Cisgiordania: tensioni in un campo profughi, ucciso un giovane palestinese

Pubblicato il 24 agosto 2021 alle 14:45 in Israele Palestina

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Un giovane palestinese è rimasto ucciso a seguito dei colpi di arma da fuoco sparati dalle forze israeliane durante gli scontri verificatisi nel campo profughi di Balata, situato nei pressi di Nabulus, in Cisgiordania.

L’episodio ha avuto luogo nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 agosto. La vittima, di 17 anni, è Imad Hashash e, secondo fonti del Ministero della Salute dell’Autorità palestinese, è deceduta a causa delle ferite da arma da fuoco riportate alla testa. L’esercito di Israele ha raccontato di aver condotto un’operazione, nel corso della notte, volta ad arrestare un individuo “sospetto”, residente a Balata. L’ingresso delle forze israeliane ha innescato scontri con i residenti palestinesi, durante i quali un certo numero di soldati ha avvistato un individuo sospetto su un tetto con un grosso oggetto tra le mani, mentre tentava di lanciarlo contro un militare israeliano in piedi sotto l’edificio. Così, uno dei soldati ha risposto sparando contro il presunto attentatore, poi identificato con Imad.

Stando al resoconto delle forze israeliane, nel corso della missione notturna, sono stati lanciati, dai tetti, mattoni e proiettili veri contro le truppe israeliane, le quali hanno agito aprendo il fuoco contro i luoghi di origine degli spari. Fonti locali palestinesi hanno invece parlato di una “raffica di proiettili” da parte delle forze di Israele, le quali avrebbero altresì arrestato un giovane, Saad Kaabi, dopo aver fatto irruzione nella sua abitazione.

Non è la prima volta che la Cisgiordania assiste a episodi simili. I raid notturni condotti da Israele per arrestare individui sospetti sono spesso contrastati dai palestinesi locali, i quali reagiscono lanciando pietre e bombe molotov contro gli agenti israeliani, mentre l’uso di armi da fuoco è considerato raro. Dal mese di maggio scorso, più di 40 palestinesi risultano essere stati uccisi da soldati e guardie israeliane. Tra i casi più recenti vi è quello verificatosi a Jenin, nel Nord della Cisgiordania. Qui, il 16 agosto, 4 giovani palestinesi hanno perso la vita a seguito di scontri con le forze israeliane, le quali avevano condotto un’operazione nelle prime ore del mattino, presumibilmente volta ad arrestare un individuo coinvolto in attività “terroristiche”. A detta delle fonti palestinesi, le “forze di occupazione” hanno preso d’assalto il campo profughi, alimentando scontri con i giovani locali. Gli agenti israeliani avrebbero aperto il fuoco contro i giovani palestinesi, i quali, a loro volta, sono stati visti lanciare pietre contro gli avversari.

Il 3 agosto, invece, un “sospetto terrorista”, Dia al-Sabarini, è rimasto ucciso a seguito di scontri con le forze israeliane a Jenin, che hanno provocato altresì il ferimento di altri 5 palestinesi. Anche in tal caso, il raid di Israele era da inserirsi nel quadro di operazioni antiterrorismo. A tal proposito, a detta di Israele, lo stesso al-Sabarini era membro del gruppo “terroristico” delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa. Ancora prima, nel corso di scontri verificatisi il 29 luglio, le truppe israeliane hanno sparato ad un ragazzo palestinese, colpendolo a morte. Le tensioni sono scoppiate durante il funerale di un dodicenne palestinese ucciso il giorno prima in Cisgiordania. 

Gli episodi giungono mentre la tregua a Gaza, concordata il 21 maggio scorso, sembra reggere ancora, sebbene il lancio di raid e palloni incendiari si sia intensificato nel corso delle ultime settimane. Il cessate il fuoco, raggiunto con la mediazione egiziana, ha posto fine a tensioni scoppiate il 10 maggio, che hanno visto protagonisti Israele e gruppi palestinesi, Hamas in primis. L’origine delle tensioni può essere fatta risalire agli sfratti ordinati presso Sheikh Jarrah, un quartiere residenziale situato a meno di un chilometro dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che Israele ritiene appartenga alla comunità ebraica.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. I territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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