Russia: possibile nuova vendita di S-400 alla Turchia

Pubblicato il 23 agosto 2021 alle 10:35 in Russia Turchia

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La Russia e la Turchia potrebbero concludere un nuovo contratto per la fornitura ad Ankara di ulteriori unità di difesa aerea S-400, nonostante le tensioni al riguardo con gli Stati Uniti e la NATO. 

La notizia è stata riferita lunedì 23 agosto dall’agenzia di stampa Reuters, che cita l’agenzia di stampa russa Interfax e, nello specifico, il capo della società di export Rosoboronexport. Già nel 2017, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva mediato un accordo dal valore di 2,5 miliardi di dollari con l’omologo russo, Vladimir Putin, per l’acquisto del sistema missilistico S-400. Nonostante gli avvertimenti lanciati dagli Stati Uniti e dagli alleati della NATO, di cui la Turchia fa parte, Ankara ha ricevuto la prima delle quattro batterie missilistiche nel luglio 2019.

Quindi, gli Stati Uniti avevano reagito escludendo Ankara dal programma di vendita e sviluppo dei caccia F-35, i jet da combattimento di quinta generazione invisibili ai radar antimissilistici. Il 14 dicembre del 2020, gli Stati Uniti avevano poi imposto sanzioni alla Turchia per via dell’acquisto del sistema bellico russo. La decisione, annunciata da tempo dall’amministrazione dell’ex presidente statunitense Donald Trump, era stata confermata dall’ex segretario di Stato, Mike Pompeo, su Twitter, a pochi giorni dalla fine del mandato. Gli Stati Uniti, così come gli altri Paesi della NATO, temono che se Ankara avrà a disposizione sia gli S-400 sia i caccia di quinta generazione F-35, i radar delle unità di contraerea russe impareranno a calcolare e tracciare i movimenti aerei statunitensi, perdendo il vantaggio acquisito con la nuova tecnologia. 

Esclusa dal programma sugli F-35, la Turchia ha risposto lanciando nuovi programmi di sviluppo di armamenti prodotti interamente nel Paese. Alcuni di questi sono stati svelati durante la Fiera dell’Industria della Difesa Internazionale del 2021, che si è tenuta dal 17 al 20 agosto presso il Tuyap Fair Convention & Congress Center di Istanbul. Un modello in scala reale di un caccia stealth di quinta generazione turco, noto come TF, è stato mostrato in tale occasione. “È un progetto molto prestigioso e una svolta tecnica per la Turchia che introdurrà molte nuove tecnologie per l’intera industria della Difesa”, ha affermato Ugur Zengin, vicepresidente del progetto National Combat Aircraft.

Il mezzo, che sostituirà i vecchi caccia F-4 e F-16 dell’aeronautica turca, dovrebbe essere pronto per essere mostrato al pubblico nel 2023, centenario della fondazione della Repubblica turca, e dovrebbe essere operativo due anni dopo, secondo Al-Jazeera English. “Tutti i sistemi missilistici saranno prodotti da compagnie locali”, ha dichiarato Zengin. “L’obiettivo finale è avere un aereo che sia al 100% turco, anche se inizialmente saranno utilizzati i motori F110”, ha aggiunto, riferendosi al motore progettato da GE Aviation e costruito su licenza in Turchia.

A proposito dello sviluppo bellico autoctono di Ankara, è interessante sottolineare che l’Unione Europea ha esportato in Turchia, nel 2018, circa 45 milioni di euro di armi e munizioni, compresi i missili, secondo i dati dell’Eurostat. Inoltre, le vendite di aeromobili sono ammontate a diversi miliardi di euro. In tale contesto, Stati Uniti, Italia e Spagna sono stati i principali esportatori di armamenti in Turchia, dal 2015 al 2019, in base ai dati dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), un think tank che si occupa di conflitti e armamenti. I governi dell’UE hanno deciso, nell’ottobre 2019, di limitare le vendite di armi alla Turchia, ma si sono fermati prima di un imporre un blocco effettivo, come invece è stato fatto per Stati come la Russia, la Bielorussia, la Siria e il Venezuela. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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