USA: Harris attacca Pechino sul Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 18:25 in Cina USA e Canada

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La vice presidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, ha riservato dure critiche alla Cina per le sue azioni nel Mar Cinese Meridionale, il 24 agosto, durante la sua visita a Singapore. Pechino ha respinto le dichiarazioni di Harris dicendo che con il ritiro dall’Afghanistan gli USA hanno perso credibilità.

Harris ha dichiarato Sappiamo che Pechino starebbe continuando a fa coercizioni, intimidire e rivendicare la stragrande maggioranza del Mar Cinese Meridionale. Per gli USA, le azioni di Pechino continuano a minacciare l’ordine basato sulle regole e la sovranità delle Nazioni. Washington ha quindi promesso di sostenere i propri alleati e partner di fronte alle minacce cinesi. Harris ha sottolineato che l’Indo-Pacifico è “di fondamentale importanza per la sicurezza e la prosperità” degli USA, aggiungendo che, mentre gli Stati Uniti sono concentrati sulla chiusura del loro impegno in Afghanistan, evacuando quante più persone possibile, è “imperativo” che mentre gli USA affrontano gli sviluppi in una regione, continuiamo a far avanzare i loro interessi in altre.

Harris ha sottolineato che gli Stati Uniti stanno cercando un maggiore impegno nella regione indo-pacifica non solo per contrastare la Cina, ma anche per promuovere una “visione ottimistica” per la propria partecipazione e per i partenariati nella regione. Prestando attenzione alla neutralità di Singapore nella disputa tra Stati Uniti e Cina, Harris ha anche affermato che gli Stati Uniti non stanno cercando di “far scegliere a nessuno tra i Paesi”. Singapore è il fulcro della presenza navale degli Stati Uniti nel Sud-Est asiatico e ha un fiorente partenariato commerciale con gli Stati Uniti. Ciò nonostante, il Paese sta cercando anche di mantenere legami stretti con la Cina e una posizione di neutralità di fronte alle crescenti tensioni tra USA e Cina. 

Secondo Associated Press, con il suo discorso, Harris avrebbe cercato di consolidare l’impegno degli Stati Uniti a sostenere i propri alleati in un’area di crescente importanza per l’amministrazione del presidente Joe Biden, che avrebbe messo la lotta all’influenza della Cina a livello globale al centro della sua politica estera. Oltre a questo, le dichiarazioni della vice presidente statunitense sono arrivate in un momento critico per gli Stati Uniti, ovvero mentre  Biden starebbe cercando di consolidare l’attenzione verso l’Asia in concomitanza alla riduzione dell’impegno di Washington in Medio Oriente, culminato con il ritiro dall’Afghanistan.

Lo stesso 24 agosto, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, ha affermato che quanto sta accadendo in Afghanistan dimostra quali siano le “regole” e l'”ordine” di cui parlano gli Stati Uniti. Wang ha affermato che l’ordine voluto dagli Stati Uniti è quello in cui possono intervenire arbitrariamente in un Paese sovrano senza essere responsabili delle sofferenze del suo popolo; così come andare e venire a piacimento, senza curarsi delle opinioni della comunità internazionale e dei suoi alleati. Al contempo, secondo Wang, gli Stati Uniti possono screditare, sopprimere e prevaricare altri Paesi senza dover pagare alcun prezzo. Wang ha lasciato intendere che dopo l’Afghanistan nessuno crederà più a Washington.

Il 23 agosto, Harris ha affermato che gran parte della storia del 21esimo secolo sarà scritta nella regione dell’Indo-Pacifico. Nella stessa giornata Harris ha incontrato il premier, Lee Hsien Loong, con il quale ha stretto più accordi e lanciato varie iniziative, e ha parlato con il presidente di Singapore, Halimah Yacob.

Harris proseguirà il suo viaggio recandosi ad Hanoi, in Vietnam, e sarà il primo vicepresidente degli Stati Uniti a visitare tale Paese dalla fine della guerra del Vietnam. Harris incontrerà i leader del Paese il 25 agosto.

Hanoi è uno tra i governi coinvolti nelle dispute di sovranità legate al Mar Cinese Meridionale che coinvolgono Cina, Taiwan e Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei. In particolare, per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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