Il Qatar verso le prime elezioni legislative

Pubblicato il 25 agosto 2021 alle 14:52 in Medio Oriente Qatar

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La popolazione del Qatar è in attesa di recarsi alle urne per nominare nuovi membri all’interno del Consiglio della Shura, dopo che l’emiro, Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani, ha stabilito che le elezioni si terranno il 2 ottobre prossimo. Sebbene si tratti di un passo significativo per il Paese del Golfo, non sono mancate polemiche.

È del 15 agosto il decreto con cui al-Thani ha ufficializzato la data delle prime elezioni legislative per il Qatar, mentre il primo ministro, Sheikh Khalid bin Khalifa al-Thani, ha esortato la popolazione a partecipare positivamente in un processo che vedrà i cittadini avere pari diritti e doveri. A detta del premier, tale principio è sancito dalla Costituzione, così come dalle tradizioni e usanze nazionali, oltre ad essere presente negli strumenti e nelle procedure legali e costituzionali. Nello specifico, l’elettorato qatariota è chiamato a votare 30 membri, pari a due terzi, del Consiglio della Shura, l’organo legislativo e consultivo nazionale formato da 45 seggi. Gli altri 15 membri continueranno ad essere nominati dall’emiro.

Sebbene la Costituzione del Paese, approvata in un referendum del 2003, preveda elezioni per 30 seggi del suddetto Consiglio, queste sono state più volte rimandate e non hanno mai avuto luogo. Nel 2019, l’emiro aveva ordinato di formare un comitato per organizzare il voto, ma non aveva indicato una data precisa per le elezioni. Poi, il 3 novembre 2020 è stato dato l’annuncio di quella che è stata definita una mossa significativa che consentirà ai cittadini qatarioti di partecipare in misura maggiore nelle operazioni legislative e alla vita politica del Paese.

In tale quadro, secondo quanto riferito il 29 luglio scorso dal Government Communication Office (GCO), è stata altresì approvata una legge elettorale in base alla quale tutti i componenti del Consiglio avranno gli stessi diritti e doveri, tra cui “l’approvazione della politica generale del governo e del bilancio”, nonché l’esercizio del controllo sull’autorità esecutiva, fatta eccezione per gli organi posti sotto il controllo dell’emiro, mentre vigilerà su questioni relative a difesa, sicurezza, politica economica e investimenti. Inoltre, i cittadini di età pari o superiore a 18 anni e il cui nonno sia nato in Qatar potranno votare nei distretti in cui risiede la loro tribù o la loro famiglia. I candidati, invece, devono essere di nazionalità qatariota e avere almeno 30 anni.

Sinora, è il Kuwait l’unica monarchia del Golfo ad essersi dotata di un Parlamento eletto, con poteri significativi, considerato che l’organismo legislativo può bloccare le leggi e mettere in discussione i ministri, sebbene il processo decisionale finale spetti al sovrano. Circa il Qatar, le elezioni non vedranno la presenza di partiti politici, in quanto banditi, al pari degli altri Stati del Golfo. Inoltre, il fatto che possano votare solo i qatarioti la cui famiglia era presente sul territorio già prima del 1930 ha scatenato aspre polemiche. Tra i possibili esclusi, vi sono i membri della tribù al-Murra, i quali hanno organizzato rare manifestazioni a Doha e lanciato una campagna sui social media per criticare le autorità del Paese. La tribù, da cui provengono diversi clan del Qatar, ha avuto un rapporto teso con la famiglia regnante dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, quando membri di spicco di al-Murra si opposero al colpo di Stato compiuto dallo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani contro suo padre, lo sceicco Khalifa, nonno dell’attuale emiro. Di conseguenza, nel 2005, diversi esponenti al-Murra vennero privati della cittadinanza, con il pretesto che questi detenevano una doppia nazionalità.

Le critiche non hanno riguardato solo le condizioni che gli elettori sono chiamati a soddisfare. Alcuni commentatori hanno considerato il voto “una pura decisione principesca per la quale non vi era una vera richiesta”, riferendosi all’opinione largamente condivisa secondo cui le elezioni comportano un ingente costo sociale, senza un tangibile risultato politico in cambio, soprattutto se si considera l’incapacità del Consiglio eletto di portare il capo dell’autorità esecutiva, l’emiro, davanti alla giustizia. Parallelamente, alcuni ritengono che la popolazione qatariota non sia pronta per impegnarsi in un processo elettorale. “Lo Stato del Golfo ha inghiottito la sua società, ha dominato le sue attività ed ha emarginato il ruolo delle organizzazioni della società civile, con tutti i gruppi civili intermedi che sono diventati organismi subordinati, inefficaci nel garantire l’educazione politica dei cittadini”, ha scritto un commentatore qatariota, Muhammad Abdulaziz al-Ansari.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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