Niger: uomo armato uccide almeno 17 civili

Pubblicato il 21 agosto 2021 alle 19:02 in Africa Niger

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Fonti militari hanno dichiarato che almeno 17 persone sono morte, sabato 21 agosto, a seguito di un attacco in una cittadina del Niger Sud-Occidentale. L’attacco è avvenuto il giorno precedente, nella cittadina di Theim, nella regione di Tillabéri, al confine con il Mali, dove i militanti islamisti continuano a prendere di mira centinaia di civili.

A riportare la notizia, il medesimo sabato, è stata Reuters. Il sindaco di Theim ha dichiarato che l’aggressore armato, ancora non identificato, ha aperto il fuoco contro i fedeli in preghiera, uccidendone almeno 17. Il bilancio delle vittime è stato poi confermato anche da alti ufficiali del Niger. Secondo un rapporto dell’11 agosto dell’Ong Huma Rights Watch, solo nel 2021 i gruppi armati presenti nelle regioni di Tillabéri e Tahoua, nel Niger, hanno ucciso oltre 420 civili, costringendo migliaia di persone a fuggire dalle loro case. Tali attacchi sono da collocare nel quadro di un conflitto più ampio, che si estende anche ai vicini Mali, Burkina Faso e Niger, nella regione africana del Sahel, dove i jihadisti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico stanno tentando di prendere il controllo dei territori. La regione occidentale del Niger, al confine con il Mali ed il Burkina Faso, è un’area particolarmente instabile della regione desertica del Sahel.

L’aggressione del 21 agosto giunge una settimana dopo il massacro di 37 civili, avvenuto il 16 agosto. In tale occasione, un uomo armato non identificato ha sferrato un attacco contro i civili nel distretto di Banibangou. Tale area è stata teatro di un altro attacco, il 25 luglio scorso, che ha causato la morte di almeno 15 civili. Gli aggressori, non identificati, sono giunti nell’area del massacro a bordo di motociclette. Questi hanno preso di mira indiscriminatamente i civili, uccidendone 14, di cui 9 che stavano lavorando nei campi, secondo quanto ha riferito il Ministero degli Interni in una dichiarazione letta il 26 luglio alla televisione nazionale. Una persona ferita è stata evacuata per essere curata nella capitale, Niamey. L’esecutivo ha anche fatto sapere che le misure di sicurezza sono state intensificate ed è in corso un’indagine per identificare e processare i responsabili di “questi attacchi codardi e barbari”. Finora non ci sono state rivendicazioni da parte di gruppi armati o organizzazioni terroristiche. Episodi come questi evidenziano l’instabilità del Paese e le sfide di sicurezza davanti alle quali si trova il nuovo presidente del Niger, Mohamed Bazoum, che ha vinto le elezioni del 21 febbraio per succedere al leader uscente, Mahamadou Issoufou.

Nella regione del Tillabéri la violenza è cominciata ad aumentare a seguito di un’insurrezione jihadista, nel 2012, durante la quale un gruppo di militanti ha preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. Oggi, i gruppi armati attivi nella regione sono affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico. La loro presenza ha alimentato i conflitti etnici e religiosi già presenti, causando migliaia di decessi e costringendo milioni di persone ad abbandonare le loro case. Nello specifico, gli attacchi nel Niger occidentale sono cresciuti in modo drastico nei primi 4 mesi del 2021, causando la morte di oltre 300 persone. 

Nella regione è attivo lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), un’organizzazione militante islamista affiliata allo Stato Islamico dal 2015, nata da una divisione interna all’organizzazione nota come al-Mourabitoun, “le Sentinelle”, un violento gruppo terroristico jihadista dell’Africa occidentale. Questo gruppo, a sua volta, è stato formato da una fusione, nel 2013, tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale. Entrambe le organizzazioni erano derivate da Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Nel dicembre 2015, al-Mourabitoun si è fusa di nuovo con AQIM, a seguito di un attacco congiunto all’hotel Radisson Blu a Bamako, la capitale del Mali, effettuato il 20 novembre 2015 e che ha causato la morte di 20 civili. A maggio dello stesso anno, Adnan Abu Walid al-Sahraoui e i suoi seguaci dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) hanno promesso fedeltà all’ISIS. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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