Qatar e Arabia Saudita continuano a discutere di relazioni bilaterali

Pubblicato il 25 agosto 2021 alle 17:03 in Arabia Saudita Qatar

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Il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Muhammad Bin Salman, ha accolto il ministro degli Esteri qatariota, Sheikh Muhammad Bin Abdulrahman al-Thani, nel palazzo della città di Neom, nel Nord-Ovest dell’Arabia Saudita, oggi, mercoledì 25 agosto.

Durante i colloqui, le parti hanno discusso delle relazioni bilaterali e di aspetti di cooperazione bilaterale tra i due Paesi, oltre a dossier di mutuo interesse. Inoltre, sono stati presi in esame gli ultimi sviluppi a livello internazionale e regionale, mentre il principe Salman ha ricevuto un messaggio da parte dell’emiro del Qatar, Sheikh Tamim Bin Hamad, il cui contenuto, però, non è stato diffuso. Nella medesima occasione, il ministro al-Thani e rappresentanti sauditi hanno altresì firmato un protocollo volto a istituire un Comitato di coordinamento congiunto, il quale mira a rafforzare il partenariato tra i due Paesi, in linea con gli obiettivi stabiliti sia nella Saudi Vision 2030 sia nella Qatar National Vision 2030.

L’incontro di oggi è giunto a poche settimane di distanza dalla nomina dell’ambasciatore del Qatar in Arabia Saudita, Bandar Mohamed Abdullah al-Attiyah, avvenuta l’11 agosto. Dal 2018 al 2021 Al-Attiyah ha assunto il mandato di ambasciatore del Qatar in Kuwait, un Paese che ha a lungo agito da mediatore tra Doha e i suoi vicini del Golfo.

A giugno scorso, invece, era stato il ministro degli Esteri del Qatar, al-Thani, ad accogliere l’ambasciatore saudita a Doha, il principe Mansour bin Khalid bin Farhan, ricevendo una copia delle sue credenziali. Bin Farhan ha rappresentato il primo diplomatico di un Paese del Golfo ad essersi stabilito in Qatar dalla fine della crisi scoppiata il 5 giugno 2017.

L’ambasciata saudita a Doha ha riaperto nel mese di gennaio scorso, a seguito del 41esimo vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo, svoltosi il 5 gennaio, che ha favorito un progressivo riavvicinamento tra il Qatar e gli altri quattro Paesi fautori del blocco, all’origine della cosiddetta crisi del Golfo. In particolare, il 5 giugno 2017, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrain avevano imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico. La decisione era nata in seguito alle accuse rivolte a Doha per via del suo presunto sostegno e finanziamento di gruppi terroristici, tra cui Hamas ed Hezbollah, e dell’appoggio all’Iran, principale rivale di Riad nella regione. Da quel momento, i quattro Paesi avevano chiuso i loro confini marittimi, terrestri e aerei con il Qatar. Doha ha ripetutamente negato le accuse nei suoi confronti e ha più volte affermato che non vi era “alcuna giustificazione legittima” per la rottura dei rapporti.

Poi, il 5 gennaio scorso, nella città saudita di al-Ula, sono stati mossi i primi passi verso un disgelo delle tensioni. In particolare, i Paesi del cosiddetto quartetto hanno deciso di porre ufficialmente fine alla crisi e, nella dichiarazione finale di al-Ula, hanno affermato di voler unire i propri sforzi per far fronte alle minacce comuni, Iran in primis. Nelle settimane successive, i Paesi coinvolti hanno gradualmente aperto le proprie frontiere al Qatar. A tal proposito, già l’11 gennaio, Riad ha accolto il primo aereo proveniente dal Qatar, mentre nella stessa giornata ha avuto luogo il decollo di un aereo della Saudi Airlines in direzione Doha. Ad oggi, l’Arabia Saudita e l’Egitto sembrano aver agito più velocemente rispetto agli UAE nel ripristino delle relazioni con il Qatar, sebbene tutti, tranne il Bahrein, abbiano riattivato collegamenti commerciali e aerei. Il quadro del riavvicinamento tra Doha e Riad comprende anche la visita dell’emiro del Qatar, al-Thani, del 10 maggio scorso.

In generale, Riad ha svolto un ruolo rilevante nella distensione delle tensioni tra il Qatar e i Paesi fautori dell’embargo. Già a dicembre 2020, il Regno aveva ribadito il suo impegno all’unità del Consiglio di cooperazione del Golfo, aprendo la possibilità ad un atteggiamento distensivo nei confronti del Qatar. Il 27 dicembre, durante un incontro virtuale, i ministri degli Esteri dei Paesi del GCC avevano affermato di voler rafforzare la cooperazione e superare le divergenze con Doha. Poco prima, il 23 dicembre, il ministro degli Esteri qatariota aveva dichiarato che non vi era più alcun ostacolo alla risoluzione della crisi e che si era arrivati ad “una svolta” nel processo di riconciliazione.

I primi segnali verso la de-escalation, in realtà, erano apparsi a seguito della visita in Qatar del consigliere senior e genero dell’ex presidente degli USA, Jared Kushner, svoltasi il 2 dicembre 2020. Poi, il 4 dicembre, il ministro degli Esteri del Kuwait, lo sceicco Ahmad Nasser al-Sabah, aveva dichiarato che le parti coinvolte nella questione, Riad e Doha in primis, si erano impegnate in colloqui fruttuosi, dimostrando la propria disponibilità a porre fine alla crisi. Il giorno successivo, il 5 dicembre, il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, il principe Faisal bin Farhan al-Saud, aveva affermato che le possibilità di risoluzione della crisi del Golfo erano estremamente positive e che presto sarebbe stato raggiunto un accordo definitivo, effettivamente siglato il mese successivo. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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