Libano: la crisi di carburante paralizza il Paese

Pubblicato il 23 agosto 2021 alle 14:49 in Iran Libano

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Nonostante Hezbollah abbia annunciato la partenza di una seconda nave carica di petrolio iraniano, nella giornata di lunedì 23 agosto, dal Libano sono giunte notizie di un Paese pressoché paralizzato, a causa della crisi di carburante. Le strade principali che portano a Beirut, compresa l’autostrada Nord, sono state bloccate dai manifestanti, prima di essere riaperte, mentre davanti alle stazioni di servizio si sono formate lunghe code. I distributori, però, per la maggior parte, non sono stati in grado di fornire benzina.

L’annuncio del leader del partito sciita, Hassan Nasrallah, è giunto il 22 agosto, a tre giorni di distanza da una notizia simile. Anche il 19 agosto, Nasrallah aveva riferito che un’imbarcazione carica di greggio, la prima di una serie di petroliere, sarebbe presto partita dall’Iran per poi approdare in Libano, un Paese in preda a una grave crisi di carburante, che ha causato blackout talvolta durati 22 ore al giorno. Tuttavia, l’annuncio di Nasrallah non è stato esente da critiche e preoccupazioni. A tal proposito, l’ex premier Saad Hariri ha evidenziato che il petrolio iraniano è oggetto di sanzioni da parte degli Stati Uniti, il che rischia di portare sanzioni anche in Libano, così come accaduto per il Venezuela. Ciò potrebbe avere conseguenze disastrose per Beirut, che deve già affrontare la peggiore crisi economica dalla guerra civile del 1975-1990. Da parte sua, il leader di Hezbollah non ha fornito particolari dettagli, ma ha semplicemente messo in guardia gli USA e Israele da possibili attacchi, specificando che, nel momento in cui le petroliere salperanno, qualsiasi atto ostile sarà considerato un atto contro il Libano

Ad oggi, nessuna imbarcazione iraniana risulta essere ancora approdata sulle coste libanesi. Stando a quanto affermato da Nasrallah il 22 agosto, la prima nave è già in mare mentre la seconda partirà entro pochi giorni. “Altre ancora ne seguiranno” è stato poi aggiunto dal leader sciita, il quale ha affermato che l’obiettivo è alleviare le sofferenze della popolazione libanese. In tale quadro, il 23 agosto, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha dichiarato che il proprio Paese è disposto a vendere carburante al governo di Beirut, oltre a quello già acquistato da imprenditori sciiti libanesi. “Come Paese soggetto a sanzioni statunitensi ingiuste e unilaterali, sappiamo molto bene che alcuni Paesi sono diventati dipendenti dall’imporre sanzioni e impiegano la sofferenza di altri Paesi per servire i propri interessi”, ha affermato il portavoce.

Il Libano è alle prese da mesi con una grave crisi di carburante, che si è intensificata con la decisione della Banca centrale, dell’11 agosto, di revocare i sussidi sulle importazioni di carburante e di passare ai tassi di mercato, a causa dell’esaurimento delle risorse monetarie in dollari. Il governo si è opposto, rifiutandosi di modificare i prezzi di vendita ufficiali, creando una situazione di stallo che ha lasciato gli importatori in un limbo e ha causato il prosciugamento delle forniture in tutto il Paese. La situazione si è sbloccata il 21 agosto, quando il governo di Beirut ha deciso di modificare il tasso di cambio utilizzato per prezzare i prodotti petroliferi, nel tentativo di far fronte alle gravi carenze, mentre i prezzi del carburante sono aumentati di oltre il 60%.

In particolare, il presidente libanese, Michel Aoun, ha annunciato l’approvazione della proposta del Ministero delle Finanze di chiedere alla Banca centrale l’apertura di un conto provvisorio a copertura dell’importazione di combustibili. In tal modo, il tasso di cambio per il carburante sovvenzionato rimarrà a 8.000 lire per dollaro, invece di 3.900 lire, ma ancora al di sotto di un tasso nel mercato parallelo pari a 20.000 sterline. La differenza verrà pagata dallo Stato, attraverso il suddetto conto provvisorio che, però, erogherà fino a un massimo di 225 milioni di dollari, e solo fino a fine settembre 2021. Inoltre, attraverso il bilancio 2022, Beirut dovrà restituire tali fondi alla Banca centrale. Sebbene le stazioni di servizio siano state obbligate dall’esecutivo a vendere le proprie scorte al vecchio prezzo, dell’11 luglio 2021, la misura non è stata rispettata, scatenando la rabbia dei cittadini libanesi, scesi in piazza, il 23 agosto, in diverse regioni del Paese mediorientale. Diversi distributori, poi, hanno riferito di essere rimasti a corto di riserve di benzina, visto che le compagnie importatrici non hanno consegnato rifornimenti.

La crisi di carburante, che ha portato a un drastico razionamento dell’elettricità, ha già causato l’aumento dei prezzi di beni di prima necessità, medicinali inclusi, la chiusura di decine di ristoranti e bar, mentre gli ospedali chiedono aiuto, sostenendo che le loro riserve di olio combustibile si stanno esaurendo. A detta del governatore della Banca centrale, Riad Salameh, più di 800 milioni di dollari spesi per le importazioni di carburante nell’ultimo mese avrebbero dovuto durare tre mesi, incolpando i commercianti e dicendo che tale gestione sia stata “irragionevole”, visto l’ammontare della spesa senza alcun prodotto disponibile sul mercato. Il tutto si inserisce nel quadro della crisi finanziaria in corso, che ha portato la lira libanese a crollare di oltre il 90% in meno di due anni, spingendo oltre la metà della popolazione al di sotto della soglia di povertà. 

A livello politico, il Libano è in attesa di un governo che possa esercitare a pieno le proprie funzioni e risanare il quadro economico e sociale in continuo deterioramento. Dopo circa nove mesi di stallo, il 26 luglio scorso, un ex premier libanese, Nagib Mikati, è stato incaricato di formare un nuovo esecutivo per Beirut, dopo che il primo ministro designato in precedenza, Saad Hariri, non è riuscito a trovare un accordo con le forze politiche libanesi e con il capo di Stato, Michel Aoun. Al momento, le consultazioni risultano essere ancora in corso e il destino politico, economico e sociale di Beirut è tuttora incerto.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione