Indonesia: sequestrata una petroliera ricercata dalla Cambogia

Pubblicato il 25 agosto 2021 alle 17:25 in Cambogia Indonesia

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La Marina dell’Indonesia ha dichiarato, il 25 agosto, di aver sequestrato la petroliera battente bandiera delle Bahamas MT Strovolos ricercata dalle autorità della Cambogia per il sospetto di aver rubato circa 298.000 barili di greggio.  

L’imbarcazione era stata bloccata al largo delle coste delle Isole Riau dell’Indonesia lo scorso 27 luglio e i 18 membri dell’equipaggio a bordo sono stati arrestati, tra questi vi sono tre cittadini bengalesi, tredici indiani e due birmani. La Marina ha dichiarato che i membri dell’equipaggio arrestati sono stati messi in quarantena prima che il loro caso fosse esaminato dagli investigatori.  Il capitano dell’imbarcazione che è un cittadino del Bangladesh è sospettato di aver ancorato in acque territoriali indonesiane senza averne il permesso e starebbe rischiando fino ad un anno di carcere e una multa massima di 13.900 dollari se dovesse essere ritenuto colpevole.

L’imbarcazione stava viaggiando dalla Thailandia verso l’isola indonesiana di Batam ed è stata bloccata dopo aver spento i sistemi di identificazione ed essersi ancorata illegalmente in acque indonesiani.

La Cambogia, pochi giorni prima del 27 luglio scorso, aveva emesso un allerta rossa all’Interpol per il furto di petrolio del Regno. La petroliera era stata noleggiata dalla compagnia petrolifera di Singapore KrisEnergy nel quadro dei recenti sforzi cambogiani di estrarre greggio nel Paese.

Phom Penh aveva iniziato ad estrarre greggio il 29 dicembre 2020 per la prima volta nella sua storia. Il premier cambogiano, Hun Sen, aveva annunciato che nel Paese era stato estratto greggio per la prima volta nelle proprie acque territoriali nel Golfo del Siam, grazie al lavoro di una joint venture realizzata dal governo di Phnom Penh e dall’azienda KrisEnergy di Singapore. Tuttavia, le operazioni petrolifere hanno subito un duro colpo dopo che la società di Singapore non è riuscita a ripagare i propri debiti e ha presentato istanza di liquidazione nel mese di giugno 2021.Il primo agosto scorso, il premier cambogiano aveva dichiarato che i tentativi di estrazione di petrolio nel proprio Paese erano stati “un fallimento”.

KrisEnergy aveva previsto un tasso di produzione massimo di 7.500 barili giornalieri, una quantità modesta rispetto ad altri produttori di petrolio regionali quali Vietnam e Thailandia. Ciò nonostante, Hun Sen aveva dichiarato che il tasso di produzione è stato di 1.000 barili al giorno, dato che si accompagna alla bancarotta della compagnia di Singapore.  Rispetto a quest’ultima, Hun Sen aveva affermato che KrisEnergy “è fuggita con la petroliera” accusandola di essere quindi scappata con il petrolio, ma senza fornire ulteriori dettagli e limitandosi a dire che il governo della Cambogia non è riuscito a fermarla.

Prima di presentare istanza di liquidazione, KrisEnergy deteneva una quota del 95% nell’operazione in Cambogia, mentre la quota restatane era del governo di Phom Penh. Le entrate promesse alle autorità cambogiane avrebbero potuto essere significative per il Paese, nota anche per essere il più povero del Sud-Est Asia, che, secondo stime del 2017, avrebbe potuto guadagnare almeno 500 milioni di dollari in royalties e tasse dalla prima fase del progetto.

L’area interessata dalle prime estrazioni sembrerebbe ospitare depositi petroliferi significativi che erano stati individuati per la prima volta nel 2005 da Chevron, un’azienda petrolifera statunitense. Da allora, era stata la Chevron a negoziare con il governo di Phom Penh per avviare l’estrazione di petrolio in Cambogia ma, a causa di divergenze sulla ripartizione dei guadagni, l’azienda statunitense aveva ceduta la propria quota a KrisEnergy, che era già parte del progetto, nel 2014 per 65 milioni di dollari. In particolare, KrisEnergy aveva acquisito le partecipazioni operative di Chevron nel bacino di Khmer, nel Golfo del Siam, noto come Blocco A.

Dalla scoperta delle riserve petrolifere da parte di Chevron, la Cambogia era stata definita da alcuni come il prossimo potenziale Stato-petrolifero della regione e il governo di Phom Penh aveva stimato di poter estrarre centinaia di milioni di barili di greggio nelle proprie acque. Più osservatori esteri avevano sollevato dubbi e preoccupazioni rispetto al modo in cui la Cambogia, che è stata spesso accusata di poca trasparenza, avrebbe potuto gestire le proprie riserve petrolifere.

Prima del 25 agosto, le autorità indonesiane avevano già bloccato una petroliera battente bandiera iraniana e una petroliera panamense sospettate di aver trasferito illegalmente petrolio in acque indonesiane. Entrambe le imbarcazioni erano state poi rilasciate.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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