Bolivia: una commissione dell’ONU visita l’ex presidente Áñez

Pubblicato il 23 agosto 2021 alle 10:09 in America Latina Bolivia

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Una commissione delle Nazioni Unite (ONU) in Bolivia ha visitato, domenica 22 agosto, l’ex presidente, Jeanine Áñez, in una prigione di La Paz e ha raccomandato l’attuazione di strategie per prevenire l’autolesionismo o il suicidio.

L’ONU ha espresso, attraverso una dichiarazione, di avere accesso “immediato e senza restrizioni” al carcere e ha intervistato Áñez in modo confidenziale, scoprendo che presenta “lesioni fisiche autoinflitte” e che è “fisicamente indebolita e profondamente colpita emotivamente”. “Gli standard internazionali evidenziano che la salute mentale delle persone private della libertà deve essere affrontata in modo specifico e applicando la prospettiva di genere”, afferma la nota delle Nazioni Unite.

Il Governo boliviano ha ribadito, il 22 agosto, che l’ex presidente è in cura in carcere, che è stabile e che i suoi diritti non vengono violati. L’Unione Europea e l’Ambasciata degli Stati Uniti hanno espresso la loro “preoccupazione” per la salute di Áñez, così come i deputati dell’opposizione boliviana e gli ex presidenti del Paese.

L’11 agosto, Jeanine è stata trasferita all’ospedale Tórax, a La Paz, per sottoporsi a diversi controlli medici. “Il cardiologo specialista ha confermato che la detenuta Jeanine Áñez soffre di ipertensione e sindrome ansioso-depressiva”, ha spiegato il direttore nazionale del sistema carcerario, Juan Carlos Limpias.

La figlia dell’ex capo di Stato, Carolina Ribera Áñez, ha sostenuto che la vita della madre “è a rischio” e ha denunciato che in carcere non le sono state prestate cure sufficienti. Diversi funzionari dell’Ufficio del difensore del popolo hanno così esortato le autorità penitenziarie, il 18 marzo, “a fornire alla detenuta tutta l’assistenza sanitaria che il suo caso richiede”.

L’ex presidente ad interim della Bolivia, detenuta da marzo, sarà in carcere per almeno un anno, dopo che, il 3 agosto, un giudice ha esteso la carcerazione preventiva per altri 6 mesi. Áñez ha pubblicato una lettera sui suoi social network, il 20 luglio, chiedendo un’udienza con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, la cilena Michelle Bachelet. “Chiedo rispettosamente e sinceramente un’udienza in cui mia figlia partecipi a mio nome, poiché ad oggi sono privato della libertà nella città di La Paz, a causa di una decisione politica dell’attuale presidente dello Stato, Luis Arce Catacora”, ha scritto nel documento Áñez.

La richiesta dell’ex presidente è stata formulata con l’obiettivo di fornire le ragioni per cui dovrebbe essere rilasciata e poter così affrontare il processo che è in corso contro di lei per accuse di sedizione, terrorismo e associazione a delinquere.

Il Governo socialista, che ha preso il potere nell’ottobre 2020, ha incolpato Áñez e vari suoi ex ministri ed ex alti ufficiali delle Forze armate di aver rovesciato l’allora presidente del Paese in un presunto colpo di stato. Questa teoria sarebbe stata successivamente smentita dall’opposizione, dichiarando che la causa della rivolta in Bolivia sarebbe stata generata dallo stesso Morales, che aveva intenzione di rimanere in carica per la quarta volta di seguito, nonostante la Costituzione del Paese permettesse solo due mandati consecutivi.

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Ludovica Tagliaferri

di Redazione

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