Gaza: ancora raid di Israele contro le postazioni di Hamas

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 8:36 in Israele Palestina

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Le Forze di Difesa di Israele hanno condotto raid aerei contro la Striscia di Gaza, a mezzanotte tra il 23 e il 24 agosto. Ad essere colpite sono state le postazioni del gruppo palestinese Hamas situate nel Nord e nel Sud dell’enclave.

L’attacco aereo ha rappresentato una risposta al precedente lancio di palloni incendiari contro i territori israeliani, che, secondo l’esercito di Israele, ha provocato circa 9 incendi nelle zone al confine, sin dalla mattina del 23 agosto. Circa i raid israeliani, questi hanno colpito, nello specifico, una fabbrica di armi appartenente ad Hamas, situata nella città meridionale di Khan Younis, l’ingresso di un tunnel a Jabaliya e un lanciarazzi sotterraneo. Quest’ultimo, ha aggiunto l’esercito israeliano, si trovava in un’area densamente popolata, nei pressi di una scuola del quartiere di Shejaiya. Secondo altre fonti, le forze israeliane hanno anche sparato bombe luminose nei dintorni del sito di Sufa, a est di Rafah.

Fonti della sicurezza palestinese hanno riferito che, fino ad ora, non sono state riportate vittime ma soltanto danni materiali. Hamas, dal canto suo, ha risposto provando a colpire l’aereo israeliano con missili antiaerei. A tal proposito, un alto funzionario del gruppo palestinese, Ismail Radwan, ha condannato gli attacchi aerei di lunedì sera, affermando che Hamas non si sarebbe fatto scoraggiare. “Il bombardamento aumenterà solo la nostra determinazione a rivendicare i nostri diritti”, ha dichiarato Radwan.

Nell’ultima settimana vi sono stati diversi episodi simili, in un momento in cui, secondo un funzionario israeliano, Hamas starebbe esercitando pressione su Israele, rinnovando sia le proteste al confine di Gaza sia il lancio di palloni incendiari dall’enclave costiera. In tale quadro, anche il 21 agosto le Forze di Difesa israeliane hanno condotto raid contro la Striscia di Gaza. L’attacco è giunto a seguito degli scontri tra le forze armate di Tel Aviv e gruppi manifestanti palestinesi, riunitisi per commemorare un incendio che, 52 anni fa, aveva colpito la simbolica moschea al-Aqsa, a Gerusalemme. Le tensioni del 21 agosto hanno provocato circa 41 feriti, tra cui anche minori e un membro delle forze di sicurezza israeliane.

Queste sono state definite le più violente dall’escalation di maggio, scoppiata il 10 maggio, apparentemente terminata con la tregua del 21 maggio, raggiunta dai due protagonisti, Hamas e Israele, con la mediazione dell’Egitto. Le tensioni a Gaza hanno avuto inizio dopo che Hamas aveva avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound di al-Aqsa a Gerusalemme. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio e, nel corso dei giorni successivi, le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti. Dopo 11 giorni di combattimenti, alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore un cessate il fuoco.

Tuttavia, da allora le tensioni non si sono mai del tutto placate. Un segnale verso una possibile de-escalation è giunto il 19 agosto, quando Israele ha riferito di aver raggiunto un accordo con il Qatar e le Nazioni Unite, relativo a un meccanismo per inviare aiuti finanziari dallo Stato del Golfo alla Striscia di Gaza. Nella medesima giornata, le autorità israeliane hanno altresì autorizzato l’ingresso di ulteriori risorse e merci attraverso il valico di Kerem Shalom, precedentemente limitate al 30%. Circa l’accordo raggiunto con Doha e l’Onu, queste potranno trasferire pagamenti in contanti alle famiglie più bisognose di Gaza. In particolare, saranno circa 100.000 le famiglie palestinesi che riceveranno stipendi mensili pari a 100 dollari, secondo quanto riferito dal Comitato per la ricostruzione.

Hamas, che ha più volte lanciato palloni incendiari verso Israele anche dopo la tregua, aveva minacciato un’escalation se gli aiuti del Qatar fossero rimasti bloccati. In tale quadro, il leader di Hamas, Yahya Sinwar, aveva precedentemente promesso che il suo gruppo non avrebbe preso nemmeno “un solo centesimo” degli aiuti destinati alle operazioni di ricostruzione di Gaza, che includevano 5,5 milioni di dollari in aiuti immediati dagli Stati Uniti. Con gli scontri di maggio, più di 4.000 abitazioni a Gaza sono state distrutte o danneggiate, con perdite stimate, dalla Banca Mondiale, fino a 380 milioni di dollari. Egitto e Qatar hanno promesso aiuti pari a 500 milioni di dollari ciascuno per le operazioni di ricostruzione.

In tale quadro, il 22 agosto, le autorità egiziane ha riferito che il valico di Rafah sarebbe stato chiuso a partire dal 23 agosto e fino a data da destinarsi. Rafah, sebbene chiuso più volte dal 2014, rappresenta l’unico contatto di Gaza con il mondo esterno non controllato da Israele. Il Cairo ne aveva autorizzato l’apertura il 16 maggio scorso, per facilitare il passaggio di aiuti umanitari e feriti verso la regione del Sinai durante i raid aerei israeliani di quel mese. Nelle settimane successive, il passaggio è rimasto aperto da entrambi i lati, consentendo il trasferimento di aiuti umanitari e materiale funzionale alla ricostruzione di Gaza. Poi, il 22 agosto, l’Egitto ne ha stabilito la chiusura. Sebbene non siano stati chiariti i motivi alla base della decisione, fonti informate hanno fatto riferimento alle tensioni in corso tra Israele e Hamas.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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