L’Ecuador apre le frontiere ai rifugiati afghani

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 9:47 in America Latina Ecuador

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L’Ecuador accoglierà nel suo territorio un gruppo di profughi afghani previo accordo con gli Stati Uniti, che ne sosterranno i costi. “Forniremo aiuti umanitari alle famiglie afgane, vittime del conflitto. L’Ecuador riceverà temporaneamente gli afgani in transito verso gli Stati Uniti, nell’ambito di un accordo di cooperazione internazionale per garantire la loro sicurezza e protezione”, ha affermato il presidente ecuadoriano, Guillermo Lasso, che è attualmente in visita in Messico.

Lasso ha comunicato questo provvedimento nel suo account di Twitter, in cui ha affermato che l’accoglienza sarà “temporanea”. Questa assistenza umanitaria sarà fornita “principalmente a donne, minori e alla popolazione vulnerabile” e sarà convogliata attraverso gli uffici consolari ecuadoriani.

Il Governo latino-americano ha sottolineato che l’Ecuador “continuerà a unire gli sforzi con la comunità internazionale per fornire aiuto alle vittime del conflitto afghano, che meritano di vivere in sicurezza, protezione e dignità”.

La risposta umanitaria dell’Ecuador, in una difficile situazione economica a causa della pandemia, fa parte della sua adesione, il 16 giugno, a una dichiarazione coordinata dagli Stati Uniti, in cui più di 70 Paesi hanno esortato le parti coinvolte nel conflitto afghano a rispettare e facilitare l’uscita dallo Stato asiatico di cittadini stranieri e afghani. “In questo momento, non abbiamo certezze sul numero preciso della popolazione afghana che arriverà in Ecuador, non sappiamo con precisione come saranno i loro profili, né se arriveranno donne, uomini o bambini”, ha comunciato il vicepresidente e Ministro degli Esteri della Colombia, Marta Lucía Ramírez.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’ONU, il 16 agosto, che la comunità internazionale agisca insieme per preservare il rispetto dei diritti umani in Afghanistan e impedire che il Paese diventi “un rifugio per il terrorismo”. “Sono particolarmente preoccupato per i resoconti delle crescenti violazioni dei diritti umani contro le donne e le ragazze in Afghanistan che temono un ritorno ai giorni più bui”, ha affermato il diplomatico portoghese.

Il crollo dell’Afghanistan è avvenuto poco dopo che le forze statunitensi e della NATO hanno iniziato la fase finale del loro ritiro delle truppe, cominciato nel mese di maggio, consegnando tutte le loro basi militari agli afghani. Nella tarda serata del 15 agosto, gli Stati Uniti hanno confermato di aver “completato” l’iter per trasportare all’aeroporto della capitale afghana 4.000 dipendenti della propria ambasciata a Kabul.

Il ministro dell’Interno afghano, Abdul Sattar Mirzakwal, ha affermato che non ci sarà “nessun attacco alla città” e che “è in corso un trasferimento pacifico del potere al Governo di transizione”. 

I talebani, dall’arabo ṭālib che signfica “studente”, sono un gruppo di fondamentalisti islamici formatisi nelle scuole coraniche afghane e pakistane ed emersi, nel 1994, da una brutale guerra civile in Afghanistan, in seguito al ritiro dell’Unione Sovietica dal Paese.

Il mullah Mohammed Omar, che sarebbe diventato il fondatore dei talebani afghani, era deluso dal fatto che la legge islamica non fosse stata istituita nel suo Paese dopo la fine dell’occupazione sovietica. Omar ha dunque unito 50 studenti e ha promesso di liberare l’Afghanistan dai signori della guerra e dai criminali, cercando di ripristinare l’ordine, la pace e la sicurezza nel Paese che era stato devastato dalla guerra.

Il gruppo crebbe rapidamente, con il sostegno del Pakistan, e iniziò a conquistare diverse città e province. Inizialmente, i talebani erano popolari perché si pensava che eliminassero la corruzione e rendessero le aree in cui guadagnavano potere di nuovo sicure per il commercio. Nel 1996, il gruppo prese Kabul e rovesciò il Governo. Nel 1998, il regime talebano controllava il 90% dell’Afghanistan.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione