India: gli afghani chiedono lo status di rifugiati

Pubblicato il 23 agosto 2021 alle 19:48 in Afghanistan India

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Centinaia di cittadini afghani che vivono in India sono scesi nelle strade della capitale Nuova Delhi, il 23 agosto, chiedendo che venga loro riconosciuto lo status di rifugiati dopo che i talebani hanno preso il controllo sull’Afghanistan, il 15 agosto scorso.

La manifestazione è avvenuta di fronte all’ufficio dell’Agenzia per i rifugiati dell’Onu (UNHCR) a Nuova Delhi chiedendo giustizia e sicurezza soprattutto per le donne e i bambini. I cittadini afghani hanno affermato: “Prima eravamo vittime della guerra, adesso lo siamo di un futuro incerto”. Gran parte dei manifestanti ha dichiarato di essere scappata in India più di dieci anni fa e di non essere stati ancora riconosciuti come rifugiati. Molti tra loro resterebbero bloccati in un complesso processo burocratico per registrarsi come rifugiati in India e avrebbero difficoltà ad avere una vita dignitosa, come dichiarato da alcuni tra i manifestanti.

L’India non è tra gli Stati che hanno firmato la Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 e il suo Protocollo del 1967. In base a dati risalenti al 2019, gli afghani rappresentavano 1/3 dei circa 40.000 rifugiati registrati in India tramite l’UNHCR ma ve ne sarebbero ancora altri non inseriti negli archivi. Dal 15 agosto scorso, sono aumentati gli appelli degli afghani in India per essere formalmente riconosciuti come rifugiati in India in quanto le speranze di molti di poter tornare a casa sarebbero state bloccate dall’ascesa dei talebani.

Oltre alle manifestazioni per richiedere lo status di rifugiati, il 23 agosto, Nuova Delhi è stata anche teatro di proteste contro i talebani e per richiedere giustizia e asilo per coloro che abbandonano il Paese centro-asiatico.

Il 15 agosto, i talebani si sono insediati nella capitale afgana Kabul, annunciando la rinascita dell’Emirato islamico e la fine della guerra in Afghanistan. Nel giro di poche settimane, il gruppo ha preso il controllo sul Paese conquistando gran parte dei suoi capoluoghi provinciali, spesso senza incontrare resistenza. Una volta che i talebani sono giunti alle porte di Kabul, il 15 agosto, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha lasciato il Paese per recarsi negli Emirati Arabi Uniti.  Intanto, i talebani hanno cercato di mostrare un approccio moderato, hanno annunciato un’amnistia in tutto il Paese e hanno chiesto alle donne di unirsi alla struttura di governo in base a quanto previsto dalla Sharia.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996, i talebani avevano il controllo di gran parte dell’Afghanistan, ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali e avevano instaurato l’Emirato islamico. I talebani avevano governato il Paese adottando un’interpretazione particolarmente rigida della legge islamica che, al tempo, prevedeva severe restrizioni per le donne, lapidazioni, amputazioni ed esecuzioni pubbliche. In tale contesto, nel 2001, gli Stati Uniti avevano invaso l’Afghanistan con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani e che avevano fornito asilo ad Al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2003, anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afghano e relegando i talebani in alcune roccaforti.

L’avanzata dei talebani si è collocata in concomitanza con il ritiro delle forze straniere guidate dagli Stati Uniti in Afghanistan che sarà ultimato entro il prossimo 31 agosto. Quest’ultimo era stato concordato dagli USA e dai Talebani in occasione dell’Accordo di pace concluso tra le parti a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. Secondo quanto stabilito da tale accordo, gli USA si erano impegnati a ritirare tutti i propri soldati presenti in Afghanistan entro quattordici mesi dalla firma dell’accordo, mentre, i talebani, dopo aver richiesto uno scambio di prigionieri al governo di Kabul, avevano accettato di partecipare ai negoziati di pace intra-afghani, iniziati il successivo 12 settembre, e avevano fornito garanzie di sicurezza agli USA, quali, ad esempio, l’interruzione dei rapporti con gruppi terroristici, quali Al-Qaeda.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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