenza talebana minima, le donne stavano uscendo “con vestiti normali, come era prima dei talebani”, secondo quanto ha riferito un residente di nome Shabaka al New York Times. Ma nelle aree centrali della capitale, in cui si concentrano i combattenti talebani, poche donne si sono avventurate in pubblico e quelle che lo hanno fatto indossavano il burqa, secondo quanto riferito alla testata statunitense da Sayed, un funzionario pubblico.

Tuttavia, è necessario specificare che il 17 agosto, un membro del comitato culturale dei talebani, Enamullah Samangani, aveva lanciato un primo messaggio di apertura alle donne, che erano state invitate ad unirsi al governo. In un’intervista con la Televisione Nazionale dell’Afghanistan, Samangani aveva dichiarato: “L’emirato islamico non vuole che le donne siano vittime” e aveva aggiunto che queste dovrebbero far parte della struttura del governo, “in base a quanto previsto dalla legge della Sharia”. Samangani aveva poi aggiunto che, al momento, non era del tutto chiaro quale sarebbe stata la struttura governativa afghana ma “in base all’esperienza, dovrebbe esserci una leadership totalmente islamica e tutte le parti dovrebbero unirsi”. Il rappresentante dei talebani aveva poi aggiunto: “La nostra popolazione è musulmana e non siamo qui a forzarli verso l’Islam”.

Come evidenziato poi da Bloomberg, i talebani potrebbero consentire alla donne di lavorare nel governo e in uffici pubblici a certe condizioni. Tale decisione rappresenterebbe una svolta che potrebbe contribuire a determinare se gli USA e i loro alleati riconosceranno o meno l’autorità del gruppo in Afghanistan.  In particolare, un membro del gruppo avrebbe riferito in forma anonima a Bloomberg che alle donne sarà consentito di lavorare dove sceglieranno di farlo, entro i limiti posti dalla legge della Sharia. I lavori in questioni potrebbero essere in ambiti che vanno da quello governativo, a quello privato, al commercio e altri.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione