Mozambico: iniziato il maxi processo sul “debito nascosto”

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 12:51 in Africa Mozambico

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Si è aperto, lunedì 23 agosto, in un carcere di Maputo, in Mozambico, il processo per lo scandalo del “debito nascosto”, uno dei più grandi casi di corruzione del Paese, che ha influito sulla crisi finanziaria della nazione africana e messo in imbarazzo i vertici dello Stato. Diciannove persone accusate di ricatto, falso, appropriazione indebita e riciclaggio, per somme di denaro dal valore di milioni di euro, saranno ascoltate in una serie di udienze programmate che si svolgeranno nell’arco di quasi due mesi. Tra loro c’è il figlio dell’ex presidente Armando Guebuza, Ndambi Guebuza.

I tribunali del Paese sono stati ritenuti troppo piccoli per accogliere le decine di avvocati e testimoni e le centinaia di giornalisti autorizzati a seguire il caso. Per questo, il carcere di massima sicurezza di Machava, vicino Maputo, dove Ndambi Guebuza è trattenuto da due anni e mezzo in custodia cautelare, è stato adattato in modo da poter ospitare le udienze. Il caso coinvolge anche l’attuale presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, che è stato tirato in causa da una testimonianza raccolta nelle indagini condotte negli Stati Uniti. All’epoca dei fatti, Nyusi era ministro della Difesa ed è stato accusato di aver ricevuto presunte tangenti.

La vicenda si è svolta tra il 2013 e il 2014, quando tre società statali del Mozambico, ovvero ProIndicus, Ematum e Mam, hanno contratto prestiti dal valore di 1,76 miliardi di euro, anche da Credit Suisse e dalla banca russa VTB, per finanziare progetti di sorveglianza marittima, pesca e sviluppo di cantieri navali. Si ritiene che questa operazione abbia coperto una vasta impresa di corruzione a beneficio di personalità vicine al governo mozambicano. Ndambi Guebuza è sospettato di aver agito da “mediatore” per suo padre, allora presidente. Tra gli imputati, ci sarebbe anche l’ex capo dei servizi di sicurezza, Gregorio Leao.

Lo scandalo, tuttavia, è scoppiato nel 2016, quando è uscito fuori che il governo aveva contratto alcuni prestiti senza informare il Parlamento o i suoi donatori. In seguito a ciò, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la maggior parte dei Paesi che avevano stipulato accordi di prestito con il Mozambico, una delle nazioni più povere al mondo, hanno sospeso i loro aiuti. Maputo, a quel punto, ha smesso di ripagare il suo debito e la moneta, il metical, è crollata drasticamente, facendo precipitare il Paese nella peggiore crisi finanziaria a partire dalla sua indipendenza, nel 1975. Il caso, noto come scandalo del “debito nascosto”, ha portato ad una serie di vari procedimenti legali avviati negli Stati Uniti, in Svizzera e nel Regno Unito.

Assente al processo di lunedì l’ex ministro delle Finanze, Manuel Chang, arrestato in Sudafrica alla fine del 2018. L’uomo, accusato anche lui di aver ricevuto diversi milioni di tangenti, verrà estradato in Mozambico, e non negli Stati Uniti, come avevano chiesto le autorità americane. Lo ha reso noto il Ministero della Giustizia di Pretoria in un comunicato, precisando che Chang dovrà affrontare il processo nel suo Paese natale. “Allo stato attuale dei fatti, l’imputato non è immune da procedimenti giudiziari ed è stato debitamente incriminato dal governo del Mozambico”, ha affermato, nella dichiarazione, il ministro della Giustizia, Ronald Lamola. “Gli imputati saranno quindi consegnati alle autorità mozambicane per essere processati”, ha aggiunto.

Il governo del Sudafrica aveva precedentemente stabilito che Chang avrebbe dovuto affrontare le accuse negli Stati Uniti sulla base del fatto che sarebbe stato immune dall’accusa in Mozambico come suo ex ministro delle Finanze. L’uomo, che nega ogni illecito, verrà tuttavia riportato nel suo Paese grazie all’impegno di Lamola, che ha risolto le preoccupazioni sull’immunità dell’imputato dai procedimenti giudiziari. 

Chang è ritenuto uno dei personaggi principali dello scandalo, avendo firmato i prestiti durante il suo mandato, tra il 2005-2015, in qualità di ministro delle Finanze. Il caso riguarda un debito di circa 2 miliardi di dollari, una cifra che ha comportato il crollo dell’economia mozambicana. Ana Sheila, rappresentante del procuratore nazionale del Mozambico, ha affermato che l’accusa starebbe cercando di infliggere dure condanne ai 19 accusati e di stabilire un risarcimento pari a circa 2,9 miliardi di dollari, compresi gli interessi. “Gli atti degli imputati hanno lasciato il Paese in una grave situazione finanziaria e lo hanno screditato a livello internazionale”, ha dichiarato Sheila, lunedì, in un’aula del tribunale improvvisato realizzato nel carcere di massima sicurezza di Machava. Gli avvocati difensori di 6 dei 19 imputati hanno affermato pubblicamente che i loro clienti negano di aver commesso illeciti. Gli altri, che non hanno ancora avuto la possibilità di parlare direttamente con l’accusa, avevano precedentemente richiesto il rilascio degli imputati, dichiarando che avrebbero agito per conto dello Stato.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.