Tokyo cerca consensi per lo smaltimento dei rifiuti di Fukushima

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 19:48 in Asia Giappone

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Il governo del Giappone ha adottato un piano ad interim per lo smaltimento in mare dei rifiuti liquidi di Fukushima, il 24 agosto, per ottenere il sostegno dei pescatori e di altri gruppi preoccupati dai per il rilascio in mare delle sostanze.

In base al piano adottato, il governo istituirà un fondo per acquistare prodotti ittici per poi congelarli per lo stoccaggio temporaneo in modo da attutire l’impatto che avranno “le voci negative” sullo scarico. Il governo aiuterà anche a promuovere i prodotti Fukushima nei ristoranti e in altri settori alimentari. Oltre a questo, Tokyo prevede di iniziare ad allevare pesci nelle acque trattate a livelli consentiti per lo scarico come parte di una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza.

Ad oggi, in molti casi, i prodotti ittici e agricoli di Fukushima hanno ancora un prezzo inferiore o sono evitati da rivenditori e consumatori, sebbene tutti gli alimenti commercializzati siano testati per le radiazioni. Il piano adottato il 24 agosto prevede che il gestore dell’impianto, Tokyo Electric Power Company Holdings, risarcisca in caso di danni economici derivanti dallo scarico dei liquami. Il presidente della TEPCO Tomoaki Kobayakawa, ha detto che la società prevede di rilasciare presto uno schema di compensazione.

Il 13 aprile scorso, il governo giapponese aveva deciso di scaricare in mare gli scarti liquidi radioattivi dell’impianto di Daiichi di Fukushima, affermando che l’operazione non provocherà danni alla salute umana. Il rilascio dovrebbe avvenire nelle acque del Pacifico nella primavera del 2023 a conclusione della costruzione di una struttura apposita e dopo aver compilato piani di rilascio in base a criteri di sicurezza prestabiliti. Tale piano è stato criticato e contrastato dai pescatori giapponesi e da Paesi vicini al Giappone, Primi fra tutti Cina e Corea del Sud.

L’11 marzo 2011, un terremoto di magnitudo 9.0 e uno tsunami colpirono il Giappone causando distruzioni all’impianto nucleare Daiichi di Fukushima. L’evento è stato definito l’incidente nucleare più grave dopo il disastro di Cernobyl del 26 aprile 1986 e ha generato grandi quantità di acque contaminate impiegate per il raffreddamento dei reattori colpiti dal disastro. Tali acque sono state trattate utilizzando un sistema avanzato in grado di rimuovere gran parte degli elementi contaminanti e sono state poi immagazzinata in circa 1.000 contenitori poi posizionati nei pressi dello stabilimento. Da allora ì è stato previsto che l’impianto raggiungerà la sua capacità massima entro il 2022.

I funzionari del governo giapponese hanno affermato che il rilascio nell’oceano è l’opzione più realistica e che lo smaltimento dei liquidi è inevitabile per lo smantellamento dell’impianto. I funzionari del governo e della Tokyo Electric Power Company Holdings hanno affermato che il trizio, che non è dannoso in piccole quantità, non può essere rimosso dall’acqua, ma tutti gli isotopi selezionati per il trattamento possono essere ridotti a livelli sicuri per il rilascio.

Il Giappone ha ottenuto l’approvazione dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica per monitorare e rivedere il rilascio dell’acqua radioattiva trattata dall’impianto di Fukushima nel Pacifico. Tali operazioni inizieranno prima dello scarico, che dovrebbe richiedere decenni fino alla della disattivazione dell’impianto. Gli esperti dell’AIEA visiteranno Fukushima per il campionamento dell’acqua prima del rilascio e confronteranno i risultati con quelli della TEPCO.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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