Siria: tensioni a Nord-Est, ancora stallo a Sud

Pubblicato il 23 agosto 2021 alle 10:00 in Siria Turchia

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Le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno minacciato la Turchia di rispondere al recente attacco condotto da Ankara nel Nord-Est della Siria. Nel frattempo, a Sud, i negoziati tra il governo siriano e i rappresentanti di Daraa non hanno ancora portato ad alcun risultato significativo e le forze di Damasco hanno continuato ad inviare rinforzi, facendo presagire una possibile operazione militare.

Le minacce delle SDF sono giunte dopo che, il 19 agosto, un attacco aereo di Ankara ha colpito la città di Tell Tamer, nel governatorato siriano Nord-orientale di Hasakah, causando la morte di 4 membri di spicco delle Syrian Democratic Forces. In un comunicato rilasciato il giorno successivo, il 20 agosto, le SDF hanno riferito che “non rimarranno in silenzio” di fronte ai ripetuti attacchi dell’esercito turco contro le proprie postazioni a Est e a Ovest del fiume Eufrate, che mostrano come Ankara non abbia mai del tutto rispettato l’accordo di cessate il fuoco stabilito per quest’area.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché la forza preponderante del gruppo, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, ma la Turchia non accetta la loro presenza al confine siro-turco. Inoltre, le Unità di Protezione Popolare, guidate dai curdi siriani, sono considerate dalla Turchia una “propaggine terroristica” del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno, ritenuta da Ankara, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, un’organizzazione terroristica. 

Motivo per cui, nel corso degli anni, Ankara ha condotto diverse operazioni. L’ultima, soprannominata “Fonte di pace”, risale al 9 ottobre 2019 e ha consentito ai gruppi turchi di prendere il controllo di alcune città del Nord-Est della Siria, tra cui Tell Abyad e Ras al-Ain, insediandosi presso una striscia di confine lunga 100 chilometri e profonda 33 chilometri. Al termine dell’operazione, il 22 ottobre 2019, Ankara e Mosca concordarono di allontanare le SDF dalla “safe zone” stabilita dalla Turchia, con pattugliamenti militari congiunti turco-russi a una profondità di 5 chilometri lungo il confine, mentre venne stabilito il controllo della Russia proprio su Tell Tamer e altre città circostanti come Ain Issa. Sebbene l’operazione turca abbia modificato le aree di influenza di ciascuna parte nell’Est dell’Eufrate, nella regione non vi è mai stata stabilità militare e in termini di sicurezza, con la Turchia che ha continuato a violare la tregua, con l’obiettivo di espandere il controllo a spese delle SDF, specialmente nelle zone rurali settentrionali di Raqqa e nella periferia Nord-occidentale di Hasakah.

Nel frattempo, un altro governatorato che continua a destare preoccupazione è quello di Daraa, nel Sud della Siria. Nella giornata del 22 agosto, Damasco ha continuato a inviare rinforzi, con l’obiettivo di mettere in sicurezza la strada internazionale tra Daraa e il valico di frontiera di Nassib e proteggerli dagli attacchi di “gruppi terroristici”, mentre è stato aperto il corridoio di Saraya per consentire la fuoriuscita degli abitanti di Daraa al-Balad e dei quartieri circostanti, alla luce delle minacce poste da “militanti” attivi nelle zone rurali orientali di Daraa. Tale mobilitazione ha avuto luogo in concomitanza con i colloqui, mediati dalla Russia, tra funzionari del governo siriano e notabili di Daraa, volti a trovare un accordo che ponga definitivamente fine alle tensioni degli ultimi mesi. Inoltre, per oggi, 23 agosto, è previsto un vertice tra i capi di Stato di Russia e Giordania, il presidente Vladimir Putin e il re Abdullah II, in cui si prevede verrà presa in esame anche la situazione nel Sud della Siria.

Per settimane, le forze siriane, affiliate al presidente Bashar al-Assad, hanno assediato l’area di Daraa al-Balad, un distretto meridionale posto sotto il controllo di ex gruppi dell’opposizione, impedendo l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie. L’apice delle tensioni è stato raggiunto il 29 luglio, quando l’esercito damasceno, in contemporanea con un’offensiva via terra, ha sparato colpi di artiglieria verso Daraa al-Balad. In risposta, uomini armati locali hanno lanciato un contrattacco nella periferia di Daraa. Nei giorni successivi, la situazione sembra essersi placata, sebbene con attacchi sporadici. Inoltre, alla luce della mobilitazione di Damasco, alcuni temono una operazione militare da parte delle forze di Assad. 

Al centro delle trattative in corso vi è quella che è stata definita una “mappa” russa, al momento non ancora accettata dai cittadini di Daraa. In base all’intesa, gli abitanti locali dovrebbero consegnare armi leggere e di medio calibro in loro possesso e consentire il ripristino delle istituzioni locali. Mosca e Damasco effettuerebbero pattugliamenti congiunti nel perimetro esterno di Daraa al-Balad, coinvolgendo l’esercito russo e le forze di polizia e dell’intelligence siriana. I “dissidenti” che non hanno espletato il servizio militare e che non desiderano abbandonare la regione verrebbero posti in un centro di reinsediamento o presso “unità militari”, o, ancora, rispediti nel governatorato Nord-occidentale di Idlib. Gli ex oppositori dovrebbero, poi, regolarizzare il proprio status e chi non lo ha ancora fatto, dovrebbe svolgere il servizio di leva obbligatoria. Tra gli altri punti, è prevista la formazione di un centro comune per monitorare la situazione a Daraa al-Balad, che vede la partecipazione anche di rappresentanti del Ministero della Difesa russo e di quello siriano, oltre che delle forze di sicurezza damascene. I residenti di Daraa al-Balad, oltre a chiedere la liberazione di detenuti, hanno proposto a Mosca di creare corridoi sicuri per consentire ai cittadini che lo desiderano di fuggire verso la Giordania e la Siria settentrionale, mentre le forze siriane potrebbero stanziarsi solo nei quartieri rimasti disabitati. 

Quanto accade a Daraa e nel Nord-Est si colloca nel più ampio quadro del conflitto civile siriano, in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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