Egitto: Zaki resta ancora in carcere

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 13:49 in Egitto Italia

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Le autorità egiziane hanno rinnovato di altri 45 giorni la custodia cautelare in carcere per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna detenuto da oltre un anno al Cairo. Lo ha comunicato all’agenzia di stampa italiana ANSA la legale del ragazzo, Hoda Nasrallah, riuscita a farsi dare dai cancellieri la notifica dell’esito dell’udienza, svoltasi domenica 22 agosto, prima della chiusura degli uffici della Procura.

Non c’è stato alcun interrogatorio, ma solo il rinnovo della detenzione. “L’ultimo interrogatorio era avvenuto il 13 luglio, che peraltro era stato il primo dal suo arresto, nel febbraio 2020, ma da allora non è stato più interrogato”, ha fatto sapere Lobna Darwish, una rappresentante di “Eipr”, la ONG per la difesa dei diritti civili per cui Zaki era ricercatore. 

La sorte dello studente egiziano ha toccato nel profondo gran parte dell’opinione pubblica italiana, ancora colpita dalla storia del ricercatore triestino Giulio Regeni, trovato privo di vita in Egitto nel febbraio del 2016. La mobilitazione della politica e della società civile in favore di Zaki è culminata istituzionalmente in una richiesta della Camera dei deputati che ha esortato il governo a fornirgli la cittadinanza italiana. 

La ONG Amnesty International, che segue il caso di Patrick Zaki fin dai primi giorni di detenzione, ha commentato con toni duri la notizia del rinnovo della custodia cautelare. “Pare sempre più chiaro che la magistratura egiziana vuole tenere Patrick in carcere fino al massimo possibile col rischio che vada a processo o che la detenzione si protragga ulteriormente per nuovi inventati capi d’accusa. Chiedo al governo italiano di protestare formalmente con l’Egitto”, ha dichiara il portavoce di Amnesty in Italia, Riccardo Noury, come si legge in apertura del sito dell’organizzazione. “Chiedo ai parlamentari che hanno votato, alla Camera e al Senato, per la cittadinanza italiana a Zaki di farsi sentire e di chiedere al governo che appoggiano di cambiare la fallimentare strategia sin qui portata avanti nei confronti dell’Egitto”, ha aggiunto Noury, rinnovando la richiesta all’esecutivo italiano di condannare “il grave accanimento nei confronti di Patrick e di usare questi altri 45 giorni per fare finalmente tutte le pressioni necessarie”. “Quanto fatto finora, mandare osservatori alle udienze, che peraltro neanche vengono fatti entrare, non serve a niente”, ha osservato il portavoce della ONG.

Arrestato la mattina del 7 febbraio 2020 all’aeroporto del Cairo, Zaki, iscritto a un master sugli Studi di genere presso l’Università di Bologna, si trovava in Egitto per fare visita alla sua famiglia. Il mandato di cattura nei suoi confronti era in vigore dal 2019, ma Patrick non ne era mai stato messo al corrente. I capi d’accusa contro di lui vanno dalla diffusione di notizie false, all’incitamento alla violenza; dal tentativo di rovesciare il regime, all’uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale; dalla propaganda per i gruppi terroristici, all’uso della violenza. Durante le udienze scorse, Zaki ha più volte sottolineato di non aver mai scritto i post per i quali le autorità egiziane lo accusano di propaganda sovversiva. Nel frattempo, il ragazzo continua a rimanere in uno stato di detenzione arbitraria rinnovato di volta in volta.

Amnesty International si è detta spesso preoccupata dei rischi che Zaki potrebbe incontrare nel carcere egiziano. “La sensazione è che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaki e la storia dell’Egitto sotto al-Sisi”, aveva scritto la ONG sul suo sito italiano poco dopo l’arresto. “Come in altri casi, il pericolo è che i reati imputati a Zaki si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale”, aveva aggiunto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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