Tunisia: Parlamento sospeso “fino a nuovo ordine”

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 9:45 in Africa Tunisia

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Il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha esteso la sospensione delle attività parlamentari e le altre “misure eccezionali” stabilite il 25 luglio. Al momento, non sono stati riportati ulteriori dettagli, ma il capo di Stato ha riferito che quanto stabilito il mese scorso rimarrà in vigore fino a nuovo ordine.

Le ultime dichiarazioni della presidenza tunisina sono giunte il 23 agosto, a circa un mese di distanza dall’annuncio delle misure che hanno fatto precipitare la Tunisia in una situazione di caos. In particolare, il 25 luglio, il capo di Stato tunisino ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento per trenta giorni, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Nel corso delle ultime settimane, Saied, accusato di tentato colpo di Stato, ha più volte ribadito che si è trattato di misure eccezionali, volte a salvare le istituzioni statali tunisine, e di aver rispettato sia la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, sia i diritti del popolo tunisino.

Stando a quanto precisato nel comunicato del 23 agosto, Saied rivolgerà un discorso alla popolazione nei prossimi giorni, mentre questa è in attesa di conoscere il destino politico del Paese Nord-africano. A tal proposito, si prevede che Saied annuncerà il nome del nuovo primo ministro prima della scadenza dei 30 giorni dall’entrata in vigore delle misure eccezionali. Un potenziale candidato alla posizione di premier è il governatore della Banca centrale della Tunisia, Marouane al-Abbassi, il quale avrebbe discusso del possibile incarico con Saied in un incontro del primo agosto. Altri candidati sono Nizar Yaish, ex ministro delle Finanze, e Tawfiq Sharaf El-Din, ex ministro dell’Interno, tra i principali collaboratori di Saied.

Nel frattempo, il leader del partito islamista moderato Ennahda, Rachid Gannouchi, nella sera del 23 agosto, ha licenziato tutti i membri dell’ufficio politico del movimento, con l’obiettivo di riformarlo e far sì che sia in grado di rispondere alle esigenze del momento. Gannouchi, altresì presidente del Parlamento, ha dovuto far fronte ad aspre critiche da parte dei membri del suo partito, che l’hanno accusato di non aver gestito in modo adeguato la crisi politica derivante dalle decisioni di Saied del 25 luglio, così come le problematiche sorte sin dalla sua elezione, nel 2019. Esponenti dell’opposizione, interni ad Ennahda, avevano altresì minacciato di dividersi dal movimento e formare un nuovo partito politico, nel caso di mancate dimissioni di Gannouchi e di mancata revoca delle misure del 25 luglio. Successivamente, il partito ha formato un comitato volto a gestire la crisi e cercare soluzioni per evitare che la situazione degeneri ulteriormente e riportare normalità all’interno delle istituzioni tunisine.

Ennahda, primo partito nella coalizione di governo, aveva inizialmente definito la mossa di Saied un “colpo di Stato” e aveva esortato la presidenza a indire nuove elezioni legislative e presidenziali, mettendo in guardia da qualsiasi ritardo che sarebbe stato considerato “un pretesto per mantenere in piedi un regime autocratico”. Poi, il 4 agosto, il medesimo partito ha assunto toni più moderati, sottolineando che gli eventi dei giorni precedenti avrebbero potuto rappresentare un’opportunità per portare avanti il cammino di transizione democratica della Tunisia. A tal proposito, il 22 agosto, Ennahda ha ribadito la propria disponibilità a intraprendere un dialogo globale, volto a porre fine alla crisi in atto, evidenziando la necessità di rispettare le istituzioni statali, prima fra tutte la presidenza della Repubblica.

Alle decisioni si Saied del 25 luglio ne sono seguite altre. Sono stati circa 30 i funzionari impiegati nelle istituzioni governative o con incarichi in ambito giudiziario che sono stati destituiti in dieci giorni. Il 5 agosto, poi, il presidente ha posto fine al mandato di altri tre governatori provinciali, a due giorni di distanza dal licenziamento di Anis Oueslati, il governatore di Sfax. Al contempo, il 28 luglio, è stata avviata una campagna anticorruzione, volta a colpire circa 460 imprenditori, accusati di appropriazione indebita durante la presidenza di Zine el-Abidine Ben Ali, alla guida della Tunisia dal 1987 al 2011. Gli imprenditori coinvolti nella campagna, a detta di Saied, devono allo Stato circa 4,8 miliardi di dollari. A questi è stato proposto un “accordo legale”, che prevede la restituzione dei fondi saccheggiati.

Quanto accaduto il 25 luglio rappresenta l’apice di una situazione di instabilità politica, economica e sociale che caratterizza da mesi il Paese Nord-africano. La disoccupazione in Tunisia risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. 

A livello politico, Kais Saied si è rifiutato di accogliere nel proprio palazzo presidenziale 11 dei nuovi ministri scelti da Mechichi nel quadro di un rimpasto di governo. Dal 26 gennaio, questi attendevano di prestare giuramento dopo che Saied, oltre ad aver definito il rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si è opposto alla nomina di quattro tra i ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Ai sensi della Costituzione tunisina, però, il giuramento è necessario per espletare i compiti affidati. Non da ultimo, il presidente si è altresì rifiutato di firmare un progetto di legge per la formazione di una Corte Costituzionale, sebbene già approvato in Parlamento in due sessioni consecutive.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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