Boss della droga messicano espulso dagli Stati Uniti

Pubblicato il 25 agosto 2021 alle 9:10 in Messico USA e Canada

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Eduardo Arellano Felix, uno dei fratelli che hanno fondato il cartello messicano che porta il loro cognome, è stato espulso dagli Stati Uniti e consegnato alle autorità del suo Paese natale, per rispondere alle accuse penali a suo carico, incluse quelle di criminalità organizzata, dopo aver scontato gran parte dei suoi 15 anni di reclusione in una prigione federale ad Allenwood, in Pennsylvania. Eduardo è passato alle autorità federali messicane lunedì 23 agosto, una volta superato il valico di frontiera a Matamoros, di fronte a Brownsville, in Texas. Ora si trova nel carcere di massima sicurezza “El Altiplano”.

L’uomo è accusato di criminalità organizzata e traffico di droga in Messico. È uno dei fondatori del cartello Arellano Felix, con sede a Tijuana, responsabile del trasporto negli Stati Uniti di centinaia di tonnellate di cocaina e cannabis provenienti dal Messico e dalla Colombia. Gli USA lo avevano incriminato nel 2003, con l’accusa di traffico di droga e riciclaggio di denaro, e avevano offerto una ricompensa che arrivava fino a 5 milioni di dollari per chi avesse favorito la sua cattura. Il boss messicano è stato alla fine arrestato nel 2008 dalle forze di sicurezza del suo Paese dopo una violenta sparatoria nella sua casa a Tijuana. Eduardo è stato poi estradato negli Stati Uniti nel 2012, dove si è dichiarato colpevole di riciclaggio di denaro per conto del cartello che portava il suo cognome. È stato condannato nel 2013 in California a 15 anni di carcere, diventando l’ultimo dei fratelli Arellano Felix uccisi o arrestati in relazione al giro di traffico di droga messicano. 

Al culmine della sua potenza, il cartello contrabbandava centinaia di milioni di dollari in stupefacenti. Ad oggi, l’organizzazione continua ancora ad operare grazie ad alleanze con altri potenti gruppi criminali. Tuttavia, superati i gloriosi anni ’90 a Tijuana, il cartello sembra essere ormai diventato un’ombra di se stesso. La famiglia ha lentamente perso il controllo lungo il confine tra la California e il Messico negli ultimi dieci anni, mentre i cartelli di Sinaloa e Jalisco sono emersi diventando i più potenti nel fare da corridoio per il trasferimento di droga negli Stati Uniti.

Il fratello di Eduardo, Benjamin Arellano Felix, descritto dalle autorità statunitensi e messicane come la mente del gruppo, è stato condannato a 25 anni di prigione negli Stati Uniti, dopo essere stato estradato dal Messico, dove era stato arrestato nel 2002. Ramon Arellano Felix, il massimo esecutore del cartello, è stato ucciso in una sparatoria con ufficiali messicani nel 2002. Un altro fratello, Francisco Javier, è stato condannato nel 2007 all’ergastolo dopo che la Guardia costiera degli Stati Uniti lo aveva catturato mentre si trovava a bordo di un peschereccio in acque internazionali, al largo della costa messicana della Bassa California.

La questione dei trafficanti di droga che finiscono la loro condanna ed escono di prigione sta diventando un tema delicato per il Messico, dopo che gran parte dei signori della droga della vecchia guardia sono stati o stanno per essere liberati. Quasi otto anni fa, il narcotrafficante Rafael Caro Quintero è uscito di prigione dopo che un giudice messicano aveva ordinato, con una decisione controversa, il suo rilascio a fronte di una condanna a 40 anni per l’omicidio-tortura dell’agente della US Drug Enforcement Administration Enrique “Kiki” Camarena, nel 1985. Da allora, l’uomo è tornato a trafficare droga e ha scatenato sanguinose battaglie per il controllo del territorio nello Stato di Sonora, al confine con il Messico settentrionale.

Quella del rilascio dei trafficanti è una questione particolarmente spinosa soprattutto per il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador, che nel 2019 ha ordinato la liberazione di Ovidio Guzman, uno dei figli di “El Chapo” Guzman, una mossa che è stata giustificata con la necessità di evitare ulteriori spargimenti di sangue. Ad aprile, un tribunale messicano aveva ordinato la liberazione del famoso signore della droga degli anni ’90, Hector “El Guero” Palma. La decisione, se effettivamente presa, avrebbe comportato un significativo imbarazzo internazionale. A luglio, tuttavia, una corte d’appello messicana ha annullato l’assoluzione, sostenendo che il tribunale, di grado inferiore, avesse applicato impropriamente la regola del doppio rischio, che proibisce di processare qualcuno due volte per lo stesso reato.

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di Redazione

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