Mali: attacco contro l’Esercito, 15 morti

Pubblicato il 20 agosto 2021 alle 11:44 in Africa Mali

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Le forze armate del Mali hanno reso noto che 15 soldati sono stati uccisi e altri sono stati feriti in seguito ad un’imboscata tesa ad un convoglio militare nel Mali centrale, il 19 agosto.

In particolare, dapprima, una bomba è esplosa al passaggio dei mezzi militari, successivamente vi sono stati numerosi colpi d’arma da fuoco. Al momento, non è ancora chiaro chi abbia condotto l’attacco, avvenuto in una regione in cui le forze maliane, francesi, europee e i corpi di pace dell’Onu stanno combattendo sia contro Al-Qaeda, sia contro lo Stato Islamico.

Prima dell’ultimo episodio di violenza, l’8 agosto, 51 persone erano state uccise da un gruppo di militanti che aveva fatto irruzione in tre villaggi del Mali, Ouatagouna, Karou e Deouteguef , situati vicino al confine con il Niger.

Quest’ultima zona è caratterizzata da grande instabilità all’interno della regione desertica del Sahel, come tutta la parte orientale del Mali, al confine con il Niger ed il Burkina Faso. L’area è teatro di accresciute violenze dal 2012, quando un gruppo di militanti jihadisti aveva preso il controllo del Nord del Mali, per poi espandersi nei Paesi vicini, soprattutto nei confinanti Burkina Faso e Niger. Ad oggi, nella regione sono attivi più gruppi armati che sono legati o ad al-Qaeda o allo Stato Islamico. La loro presenza ha esacerbato i conflitti etnici e religiosi già presenti, ha causato migliaia di vittime e ha costretto milioni di persone ad abbandonare le loro case.

Una delle organizzazioni terroristiche presenti da più tempo nella regione è al-Qaeda nel Maghreb Islamico, nota anche come AQIM. L’organizzazione si è originata a partire da un gruppo di militanti che avevano preso parte alla guerra civile algerina e che, inizialmente nel 1998, avevano istituito un’organizzazione salafita chiamata “Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento” (GSPC), che respingeva le tendenze più violente del Gruppo Islamico Armato (GIA), concentrando i proprio attacchi contro obiettivi militari e governativi. Nel 2006, il GSPC ha girato fedeltà ad al-Qaeda ed è diventato AQIM all’inizio del 2007. Il gruppo ha rappresentato la prima vera presenza jihadista transnazionale nella regione e, sebbene AQIM abbia operato in tutto il Sahel, oggi il gruppo rimane radicato in Mali, specialmente nelle regioni di Kidal e Timbuktu. 

Nella regione è attivo anche lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), che invece è un’organizzazione militante islamista affiliata allo Stato Islamico dal 2015. ISGS era nata da una divisione interna all’organizzazione nota come al-Mourabitoun, “le Sentinelle”, un altro gruppo terroristico jihadista dell’Africa occidentale. Ques’ultimo, a sua volta, era stato formato nel 2013, da una fusione tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale. Entrambe le organizzazioni si erano originate da Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Nel dicembre 2015, al-Mourabitoun si è fusa di nuovo con AQIM, a seguito di un attacco congiunto all’hotel Radisson Blu a Bamako, la capitale del Mali, effettuato il 20 novembre 2015 e che ha causato la morte di 20 civili. A maggio dello stesso anno, Adnan Abu Walid al-Sahraoui e i suoi seguaci dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) hanno promesso fedeltà all’ISIS. 

 Per rispondere a tale presenza terroristica, la Francia, che è l’ex potenza coloniale della regione, ha schierato 5.100 soldati nell’area del Sahel, nell’ambito della cosiddetta “Operazione Barkhane”, lanciata da Parigi il primo agosto 2014 e che interessa cinque Paesi, Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger. Lo scorso 10 giugno, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva dichiarato che l’Operazione Barkhane sarebbe stata interrotta e incorporata all’interno di una più ampia missione internazionale, la Task Force Takuba. Quest’ultima è stata lanciata da più Paesi europei per combattere contro i militanti presenti nel Sahel insieme agli eserciti del Mali e della Nigeria. Al momento, la metà degli uomini dell’operazione, in totale 600, sono francesi.

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Camilla Canestri

di Redazione

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