Siria: esplosione nei pressi di Aleppo, almeno un civile morto

Pubblicato il 23 agosto 2021 alle 17:03 in Siria Turchia

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Una violenta esplosione ha colpito, nel pomeriggio di lunedì 23 agosto, la cittadina di A’zaz, circa 30 chilometri a Nord-Ovest di Aleppo, nel Nord della Siria. Al momento, il bilancio include almeno un morto e 9 feriti, perlopiù civili, secondo quanto riportato da una fonte medica locale.

L’esplosione ha avuto luogo all’ingresso della cittadina posta sotto il controllo di gruppi armati di opposizione filoturchi, primo fra tutti l’Esercito Nazionale , altresì noto come Esercito siriano Libero. A provocarla, sembra essere stato un ordigno esplosivo posto all’interno di un veicolo. La fonte medica, in condizione di anonimato, ha aggiunto che due feriti versano in gravi condizioni, mentre agenti di polizia locali hanno riferito che diverse auto e camion, oltre a una serie di edifici, risultano essere stati danneggiati. Sino ad ora, nessun gruppo ha rivendicato l’attacco, ma sono state avviate indagini per comprendere chi possa esservi dietro l’accaduto. Ad ogni modo, non è la prima volta che A’zaz assiste a episodi simili.

Anche il 19 agosto, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha riferito di un’esplosione nella medesima città, nei pressi di un cimitero, che ha provocato il ferimento di due civili. Il 22 agosto, invece, un membro della fazione, anch’essa appoggiata dalla Turchia, “Mahawir al-Shamal” è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti, alcuni dei quali gravemente, dopo che le forze curde hanno preso di mira una postazione della milizia con un missile guidato. I gruppi filoturchi hanno poi risposto bombardando i villaggi di Al-Alqamiya, Al-Irshadiya e il villaggio di Kafr Khasher con artiglieria pesante, ma finora non sono pervenute informazioni su eventuali perdite di vite umane.

Attacchi per mezzo di esplosivi e autobombe sono frequenti nella periferia Nord di Aleppo. Tra i luoghi più volte colpiti vi è anche Afrin, poco distante da A’zaz. La responsabilità viene spesso attribuita alla milizia curda siriana nota come Unità di Protezione Popolare (YPG), accusata da Ankara di essere un’organizzazione terroristica e un’estensione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Nel 2018, le YPG erano state allontanate dall’area di Afrin con l’operazione “Ramo d’Ulivo”, condotta dalla Turchia ma, secondo fonti turche, nel territorio sarebbero rimaste cellule dormienti che continuerebbero a condurre attacchi, soprattutto nelle aree di Jarabulus, A’zaz, Afrin, e al-Bab, che non sono solite rivendicare i propri attentati.

È stato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, a promuovere quattro operazioni nel Nord della Siria, con il fine di evitare la formazione di un corridoio verso il confine turco usufruibile dai “terroristi” e di stabilire la pace nella regione. Tra queste, vi è l’operazione “Fonte di pace”, lanciata il 9 ottobre 2019 contro le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione Popolare, considerate il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS in Siria, e che, proprio grazie a tale alleanza, sono riuscite a prendere il controllo di una vasta area nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. Il presidente turco si oppone fortemente all’ipotesi che queste possano controllare un territorio così vasto al confine con la Turchia.

“Fonte di pace” si è conclusa il 22 ottobre 2019. In realtà, a seguito di una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti avevano finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo già il 17 ottobre 2019. Tuttavia, i combattimenti sono continuati anche successivamente in alcune città, fino a quando, il 22 ottobre 2019, Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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