Siria: la Russia entra a Daraa, gli oppositori escono

Pubblicato il 25 agosto 2021 alle 9:48 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le negoziazioni per un accordo tra il governo di Damasco e gli abitanti di Daraa, governatorato del Sud della Siria, sono ancora in corso. Nel frattempo, un primo gruppo di ribelli ha già lasciato la regione, il 24 agosto, mentre la polizia militare russa è entrata nel quartiere “assediato” di Daraa al-Balad, a seguito di tensioni che hanno provocato anche vittime civili.

Per settimane, le forze siriane, affiliate al presidente Bashar al-Assad, hanno assediato l’area di Daraa al-Balad, un distretto meridionale posto sotto il controllo di ex gruppi dell’opposizione, impedendo l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. Ciò ha provocato tensioni, definite le peggiori degli ultimi tre anni. L’apice è stato raggiunto il 29 luglio, quando l’esercito damasceno, in contemporanea con un’offensiva via terra, ha sparato colpi di artiglieria verso tale zona. In risposta, uomini armati locali hanno lanciato un contrattacco nella periferia di Daraa. Nei giorni successivi, le tensioni si sono relativamente placate, sebbene, il 14 agosto, le forze di Assad, coadiuvate da gruppi filoiraniani, abbiano lanciato colpi di mortaio contro l’area di Tareeq al-Sad. 

Ad oggi, le forze di Assad continuano ad assediare la regione meridionale, mentre sono in corso negoziati, mediati da Mosca, tra i membri del Comitato dei notabili di Daraa e i funzionari di Damasco, per discutere di quella che è stata definita una “mappa” russa. Sinora non sono ancora giunte notizie ufficiali su un’intesa definitiva, ma vi sono stati segnali che fanno pensare che questa sia vicina. Un primo gruppo composto da circa 10 uomini armati ha lasciato la regione, il 24 agosto, in quanto non disposti ad accettare l’ingresso delle forze di Damasco.  Nella medesima giornata, fonti locali hanno riferito che membri della polizia militare russa e dell’Ottava brigata del Quinto Corpo, formata da membri che hanno stretto accordi con Damasco nel 2018, sono entrati nel quartiere di Daraa al-Balad. Ciò è avvenuto a seguito di un bombardamento, ad opera delle forze damascene, che ha provocato la morte di un civile e il ferimento di altri abitanti locali, nella notte tra il 23 e il 24 agosto.

Di fronte a uno scenario ancora incerto, la delegazione che rappresenta gli abitanti di Daraa insiste nel raggiungere una soluzione pacifica per evitare “spargimenti di sangue”. Damasco, dal canto suo, oltre a voler ripristinare le proprie istituzioni all’interno del governatorato, ha chiesto ai cittadini della regione meridionale di consegnare ogni tipo di arma in loro possesso, mentre i “dissidenti” che non hanno espletato il servizio militare e che non desiderano abbandonare la regione dovrebbero essere posti in un centro di reinsediamento o presso “unità militari”, o, ancora, rispediti nel governatorato Nord-occidentale di Idlib. I residenti di Daraa al-Balad, oltre a chiedere la liberazione di detenuti, hanno proposto a Mosca di creare corridoi sicuri per consentire ai cittadini che lo desiderano di fuggire verso la Giordania e la Siria settentrionale, mentre le forze siriane potrebbero stanziarsi solo nei quartieri rimasti disabitati.

Secondo quanto riportato, il 24 agosto, dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA), l’escalation delle ultime settimane ha portato circa 38.600 persone ad abbandonare Daraa al-Balad in un mese. Al contempo, l’Onu ha riferito che la situazione umanitaria è deteriorata e in diversi quartieri della regione meridionale l’accesso a beni e servizi di prima necessità, inclusi cibo ed elettricità, è diventato “estremamente difficile”. Alla luce di ciò, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Geir Otto Pedersen, ha sottolineato la necessità di fornire assistenza umanitaria e ha esortato le parti coinvolte a porre fine alla spirale di violenza. Anche la delegata degli USA al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Linda Thomas Greenfield, ha invitato il governo siriano a consentire alle organizzazioni umanitarie di entrare a Daraa per fornire aiuti, mettendo in luce come l’assedio imposto a Daraa rischia di esacerbare la crisi umanitaria e le sofferenze della popolazione siriana.

L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria. In particolare, è qui che alcuni giovani ribelli avevano scritto su un muro uno dei primi slogan antiregime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano Assad. Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Suweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia. Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito di Assad non ha dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. 

Ora, secondo alcuni, Assad sembra desideroso di riprendere il controllo soprattutto della moschea Omari a Daraa al-Balad. Questa moschea è stata testimone della prima scintilla della rivoluzione siriana, e il suo restauro e l’innalzamento della bandiera del governo hanno una forte valenza per Damasco, in quanto simbolo della sua vittoria contro gli oppositori.

Quanto accade a Daraa si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione