Comandante eritreo sanzionato dagli USA per violazione dei diritti umani

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 9:19 in Eritrea Etiopia

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Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sanzionato, lunedì 23 agosto, un funzionario eritreo accusato di aver commesso gravi violazioni dei diritti umani durante il conflitto, tuttora in corso, nella regione del Tigray, in Etiopia. L’uomo in questione è il generale Filipos Woldeyohhannes, capo di stato maggiore delle forze di difesa eritree (EDF). La misura è stata presa dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Tesoro, che ha proceduto ad aggiungere Woldeyohhannes alla lista nera USA. Il Dipartimento accusa le truppe dell’EDF di massacri, saccheggi, stupri, torture, esecuzioni e sparatorie di civili in strada.

“L’azione di oggi dimostra l’impegno degli Stati Uniti nell’imporre costi ai responsabili di questi atti spregevoli, che aggravano un conflitto che ha portato a enormi sofferenze gran parte degli etiopi”, ha dichiarato, in un comunicato stampa, il direttore dell’Ufficio, Andrea M Gacki. “Esortiamo l’Eritrea a ritirare immediatamente e permanentemente le sue forze dall’Etiopia e sollecitiamo le parti in conflitto ad avviare negoziati per il cessate il fuoco e a porre fine alle violazioni dei diritti umani”, ha aggiunto, facendo eco ai ripetuti appelli statunitensi per la rimozione delle truppe eritree dal Tigray.

Migliaia di persone sono state uccise e più di due milioni sono rimaste sfollate nella regione da quando, a novembre 2020, pesanti combattimenti sono scoppiati tra l’esercito federale e le forze fedeli al Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF). Si stima che circa cinque milioni di persone abbiano bisogno di aiuti umanitari e più di 400.000 stiano vivendo condizioni di carestia a causa del conflitto, ha sottolineato il Tesoro nella sua dichiarazione. Gli sfollati interni del Tigray hanno testimoniato la pressione subita da parte dell’EDF, intenzionato a “infliggere il maggior danno possibile alla popolazione etnica del Tigray”. Le fonti hanno anche riferito che, in alcuni casi, le forze di difesa eritree hanno usato coltelli o baionette per aprire il ventre di alcune donne incinte e lasciarle morire, sostiene la dichiarazione USA.

Parlando davanti ai giornalisti la scorsa settimana, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato di essere gravemente preoccupato per la situazione in Etiopia, in particolare per la “violenza indicibile” commessa contro le donne del Tigray. Informando il Consiglio di sicurezza dell’ONU sulle conseguenze del conflitto in Etiopia, il mese scorso, Ramesh Rajasingham, vice segretario generale ad interim delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e vice coordinatore dei soccorsi di emergenza, ha dipinto un quadro cupo della situazione sul campo e ha confermato i report che testimoniano le gravi violenze sessuali e gli abusi di genere subiti dai cittadini del Tigray. “La vita di molte di queste persone dipende dalla nostra capacità di raggiungerle con cibo, medicine, beni essenziali e altri aiuti umanitari”, ha dichiarato Rajasingham davanti al Consiglio. 

L’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray era iniziata, il 4 novembre 2020, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. 

I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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