Il Ciad dimezza le truppe nell’instabile “tri-border area”

Pubblicato il 23 agosto 2021 alle 11:29 in Africa Ciad

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Nonostante le continue violenze, il Ciad ha annunciato che dimezzerà il numero delle truppe schierate al confine tra Mali, Niger e Burkina Faso, come parte della forza anti-jihadista del G5 Sahel, citando “un ridispiegamento strategico”.

Secondo quanto riferito da AfricaNews, il 22 agosto, la notizia è stata annunciata da un portavoce del governo all’AFP, il 21 agosto. “Abbiamo ridistribuito 600 uomini in Ciad in accordo con le forze del G5 Sahel. Si tratta di un ridispiegamento strategico per adattarsi al meglio all’organizzazione dei terroristi”, ha dichiarato il portavoce Abderaman Koulamallah. Un contingente di 1.200 soldati del Ciad era stato schierato in tale regione, nota come “area dei tre confini” o “tri-border area”, per combattere i gruppi jihadisti, come parte della forza multinazionale del G5 Sahel, un gruppo formato il 16 febbraio del 2014 da cinque Paesi del Sahel: Ciad, Mali, Mauritania, Niger e Burkina Faso.

“Abbiamo ancora circa 600 soldati nell’area. E’ una decisione concordata tempo fa con il comando del G5. Volevamo alleggerire l’apparato”, ha assicurato Koulamallah. Le truppe del Ciad sono stanziate a Tera, una città nel Sud-Ovest del Niger. “In relazione alla situazione sul campo, è necessario disporre di una forza mobile, da qui il ritiro di alcune nostre forze con armi pesanti”, ha aggiunto il portavoce del governo. “La nostra volontà politica di affrontare i jihadisti rimane intatta”, ha continuato. In tale contesto, è necessario ricordare che anche la Francia, fortemente coinvolta nella lotta contro l’estremismo islamico e la violenza diffusa nella regione, ha annunciato la graduale riduzione delle sue forze armate nel Sahel da 5.000 a circa 2.500 unità. 

Tuttavia, la regione dei tre confini, insieme al Mali centrale, rimane la più colpita dagli attacchi jihadisti. I morti, sia civili sia militari, si contano a migliaia. In tale zona, le violenze sono cominciate ad aumentare a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale un gruppo di militanti ha preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. Oggi, numerosi gruppi armati continuano ad essere attivi nella regione e sono affiliati ad al-Qaeda o allo Stato Islamico. La loro presenza ha esacerbato i conflitti etnici e religiosi già presenti, ha causato migliaia di vittime e ha costretto milioni di persone ad abbandonare le loro case. L’assalto più letale nella regione è avvenuto il 4 giugno, quando un gruppo di uomini armati ha ucciso circa 132 civili in un attacco durante la notte, in un villaggio nel Nord del Burkina Faso, nella provincia di Yagha, al confine con il Niger. 

Una delle organizzazioni terroristiche presenti da più tempo nella regione è proprio al-Qaeda nel Maghreb Islamico, nota anche con l’acronimo AQIM. Si tratta di un gruppo nato dai militanti che avevano preso parte alla guerra civile algerina. Tuttavia, questi avevano inizialmente istituito, nel 1998, un’organizzazione salafita nota come il “Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento” (GSPC) che respingeva le tendenze più violente del Gruppo Islamico Armato (GIA), concentrando i proprio attacchi contro obiettivi militari e governativi. Nel 2006, il GSPC ha promesso fedeltà ad al-Qaeda ed è diventato AQIM all’inizio del 2007. Si è trattato della prima vera presenza jihadista transnazionale nella regione e, sebbene AQIM abbia operato in tutto il Sahel, oggi il gruppo rimane radicato in Mali, specialmente nelle regioni di Kidal e Timbuktu. 

Nella regione è attivo anche lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), che invece è un’organizzazione militante islamista affiliata allo Stato Islamico dal 2015, nata da una divisione interna all’organizzazione nota come al-Mourabitoun, “le Sentinelle”, un altro violento gruppo terroristico jihadista dell’Africa occidentale. Questo gruppo, a sua volta, è stato formato da una fusione, nel 2013, tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale. Entrambe le organizzazioni erano derivate da Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Nel dicembre 2015, al-Mourabitoun si è fusa di nuovo con AQIM, a seguito di un attacco congiunto all’hotel Radisson Blu a Bamako, la capitale del Mali, effettuato il 20 novembre 2015 e che ha causato la morte di 20 civili. A maggio dello stesso anno, Adnan Abu Walid al-Sahraoui e i suoi seguaci dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) hanno promesso fedeltà all’ISIS. Tuttavia, anche Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP), potrebbe aver aiutato l’ISGS nei recenti assalti effettuati nella tri-border area, secondo alcune fonti

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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