India, Kashmir: uccisi un leader militante e il suo vice

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 16:52 in Asia India

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La polizia indiana del Kashmir ha annunciato che il leader del gruppo militante The Resistance Front (TRF), Abbas Sheikh, e il suo vice, Saqib Manzoor, sono stati uccisi durante una sparatoria avvenuta il 23 agosto a Srinagar, nel Kashmir indiano.

Il capo della polizia del Kashmir, Vijay Kumar, ha affermato che i militanti uccisi erano stati coinvolti in decine di omicidi mirati compresi quelli dell’avvocato Babar Qadri e di lavoratori del partito di governo Bharatiya Janata Party (BJP). Kumar ha poi aggiunto che il TFR è una diramazione dell’organizzazione terroristica pakistana Lashkar-e Taiba, attiva nella regione di Jammu e Kashmir, al confine tra Pakistan e India.

L’uccisione dei due leader del TRF si inserisce in un contesto di tensioni che ha caratterizzato il Kashmir indiano dal 5 agosto 2019. In tale data, l’esecutivo indiano guidato dal premier Narendra Modi, a capo del partito nazionalista-induista BJP, aveva suddiviso il territorio del Kashmir sotto la propria giurisdizione in due zone amministrate federalmente dall’India, il Jammu e Kashmir e il Ladakh. Così facendo erano stati revocati gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne difesa, comunicazione e affari esteri. Di conseguenza, lo status speciale della regione era stato revocato e la sua costituzione separata era stata annullata. Modi aveva motivato la decisione presa affermando che si fosse trattato di uno sforzo più ampio per consentire lo sviluppo economico della regione e per integrarla con il resto del Paese.

Prima del 5 agosto 2019, il governo di Modi aveva ordinato l’arresto di vari leader politici e attivisti del Jammu e Kashmir in vista di proteste di massa per la revoca dell’autonomia. Oltre a questo, nella regione erano state interrotte le linee telefoniche e la connessione ad Internet ed era stata incrementata la presenza di militari.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte. In particolare, la parte centro-meridionale, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India, lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, le porzioni Nord-occidentali, sono sotto la giurisdizione del Pakistan, mentre la zona Nord-orientale, Aksai Chin, è sotto il controllo della Cina. Tale ripartizione non è però riconosciuta dagli attori in gioco e Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Di fronte alle tensioni nate dalle rivendicazioni concorrenti, l’Onu ha istituito un confine de facto nel Kashmir tra la parte indiana e quella pakistana, noto come Linea di Controllo (LoC).  Qui è in atto un cessate il fuoco dal 2003 che Islamabad e Nuova Delhi si accusano reciprocamente di violare di frequente ma che hanno riaffermato lo scorso 25 febbraio. Al contempo, da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato dall’India di armare i militanti.

India e Pakistan hanno combattuto tre conflitti maggiori e altri minori dal 1947, anno in cui entrambi hanno ottenuto l’indipendenza dal dominio coloniale inglese. Due tra le guerre di maggiore portata avevano riguardato proprio la regione del Kashmir. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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