Turchia: colpiti 28 obiettivi del PKK nel Nord dell’Iraq

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 17:05 in Iraq Turchia

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Il Ministero della Difesa della Turchia ha riferito, oggi, 24 agosto, che 28 “obiettivi terroristici”, appartenenti al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), sono stati colpiti nel corso di un’operazione condotta nella regione del Kurdistan, nel Nord dell’Iraq.

Stando a quanto specificato, 20 aerei da guerra delle forze turche hanno partecipato all’operazione, avviata nelle prime ore del mattino, dopo essersi coordinati con i servizi di intelligence turchi, la National Intelligence Organization. I raid hanno interessato circa 200 chilometri all’interno dei territori iracheni e, in particolare, la regione di Assos, dove sono stati distrutti rifugi, depositi di armi, postazioni e quartieri generali del PKK, definita un’organizzazione separatista. A detta di Ankara, l’operazione condotta il 24 agosto ha rappresentato un “duro colpo” per i “terroristi” e si inserisce nel quadro degli sforzi profusi da Ankara per eliminare “fino all’ultimo militante che disturba il benessere del popolo turco”.

Un funzionario locale, sindaco di Penjwen, Zana Rahman, ha confermato che gli aerei da guerra turchi hanno effettuato diversi raid contro la zona rurale della regione di Sulaimani, nei pressi del confine con l’Iran, diffondendo panico tra la popolazione locale. Rahman ha aggiunto che gli attacchi hanno avuto inizio alle 6:30 del mattino, ora locale, e sono proseguiti per circa venti minuti. Sino ad ora, sembrano non esservi state vittime tra i cittadini, mentre non si è a conoscenza di eventuali perdite per il PKK. I raid del 24 agosto sono stati definiti i primi di tal tipo condotti da marzo scorso contro nascondigli del Partito curdo nella regione. Alcuni analisti ritengono che l’obiettivo della Turchia sia inviare un messaggio al PKK, il quale starebbe cercando di rafforzare la propria presenza nella regione irachena, facendo leva sulle divergenze tra il governo di Baghdad e quello di Erbil.

In tale quadro, il 22 agosto, 2 civili iracheni hanno perso la vita nel corso di scontri tra l’esercito turco e membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, nel distretto iracheno di Zakho. In particolare, i civili sono entrati nell’area mentre le forze turche attaccavano il PKK, rimanendo uccisi. Il 13 agosto, invece, il Ministero della Difesa turco aveva annunciato che l’escalation tra le forze armate di Ankara e i militanti curdi aveva causato la morte di un proprio soldato. Pochi giorni dopo, il 17 agosto, un ospedale di Sinjar, distretto situato nel Nord dell’Iraq, nella regione di Ninive, è stato oggetto di un attacco perpetrato dalle forze aeree turche. Il bilancio delle vittime, secondo fonti curde, ha incluso almeno 8 morti e 4 feriti. Stando a quanto affermato dal vicesindaco di Sinjar, Jalal Khalaf Basu, l’ospedale, posto sotto il controllo delle Sinjar Resistance Units (YBS), a loro volta affiliate al Partito dei Lavoratori del Kurdistan, è stato colpito da tre raid turchi, che hanno completamente distrutto l’edificio. 

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica. Risale al 24 aprile la dichiarazione del Ministero della Difesa della Turchia, con cui è stata annunciata la continuazione di due operazioni contro il Nord dell’Iraq, soprannominate Claw-Lightning e Claw-Thunderbolt. L’obiettivo, è stato specificato dal ministro Hulusi Akar, è preservare la vita di circa 84 milioni di turchi dalla minaccia posta da gruppi terroristici quali il PKK, il movimento Gulen e lo Stato Islamico. Il PKK, ha poi affermato il ministro, continua a mantenere la sua presenza nel Nord dell’Iraq e continua a crearsi tane e nascondigli, in previsione di un attacco delle forze armate turche. 

Già nel 2020, il 17 giugno, la Turchia aveva dato inizio a un’altra operazione contro il PKK, soprannominata “Artiglio di Tigre”, avente lo stesso obiettivo delle offensive precedenti. Tale operazione è stata classificata come la più lunga condotta da Ankara nei territori iracheni nel corso dello scorso anno, ed ha causato anche la morte di almeno 6 civili iracheni, il primo dei quali morto a seguito di un bombardamento turco contro il distretto di Bradost, nel governatorato di Dahuk, il 19 giugno. In tale area la Turchia occupa più di 10 postazioni militari, istituite sin dal 1995, mentre continua a mantenere basi militari temporanee di piccole dimensioni, stabilite unilateralmente, nel Nord dell’Iraq.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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