Etiopia: USA e UE allarmate per il nuovo invio di truppe eritree in Tigray

Pubblicato il 25 agosto 2021 alle 12:20 in Eritrea Etiopia USA e Canada

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Gli Stati Uniti e l’Unione Europea stanno lanciando un nuovo allarme sul recente dispiegamento di truppe eritree nella regione etiope del Tigray, dove la guerra civile, iniziata circa 9 mesi fa, ha provocato la morte di migliaia di persone e un aggravamento della situazione umanitaria. Le forze ribelli hanno riconquistato, a giugno, gran parte del territorio occupato dai soldati governativi, segnando una grave battuta d’arresto per l’esercito di Addis Abeba. Tuttavia, i nuovi rinforzi eritrei, in arrivo dopo che, solo qualche mese fa, l’Etiopia aveva assicurato che le truppe straniere stavano abbandonando il territorio della regione, sollevano i timori di una nuova escalation dei combattimenti.

“Gli Stati Uniti temono che un gran numero di forze di difesa eritree siano rientrate in Etiopia, dopo essersi ritirate a giugno”, ha dichiarato il segretario di Stato americano, Anthony Blinken. Queste osservazioni sono arrivate in contemporanea con la decisione del Dipartimento del Tesoro statunitense di sanzionare, lunedì 23 agosto, un importante funzionario eritreo accusato di violazioni dei diritti umani durante la guerra nel Tigray. L’uomo in questione è il generale Filipos Woldeyohhannes, capo di stato maggiore delle forze di difesa eritree (EDF). La misura è stata presa dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro, che ha proceduto ad aggiungere Woldeyohhannes alla lista nera USA. Il Dipartimento accusa le truppe dell’EDF di massacri, saccheggi, stupri, torture, esecuzioni e sparatorie di civili in strada. Il governo di Asmara, dal canto suo, nega tutte le accuse. 

Poco prima delle dichiarazioni USA, alcuni funzionari dell’Unione Europea avevano avvertito, in un memorandum interno redatto il 20 agosto, che l’Eritrea stava inviando rinforzi attraverso il confine con il Tigray. Il documento, visionato dall’agenzia di stampa Reuters, ha specificato che le truppe eritree si sono dispiegate nella parte occidentale della regione, già pesantemente militarizzata e contesa, e “hanno assunto posizioni difensive, con carri armati e artiglieria,” intorno alle città di Adi Goshu e Humera. Il report sottolinea anche che il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha visitato Asmara, il 17 agosto, in un incontro che non era stato annunciato dal suo ufficio, mentre era in viaggio per un tour ufficiale in Turchia. 

Secondo le indagini delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, le truppe eritree sono entrate nel Tigray per combattere a fianco delle forze federali in un conflitto segnato da abusi, stupri e violenze. Sebbene, ad aprile, il governo etiope avesse annunciato che le truppe di Asmara avevano iniziato a ritirarsi, i ribelli del Tigray hanno più volte osservato che molti soldati eritrei sono rimasti sul campo. 

Parlando davanti ai giornalisti la scorsa settimana, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato di essere gravemente preoccupato per la situazione in Etiopia, in particolare per la “violenza indicibile” commessa contro le donne del Tigray. Informando il Consiglio di sicurezza dell’ONU sulle conseguenze del conflitto in Etiopia, il mese scorso, Ramesh Rajasingham, vice segretario generale ad interim delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e vice coordinatore dei soccorsi di emergenza, ha dipinto un quadro cupo della situazione sul campo e ha confermato i report che testimoniano le gravi violenze sessuali e gli abusi di genere subiti dai cittadini del Tigray. “La vita di molte di queste persone dipende dalla nostra capacità di raggiungerle con cibo, medicine, beni essenziali e altri aiuti umanitari”, ha dichiarato Rajasingham davanti al Consiglio. Migliaia di persone sono state uccise e più di due milioni sono rimaste sfollate nella regione da quando, a novembre 2020, pesanti combattimenti sono scoppiati tra l’esercito federale e le forze fedeli al Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF). Si stima che circa cinque milioni di persone abbiano bisogno di aiuti umanitari e più di 400.000 stiano vivendo condizioni di carestia a causa del conflitto.

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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