Cosa significa l’ascesa dei talebani a Kabul per il Pakistan

Pubblicato il 21 agosto 2021 alle 7:40 in Afghanistan Pakistan

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In Pakistan la presa di Kabul da parte dei talebani del 15 agosto scorso è stata accolta con favore sia da organizzazione islamiste, sia dal governo di Islamabad. Per quest’ultimo, potrebbero però celarsi rischi non previsti che sono stati elencati da The Diplomat e The Washington Post.

Il Pakistan non ha ancora riconosciuto la leadership talebana come governo legittimo di Kabul, affermando che siano dapprima necessarie consultazioni con i partner regionali e internazionali e ha chiesto una risoluzione politica. Tuttavia, lo stesso primo ministro pakistano, Imran Khan, il 16 agosto, ha affermato che gli afghani “hanno spezzato le catene della schiavitù”, durante un discorso nel quale criticava l’esistenza di scuole inglesi nel proprio Paese come un esempio di “schiavismo mentale”. Khan è stato un critico della cosiddetta “Guerra al terrorismo” condotta dagli USA nella regione e ha ritenuto tale iniziativa colpevole di aver innescato l’insorgenza dei talebani pakistani. Per il premier, il Pakistan è stato vittima di conflitti e disordini regionali che sono stati esacerbati dall’intervento di forze straniere come gli USA.

Lo Washington Post ha affermato che: “La lunga insurrezione talebana e la sua rapida conquista dell’Afghanistan sono indissolubilmente legate al Pakistan”.  Il governo afghano sostenuto dalle forze occidentali ha spesso lamentato il sostegno ai talebani afghani fornito dall’establishment militare del Pakistan e dall’apparato di intelligence Inter-Services Intelligence (ISI). Islamabad avrebbe sostenuto elementi militanti in Pakistan nel quadro di una strategia regionale negli ultimi cinquant’anni e le fazioni che si sono unite ai talebani avrebbero mantenuto legami logistici e tattici con le agenzie pakistane, oltre ad avere affiliazioni etniche e tribali transfrontaliere.

Il Pakistan è stato una alleato USA durante e dopo l’intervento statunitense in Afghanistan nel 2001, ma, all’interno dell’establishment pakistano, vi sarebbero state figure favorevoli ai talebani o perché simpatizzavano con la loro ideologia, o perché ritenevano il gruppo indispensabile per contrastare l’India. Secondo lo US Institute of Peace, i leader talebani hanno vissuto e fatto affari in Pakistan e i combattenti feriti del gruppo sono stati curati negli ospedali pakistani. Oltre a questo, la rete Haqqani affiliata ai talebani avrebbe uno “stretto rapporto” con l’ISI. Secondo C. Christine Fair di Foreign Policy: “Senza l’intelligence e le istituzioni militari pachistane che sostengono incondizionatamente i talebani, il gruppo sarebbe stato solamente una seccatura anziché un’efficace forza di combattimento”. Dopo la formazione dei talebani pakistani che lottano contro Islamabad, nel 2007, secondo The Diplomat, l’esercito pakistano avrebbe fatto distinzioni tra “talebani buoni e cattivi” facendo distinzioni tra i jihadisti che colpiscono il Pakistan e quelli che possono essere controllati per portare a termine gli obiettivi geostrategici. In particolare il Pakistan avrebbe ambito all’istituzione di un regime islamista in accordo con la linea pakistana nella regione.

In tale quadro gli USA, durante l’amministrazione di Donald Trump, hanno utilizzato la vicinanza tra Islamabad e i talebani afghani per ottenere il rilascio di un leader talebano, Abdul Ghani Baradar, il 21 settembre 2018 affinché conducesse i negoziati in Qatar per la pace USA-talebani, firmata il 29 febbraio 2020, a Doha, in Qatar. Da parte sua Khan ha affermato di aver profuso sforzi diplomatici necessari per portare i talebani afghani a negoziare con gli USA nella capitale qatariota.

L’ascesa talebana in Afghanistan potrebbe però riservare delle insidie per il Pakistan. Prima fra tutte, Islamabad potrebbe dover affrontare un nuovo afflusso di rifugiati afgani, oltre ai circa 3 milioni che ha ospitato dalla fine della Guerra Fredda. In secondo luogo, le critiche da parte occidentale per il legame pachistano con i talebani afghani potrebbero intensificarsi. Infine, la vittoria dei talebani afghani potrebbe dare nuovo slancio al movimento dei talebani pachistani che lottano contro l’esercito e le istituzioni di Islamabad.

Poco dopo aver assunto il comando a Kabul, ad esempio, i talebani afghani hanno rilasciato i leader dei talebani pakistani, compreso il loro ex vice capo Faqir Mohammad. I talebani afghani hanno rilasciato circa 2.300 leader del gruppo pakistano, che si sono debitamente congratulati con i primi per aver preso il controllo di Kabul, dopo aver già giurato fedeltà al loro capo, Hibatullah Akhundzada. I talebani starebbero poi già negoziando con l’India, nemico regionale del Pakistan e hanno definito la questione del Kashmir, al centro delle dispute tra Nuova Delhi ed Islamabad, “interna e bilaterale”, chiarendo che il gruppo non intende schierarsi.

I talebani pakistani, anche noti come Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), sono una diramazione del gruppo dei talebani afghani che si è formata a partire da gruppi di talebani presenti e operativi in Pakistan che si sono riuniti nel 2007 e che sono fedeli alla leadership dei talebani afghani. L’obiettivo del TTP è quello di portare la legge della Sharia in Pakistan e sovvertire il governo di Islamabad con attacchi all’esercito e alle autorità. Così come i talebani afghani, anche il TTP promuove una linea conservatrice dell’Islam e la sua ideologia è vicina a quella di Al-Qaeda. Il leader del TTP è Noor Wali Mehsude il suo vice, Faqir Muhammad, è stato liberato nelle ultime settimane in Afghanistan dai talebani locali.  Il gruppo ha legami con Al-Qaeda soprattutto nelle aree di confine tra Pakistan e Afghanistan.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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