Russia-Arabia Saudita: siglato un accordo di cooperazione militare

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 12:15 in Arabia Saudita Russia

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Russia e Arabia Saudita hanno firmato un accordo in materia di cooperazione militare. Ad annunciarlo, sul proprio account Twitter, è stato il viceministro della Difesa saudita, Khalid bin Salman, il 23 agosto.

Stando a quanto specificato, l’intesa è stata siglata a margine dei colloqui con la controparte russa, Alexander Fomin, e ha l’obiettivo di sviluppare aree di cooperazione militare congiunta tra Mosca e Riad. Tuttavia, non sono stati ancora diffusi particolari dettagli in merito. Il viceministro saudita si è recato in Russia per partecipare al Forum tecnico-militare “Army 2021”, in corso, dal 23 agosto, presso Kubinka, nella regione di Mosca. Durante la visita, Bin Salman ha altresì incontrato il ministro della Difesa russo, Sergey Shoygu, con cui sono state discusse le modalità per rafforzare la cooperazione a livello militare e di difesa, e sono state analizzate le sfide che interessano entrambi i Paesi. A tal proposito, Mosca e Riad hanno espresso il desiderio di salvaguardare la sicurezza e la stabilità della regione mediorientale.

Da parte sua, Shoygu ha dichiarato che il suo Paese mira a sviluppare progressivamente i legami di cooperazione con il Regno del Golfo in ambito “militare e tecnico-militare”, all’interno di uno spettro di questioni di mutuo interesse. “Sarai in grado di esaminare i più recenti esemplari russi nelle sue sedi, compresi quelli che si sono dimostrati efficaci in Siria”, ha dichiarato Shoigu, rivolgendosi all’interlocutore saudita, aggiungendo: “Consideriamo la tua presenza in prima persona come una conferma del percorso dell’Arabia Saudita verso un ulteriore rafforzamento della cooperazione con la Russia”.

Sebbene non siano state diffuse informazioni sull’accordo firmato il 23 agosto, questo interessa il primo importatore di armi a livello internazionale, Riad, e il secondo maggiore esportatore dopo gli Stati Uniti, Mosca. A rifornire il Regno del Golfo nel corso degli ultimi anni vi è stata soprattutto Washington. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), l’Arabia Saudita è stata il principale destinatario dei trasferimenti di armi statunitensi nel periodo 2016-20, rappresentando il 24% delle esportazioni fabbricate negli USA. Nel 2019, Riad ha destinato circa 70 miliardi di dollari del proprio budget alla difesa, mentre il personale militare saudita in servizio includeva circa 230.000 membri. Secondo quanto riferito da SIPRI, in un report pubblicato il 27 aprile 2020, il Regno è stato il Paese del Medio Oriente che ha speso di più per gli armamenti nel 2019, in termini assoluti. Nello specifico, Riad ha investito in Difesa il totale di 61.9 miliardi di dollari. Anche se i livelli di spesa del Regno sono diminuiti del 16% tra il 2018 e il 2019, il Paese ha comunque speso l’8% del proprio PIL in armamenti.

Nel rapporto di quest’anno, pubblicato ad aprile 2021, l’Arabia Saudita occupa la sesta posizione tra i 40 Paesi che hanno destinato più fondi al settore militare nel 2020, con una spesa pari a 57.5 miliardi di dollari. La Russia è stata posta al quarto posto, con 61.7 miliardi. Ad ogni modo, il Regno si è precedentemente detto intenzionato investire più di 20 miliardi di dollari nell’industria militare nazionale nei prossimi dieci anni, come parte di un piano volto ad aumentare la spesa militare locale. Parallelamente, la società di difesa statale Saudi Arabian Military Industries (SAMI) ha riferito che il suo obiettivo è generare entrate annuali pari a 5 miliardi di dollari ed essere inserita tra le 25 migliori società di difesa a livello mondiale entro il 2030.

Risalgono al 20 febbraio le parole del governatore saudita dell’Autorità generale per le industrie militari, Ahmad bin Abdulaziz al-Ohali, il quale ha riferito che il governo di Riad, entro il 2030, intende spendere il 50% del proprio bilancio militare in equipaggiamento fabbricato localmente. Non da ultimo, il Paese mira a passare dall’attuale 0,2% destinato alla ricerca e allo sviluppo del settore militare al 4% entro il 2030, raggiungendo, in tal modo, i tassi medi a livello internazionale. Ciò, ha specificato al-Ohali, richiederà collaborazioni, anche con Abu Dhabi, Washington e con l’Europa. Motivo per cui, sono già state rilasciate 114 licenze per 70 società con sede in Arabia Saudita, e per il 20% si tratta di joint venture straniere o di compagnie estere.

In tale quadro, fonti militari russe hanno rivelato, lo scorso 11 agosto, che la società russa Almaz-Antei ha avviato la produzione in serie di missili per il sistema antimissilistico S-500 Prometheus. Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa russa RIA Novosti, grazie alle sue caratteristiche, Prometheus supera in modo significativo l’omologo statunitense Patriot Advanced Capability-3, nonché il suo predecessore S-400. Secondo alcune fonti che circolerebbero dal 2019, la Turchia potrebbe essere uno dei potenziali partner per lo sviluppo dell’S-500. 

Sono due i conflitti mediorientali principali che vedono coinvolte Russia e Arabia Saudita. Da un lato, Mosca coadiuva l’esercito siriano affiliato al presidente Bashar al-Assad nella guerra scoppiata il 15 marzo 2011. Dall’altro lato, Riad è intervenuta nella guerra civile in Yemen, il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione internazionale volta a sostenere l’esercito filogovernativo. L’alleanza è formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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