Teheran chiede a Tokyo di sbloccare i miliardi di beni iraniani nelle banche giapponesi

Pubblicato il 23 agosto 2021 alle 17:41 in Giappone Iran

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Il ministro degli Esteri del Giappone, Toshimitsu Motegi, ha incontrato il presidente dell’Iran, Ebrahim Raisi, il 22 agosto, a Teheran. Motegi ha chiesto a Raisi di far tornare il proprio Paese al Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), anche noto come accordo sul nucleare iraniano, mentre, Raisi ha chiesto il rilascio dei beni iraniani congelati in Giappone per via delle sanzioni statunitensi.

Motegi è atterrato nella capitale iraniana il 21 agosto e ha iniziato un tour in Medio Oriente. Il 22 agosto, ha incontrato il presidente iraniano Raisi, il ministro degli Esteri uscente, Mohammad Javad Zarif, il capo della sicurezza, Ali Shamkhani, e il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf. Parlando con Motegi, dopo aver sottolineato l’importanza di migliorare i legami con il Giappone per l’Iran, Raisi ha affermato che i ritardi nello sbloccare i beni iraniani nelle banche giapponesi non sono giustificati. Rispetto all’appello di Motegi, invece, Raisi ha affermato che l’Iran non ha alcun problema con il principio della negoziazione ma ha anche chiesto quale sia la giustificazione per il mantenimento delle sanzioni statunitensi su Teheran. Infine, Raisi ha parlato della situazione in Afghanistan, dove, dallo scorso 15 agosto i talebani hanno preso il potere. Per Raisi, sono gli afghani a dover decidere quale direzione prenderà il proprio Paese. Il presidente iraniano ha poi aggiunto che gli USA, alleati del Giappone, abbiano confermato che la loro presenza in Afghanistan è stata un errore, ritirando i propri soldati dopo vent’anni.

Durante il dialogo tra Motegi e Zarif, invece, le parti hanno parlato del rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Giappone e Iran, dei modi per ripristinare il JCPOA e della situazione in Afghanistan. I due ministri hanno poi firmato un accordo doganale.

In Giappone, sono presenti 3 miliardi di fondi iraniani congelati a causa delle sanzioni imposte da Washington contro i settori bancario ed energetico iraniani nel 2018, in seguito all’abbandono del JCPOA da parte di Washington. Ad oggi, l’Iran ha decine di miliardi di dollari di beni provenienti in larga parte dalle esportazioni di petrolio e gas bloccati in banche in tutto il mondo.

Le dichiarazioni di Raisi sono arrivate in un comento di stallo dialoghi lanciati il 6 aprile scorso per il ripristino del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), anche noto come accordo sul nucleare iraniano, che ha fatto seguito all’insediamento della nuova amministrazione iraniana con a capo il presidente Ibrahim Raisi, il 5 agosto scorso.

Il 6 aprile precedente, una “Commissione mista” formata dai rappresentai dei Paesi che ancora fanno parte del JCPOA, ovvero Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito, si erano incontrati di persona a Vienna, dopo un primo incontro virtuale del 3 aprile. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale di Washington in Iran, Robert Malley, era presente a Vienna, ma non aveva preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington, fino ad una completa rimozione delle sanzioni a suo carico. Pertanto, sono stati gli altri Paesi a fare da spola tra le delegazioni iraniana e statunitense, nel quadro di colloqui indiretti. L’obiettivo degli incontri di Vienna è quello di riportare gli USA all’interno dell’intesa e di far sì che l’Iran torni a rispettare quanto da essa previsto. Al momento, tali dialoghi non hanno ancora prodotto gli esiti attesi.

Il JCPOA era stato firmato dall’Iran, dalla Cina, dalla Francia, dalla Russia, dal Regno Unito, dagli Stati Uniti, dalla Germania e dall’Unione europea il 14 luglio 2015. L’intesa aveva previsto limiti allo sviluppo del programma nucleare iraniano in cambio del progressivo allentamento delle sanzioni internazionali che gravavano su Teheran.  Tuttavia, l’8 maggio 2018, l’ex-presidente statunitense, Donald Trump, aveva ritirato il proprio Paese dal JCPOA e aveva reimposto sanzioni sull’Iran, ritenendo che il Paese non avesse rispettato gli impegni presi in modo soddisfacente. Le misure in questione hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti. Teheran aveva violato più disposizioni del JCPOA e, il 4 gennaio scorso, ha ripreso l’arricchimento di uranio al 20% presso l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che si è insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio scorso, sembrerebbe essere disposto a rilanciare l’accordo, ma ha più volte ribadito che, dapprima, sia necessario che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. L’Iran da parte sua vuole che Washington rimuova le sanzioni.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione